Corno Cistella (2688m)

18/07/2010

Luogo di partenza: Foppiano

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2886m complessivi di cui 1443m in salita (Foppiano 1245m – Alpe Prepiana 1419m – Alpe Viscardi 1536m – Passo dell’Orso 2430m – La Costetta 2535m – piano basso di Cistella 2600m – Corno Costella 2688m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Bellissima gita nel cuore della Valle Antigorio. Il notevole dislivello e la segnaletica non eccellente ne fanno una gita solo per escursionisti esperti con un buon allenamento.

Giunti al piano basso di Cistella non c’è sentiero per il Corno ma solo alcune tracce di capre. In presenza di nebbia può quindi essere assolutamente problematico trovare la vetta.

Dal piano basso di Cistella si può giungere facilmente in vetta al Monte Cistella seguendo ometti di pietra e segni di vernice. La salita merita per il panorama mozzafiato.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Crodo seguire le indicazioni per Mozzio, quindi per Foppiano. Superato il piccolo alpeggioo si lascia l’auto in uno spiazzo.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Corno Cistella

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione: Con il caldo infernale di questi giorni una bella gita fresca in quota è sempre attesa e benvenuta e infatti quando arriviamo a Foppiano e scendiamo dalla macchina per calzare gli scarponi ci avvolge un bel freschetto, data anche l’ora mattutina.

Ci infiliamo subito nel bosco e ci accorgiamo quasi subito che il sentiero non è ben segnalato e numerosi bivi ci traggono in inganno; del resto ci sono molte baite qui in giro e i turisti a spasso per questi monti non sono moltissimi.

All’alpe Prepiana si ricongiungiamo con l’altro sentiero che sale da Foppiano e da qui in poi sarà un po’ più evidente, anche se a tratti abbastanza sporco.

Il caldo ci prende e ci assale ogni qual volta entriamo nella fitta vegetazione e una bella pineta ci appare la panacea per ogni male.

La attraversiamo il più lentamente possibile, per goderci il fresco dell’ombra e l’odore della resina, passando per l’alpe Viscardi.

Qui svoltiamo a sinistra e cominciamo un lungo traverso nel bosco che ci condurrà sotto la testa dell’Orso, in una valle verde e dipinta, sotto un cielo impeccabile che solo il corno Cistella si permette di sfidare con il suo profilo aguzzo.

 

 

Giada sale nei bei prati fioriti

 

Subito dopo l’alpe Viscardi c’è una fontana. Ne approfittiamo per fare scorta di acqua poiché sappiamo che non ne troveremo più sul nostro cammino.

Il colpo d’occhio appena si esce dalla pineta è meraviglioso: alla nostra destra si ergono tutte le schegge, i denti e i dentini del piano basso di Cistella, mentre il Corno domina lo scenario.

Chiunque guardi dal basso il Corno Cistella dalla Valle Antigorio ne rimane impressionato; esso si presenta come un dente di roccia strapiombante e minaccioso e il pensare che stiamo andando proprio lassù ci riempie di emozioni e anche un po’ di ansia.

Sotto la testa dell’Orso il sentiero vira bruscamente a destra, avvitandosi su se stesso per infilarsi nella valle in direzione del passo dell’Orso.

Le pendenze cambiano.

Il sentiero non da tregua e si stringe sempre più in stretti tornanti guadagnando rapidamente quota attorno alla testa dell’Orso, nella valle verdissima in fiore.

Inutile dire che è davvero uno spettacolo stare qui con l’Ossola ai piedi e il paradiso sotto le scarpe!

Al passo dell’Orso cominciano le emozioni forti: appaiono il tutta la loro grandezza il Leone, la Weissmies, il Fletschhorn, mentre sotto di noi riconosciamo il vallone di Solcio e cominciamo a guardare preoccupati la Costetta: piccolo passaggio protetto che accede al Piano di Cistella.

La roccia è asciutta e così giunti alla Costetta la superiamo agevolmente e senza esitazioni. E’ un passaggio esposto su una stretta cresta rocciosa che domina la valle di Solcio da un lato e il vallone salito dall’altro.

 

 

Giada percorre la Costetta

 

 

Superata quella ci appare il piano basso di Cistella in tutta la grandezza e con l’omonima vetta a fare da dominatrice.

La tentazione di salire è tanta ma lo abbiamo già fatto altre volte mentre ci era sempre rimasto lì, indigesto, quel corno aguzzo che domina la valle. Decidiamo di puntare dritti al corno anche se attraversare il pianoro non è banalissimo a causa di qualche crepa e di una mandria di capre piuttosto numerosa che pascola ignara, così lo prendiamo largo, sia per le capre che per le crepe e in pochi minuti siamo all’attacco del Corno.

Pochi metri da salire su sfasciumi friabili e siamo su.

 

 

Vittorio e Giada in vetta

 

Ci affacciamo sulla valle, sulle placche lisce di roccia che scendono dal Corno come lenzuola candide e ci godiamo lo spettacolo di tutte le vette che chiamiamo per nome.

Parliamo a bassa voce, nonostante non ci sia nessuno.

Solo noi, a cavalcioni di questo pulpito dimenticato dagli escursionisti che preferiscono le vette del Diei e del Cistella. Ma a noi piace così e lo stare quassù, guardando 4000, 3000, 2000, laghi, alpeggi e parlare di progetti, sogni e ricordi ci riempie di gioia.

  

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