Cima di Entrelor – anticima (3397m)

 

08/03/2015

Luogo di partenza: Rhemes Notre Dame (Bruil)

 

Difficoltà complessiva: BS

 

Tempo di percorrenza: 3 ½ - 4 h per la salita

 

Dislivelli: 1700m di salita (Bruil 1700m – Entrelor 2140m – Cima sciistica di Entrelor 3397m)

 

Raccomandazioni: Gita dal dislivello importante ma dallo sviluppo tutto sommato non elevatissimo (16 Km a/r). Le difficoltà sono medie e le pendenze mai impossibili.

 

Album fotografico:

 

 

 

 

La gita: La neve dura e le pendenze decisamente elevate ci costringono a mettere i coltelli ma a parte Marco che è già quasi fuori dal canale io ed Enzo ravaniamo non poco. Fine del traverso, mi tocca una inversione difficile. Mi piazzo bene, guardo giù, saranno quasi 40°, non devo sbagliare; piazzo la bacchetta e giro lo sci a monte, piazzo l’altra bacchetta a monte sposto e tac… la bacchetta a valle salta via e mi ritrovo con tutte e due le mani sulle neve, gli sci messi a ballerina e un pendio ripido e di neve stupida sotto di me.

Enzo mi guarda preoccupato, cerca di raggiungermi, io riesco a ripiazzare la bacchetta a valle sotto il rampant, poi piano e delicato sposto il peso e tiro su le manine, prima di girare anche l’altro sci e ritrovarmi di nuovo in posizione con i rampant a fare presa. Guardo giù, stavolta mi si è stretto davvero. Guardo su, ancora un voltamaria, che però mi sembra più facile, e poi un ultimo traverso per uscire dal canale che abbiamo preso per sbaglio… e intanto penso, ma come diavolo ha fatto Marco a passare senza problemi?

 

La giornata comincia presto, sveglia presto e lungo viaggio fino a Rhemes Notre Dame, ripagato già solo dal bellissimo ambiente che ci circonda. Unico neo la scarsità di neve in questa valle di solito ricca di quella materia bianca che ci piace tanto.

Calziamo le tavole ai piedi e cominciamo a salire. Ci aspettano ben 1700 metri di dislivello e l’inizio non è certo dei più incoraggianti. La traccia è liscia e ghiacciatina nel bosco e a parte Marco che prende il largo, io ed Enzo iniziamo a ravanare cercando di stare in piedi. Io cerco di pazientare sperando in un miglioramento a breve, Enzo si rompe la scatole e sale duro e puro con gli in spalla.

 

 

Entrelor

 

Il bosco secolare, se solo riuscissi ad alzare gli occhi per guardarmi attorno, è molto suggestivo e grandioso, la salita è piuttosto diretta ed in men che non si dica siamo alla croce dell’alpe Entrelor, dove l’uscita allo scoperto segna la fine o meglio la sospensione  delle difficoltà e soprattutto ci regala una vista mozzafiato sul vallone che ci apprestiamo a percorrere.

Un po’ d’aria mi aiuta ad alleviare la caldazza del bosco e dopo aver ricompattato il terzetto (ovvero Marco che ci aspettava) ci dirigiamo di buona lena verso le baite, in un ambiente grandioso ed ampio come piace a me, che ad ogni passo ci permea di un senso di libertà e purezza.

Dopo un pezzettino di falsopiano si ricomincia a macinare metri di dislivello su pendenze decise ma mai eccessive. Marco ed Enzo fanno sosta te, io preferisco andare avanti ora che ho trovato il mio ritmo, tanto gli ampi spazi ci consentono di rimanere sempre a vista. Supero un gruppo di scialpinisti e scopro con mia grande gioia che stavano facendo traccia!

Ora tocca a me, di neve fresca non c’è né molta, anzi quasi nulla e così fare traccia è agevole, soprattutto se si considera che il vento non è riuscito a cancellare del tutto quella precedente.

Solo, nel silenzio, con alla spalle il vallone e il Bianco che inizia a fare capolino, mi ritrovo perso nei miei pensieri, ascoltando il mio corpo, disegnando linee diagonali con la mia mente per poi farle scorrere sotto le pelli che affondano solo di qualche centimetro.

