Bocchetta di Scarpia Minoia (2248m) con  le ciaspole

 

05/05/2008

 

 

Luogo di partenza: Alpe Devero

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 1234m complessivi di cui 617m in salita. (Alpe Devero 1631m – Crampiolo 1767m – Lago di Devero 1856m – Corte Cobernas 2001m – Bocchetta di Scarpia 2248m - alpe Sangiatto 2010m, Alpe Devero 1631m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 6-7h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Bellissima gita anche se un po’ lunga. Non presenta tratti pericolosi però vi sono alcuni punti in cui le pendenze diventano impegnative. E’ necessario conoscere un po’ la zona per effettuare tutto il giro. In alternativa è possibile salire alla bocchetta della Scarpia effettuando l’itinerario da noi percorso nella discesa, decritto anch’esso sul sito all’indirizzo http://www.rosediatacama.it/escursioni/Bocchetta%20della%20Scarpia.htm.

La salita ai laghi di Sangiatto e alla bocchetta è in genere battuta anche nel periodo invernale ma la traccia potrebbe anche non esserci.

 

Raggiungere il luogo di partenza: dalla superstrada SS33 in direzione Domodossola, si esce a Crodo e si seguono le indicazioni per il parco naturale dell’alpe Devero. Giunti a Devero si può lasciare l’auto nel nuovo parcheggio in cima all’alpeggio. E’ bene essere muniti di catene a bordo o di gomme antineve.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Corte Cobernas.

 

L’escursione: So già che cosa state pensando: state pensando che non avendo idee di dove andare a ciaspolare ci siamo ritrovati per l’ennesima alla bocchetta di Scarpia, e che per giunta ho sbagliato a scrivere il titolo della relazione.

No, mi dispiace ma state sbagliando perché questa bellissima gita è stata la prova che quando tutto sembra perduto e la giornata da buttare via… ecco che arrivano le sorprese. Ma cominciamo dall’inizio.

Le possibili mete della giornata erano la Scatta Minoia e la bocchetta d’Aurona. Alla fine optiamo all’ultimo momento per la Scatta Minoia.

Partiamo piuttosto presto da Devero in quanto almeno quattro ore di salita non ce le toglierà nessuno, quindi di passo svelto andiamo verso l’arcinoto Crampiolo; la neve è ghiacciata e ci tiene a galla anche senza ciaspole. In verità tiene a galla Giada e me non tanto perché affondo sotto il peso di uno zaino più pesante del solito.

Giada infatti anche questa volta ha pensato bene di farsi male da qualche parte, quindi visto che il solito ginocchio era guarito ha scelto di restare bloccata con il collo proprio l’altro ieri.

Dovrò crederle? Mah! Sta di fatto che per non affaticarsi il collo lei porta uno zainetto da tre etti e tutto il resto io…

E’ una splendida giornata di sole e Crampiolo appare carino come sempre, quindi anziché andare verso la diga saliamo per un sentiero battuto ed evidente che partendo da Crampiolo sale aggirando  Montorfano alla sua destra per cominciare a prendere quota.

Poco dopo ci appare sotto di noi il lago di Devero, in parte ancora gelato, e sicuramente spettacolare. Una spaccatura a forma di serpente si snoda nella sottile crosta ghiacciata.

 

 

Lago di Devero: d’inverno sempre più affascinante

 

La traccia che costeggia il lago è sempre chiara e comoda, dobbiamo percorrere la sponda del ago in tutta la lunghezza per poi cominciare finalmente a fare sul serio salendo verso l’alpe Forno inferiore e quindi verso la Scatta Minoia.

La traccia che costeggia il lago diventa sempre più stretta e scomoda fino a che ci imbattiamo in un traverso delicato per le nostre ciaspole.

Peccato ma preferiamo rinunciare ai programmi che ci eravamo preparati.

Con non poca amarezza ci sediamo guardando il lago, anche aggirarlo dalla sponda opposta non sembra una buona idea: tante slavine sono venute giù da quella parte, non ci resta che dedicarci al cibo e fare una seconda colazione.

Cartina alla mano decidiamo che fare: poco indietro abbiamo visto un cartello indicante la bocchetta della valle. Forse una lampadina si accende… Proviamo se riusciamo a prendere un po’ di quota da quella parte! Magari fino all’alpe della Valle.

Torniamo indietro ed imbocchiamo la traccia per la Bocchetta della Valle, che comunque dopo cinque metri scompare nel nulla. Andiamo a naso nel bel lariceto guadagnando quota su pendenze estreme. Meno male che la neve gelata ci tiene a galla!

Il lago si abbassa sotto di noi mentre sopra di noi si avvicina sempre più la linea della cresta.

Eccoci!

 

 

Vai Giada un ultimo sforzo!!

 

Meraviglia! Un bellissimo pianoro o vallone o quel che sia ci attendeva quassù, aggirando un piccolo dosso alla nostra sinistra un vallone si addentra verso Est, è il percorso di ascesa all’alpe della valle.

Tuttavia riconosciamo alla nostra destra (dando le spalle al lago di Devero) il Monte Cobernas, e allora perché non attraversare il pianoro fino al Corte Cobernas, tagliare la costa del monte e congiungersi con il sentiero che va alla bocchetta di Scarpia?

Ma che bello essere tornati indietro e essere finiti qui; il gruppo Diei, Cistella e Corno Cistella fa da padrone ed appare più bello che mai in questo luogo in cui la presenza umana è ricordata solo da una baita semisepolta dalla neve.

 

 

Meraviglioso Cistella

 

E allora galvanizzati da questa bella sorpresa attraversiamo il vallone in tutta la sua lunghezza fino al Corte Cobernas, quindi aggiriamo la costa dell’omonimo monte e tac, ecco la bocchetta che ci appare bella come non mai.

Quella dolce e sensuale curva che caratterizza alcune bocchette diventa ancora più bella e morbida in inverno, quando la neve si è posata come zucchero a velo che il vento ha poi modellato.

Quindi curviamo a sinistra (verso E) in modo netto, per infilarci tra il Cobernas e il Sangiatto e tenendoci sulla costa per cercare di non perdere quota preziosa, eccoci finalmente alla bocchetta di Scarpia!

Il panorama anche se noto è sempre incantevole e non finiamo di stupircene.

Rispetto all’ultima volta che siamo stati qui il clima è più clemente (c’era la bufera…) per cui ci stendiamo per terra e ci godiamo un po’ di sole e di riposo e ovviamente il pranzo…

 

 

Ma non era lei quella freddolosa?

 

Personalmente mi piacerebbe chiudere in bellezza: il monte Sangiatto è a portata di mano. Ci sono fuori anche dei ciuffi d’erba e la neve mi sembra buona per tentare la salita anche se le pendenze sono estreme. E allora ci provo e inizio a salire. Al contrario dell’apparenza la neve è molle e marcia e salgo a fatica… Poi a dieci trenta metri dalla cresta che mi porterà in vetta trovo un metro di neve marcia: impossibile andare oltre, dovrei portarmi sulle roccette alla mia destra ma un centinaio di metri di burrone sotto di me mi fanno desistere dall’impresa.

Pazienza! Torneremo alla volta del Sangiatto.

Ci riposiamo ancora un po’ a crogiolarci al sole mentre i grandi del Devero ci osservano, la Rossa, il Cervandone, il Fizzi e poi ripartiamo per la discesa.

La neve è talmente marcia che scivoliamo anche con le ciaspole e prendendola sul ridere ci divertiamo un mondo a ridere degli scivoloni dell’altro.

 

 

Il Cervandone, la Rossa e il Fizzi vegliano sul sonno di Giada

 

Passiamo per i bei tre laghi di Sangiatto completamente gelati e per l’omonimo alpeggio, quindi per Corte d’Ardui e in breve siamo a Devero.

Per i dettagli dell’itinerario seguito in discesa rimando ad un’altra passeggiata raccontata sul sito: http://www.rosediatacama.it/escursioni/Bocchetta%20della%20Scarpia.htm

 

 

La foto simbolo della gita: gli impavidi scoprono il vallone delle meraviglie dopo aver rinunciato alla Scatta Minoia e aver risalito il ripido versante che si tuffa nel lago di Devero

 

Escursionisti intrepidi, coraggiosi e un po’ vagabondi: Vittorio e Giada 

 

                                                                               Alpe Devero