E’ un sogno bellissimo che vivo ad occhi aperti.

 

 

 

Marco ed Enzo verso l’Entrelor

 

Dopo sue ore nette di salita mi ritrovo all’uscita un pendio, nei pressi di una piccola bocchetta, al sole. Decido di mangiucchiare qualcosa e bere un goccino di tè. Più di mille metri di dislivello sono già alle nostre spalle. Marco ed Enzo mi hanno raggiunto e passano in testa, io seguo a distanza.

Aggiriamo un pendio abbastanza ripido e ci troviamo in vista della cima, sulla morena.

Marco fa traccia e mi infila in un canale piuttosto ripido, raggiungo Enzo che inizia a tribolare e poco dopo gli faccio compagnia dividendo le sue tribolazioni.

Marco mette i rampant e la cosa mi allarma un po’… per cui in men che non si dica li calziamo anche noi ma ahimé anche con i coltelli non sarà facile saltare fuori da questa imprevista variante per congiungerci alla normale traccia di salita.

Ma tutto è bene quel che finisce senza farsi male e con qualche risata, imprecazione e momento di tensione ci ricompattiamo all’uscita del canale, il che significa che Marco finisce finalmente di aspettare che i suoi imbranati compagni si cavino d’impaccio.

Da qui in poi le difficoltà dovrebbero essere finite, l’anticima è ormai ad un passo ma, visto che il nostro obiettivo iniziale è la vera cima, decido di andare avanti per buttare l’occhio sul pendio che sale ripido tra anticima e cima, per vedere se si può tentare la salita con i coltelli.

Ci passo sotto, lo guardo, lo studio  un po’ e concludo che il punto di attacco migliore è a sinistra, proprio sotto le rocce, però mi sembra ripido e con le condizioni di oggi e memore della ravanata di qualche minuto prima mi sembra prudente non affrontare (altro segno che sto diventando vecchio).

Con percorso libero ad cazzum si portiamo in cresta, tralasciando l’opzione pendio verso la cima, per puntare all’anticima.

Io ovviamente ho tenuto su i rampant, la neve è lavorata dal vento e dura come il marmo e anche se le pendenze sono più blande preferisco sentirmi più tranquillo, mentre i miei soci hanno tolto i coltelli e sembrano non avere difficoltà alcuna.

 

 

 

Ultimi passi per Marco

 

Sulla breve crestina ci saluta il Bianco, la Grivola, il Granparadiso, il Cervino e tante, tantissime cime stupende e maestose.

Ultimi metri di questa bellissima salita ed ecco la cima d’Entrelor (l’anticima in realtà) tutta per noi!

Uno sguardo alla cresta che conduce alla cima, ultima carta da giocare per la conquista della vera vetta, ci fa definitivamente rinunciare a continuare. Scendere senza ramponi sarebbe forse fattibile, ma risalire dall’altra parte solo con i coltelli sarebbe troppo per un impedito come me!

Tè, spuntino e chiacchiere in vetta, poi ci si prepara all’assetto da discesa, per me sempre la parte più difficile e poi con questa neve! Speriamo bene…

Si parte!

Prime curve su marmo di carrara lavorato dal vento, nulla di buono dunque… e poi… chi si vede? La polverella! E per giunta su fondo duro!

Ad avere un paio di quadricipiti di scorta ci sarebbe da divertirsi, con quello che resta ci proviamo alla grande e come bimbi che ricevono un regalo inaspettato ci fiondiamo (nel mio caso si fa per dire) a godere della neve tra curva e controcurve.

Marco scova un ripido canale con neve davvero meravigliosa, è ripido ma ci divertiamo un mondo tra risate e battute.

Eccoci all’alpeggio dove purtroppo inizia il bosco, la cui prima parte non va neanche così male, poi la situazione peggiora, i sassi aumentano e la neve diminuisce.

Ma in breve siamo alla macchina, al termine di questa fantastica gitona fuori porta.

 

Skialper tutelli: Vittorio, Marco, Enzo

 

 

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