Cima Tuss (1735m)

26/09/2010

Luogo di partenza: Cicogna

 

Difficoltà escursione: EE+

 

Dislivello: 2006m complessivi di cui 1003m in salita, senza considerare qualche saliscendi (Cicogna 732m – Alpe Prà 1303m – Colma di Belmello 1586m– Cima Tuss 1735m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Poche cime penetrano nel cuore della Valgrande come questa: una cresta che si sporge sul balcone tra Pedum e corni di Nibbio, proprio sopra la forra dell’Arca e la Val Cavrì. Il prezzo da pagare è la mancanza, quasi totale, di sentiero nel tratto che va da sotto la cima Sasso alla cresta della cima Tuss.

La gita richiede condizioni asciutte e buona destrezza in montagna in quanto il terreno, in questo tratto, non è per nulla agevole il pendio piuttosto ripido.

Sia dal punto di vista panoramico che funzionale all’orientamento è molto meglio affrontare la gita in condizioni di bel tempo.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si seguono le indicazione per San Bernardino Verbano, appena superato il ponte sul torrente San Bernardino in località Santino, si imbocca la strada sulla destra in direzione Alpe Ompio, quindi si seguono le frecce per Cicogna. Una stretta e scomoda stradina di montagna conduce nel luogo di partenza dove si lascia l’auto..

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione: Quella alla cima Tuss è una di quelle gite senza senso, da un punto razionale, ammesso che l’andar per monti sia razionale.

La cima Sasso, di fianco, è più alta, più panoramica, più facile. Perché andare alla cima Tuss? Perché esiste, perché è selvaggia, bella come una lama di rasoio che taglia dall’alto il cuore della Valgrande.

Ed eccoci per la seconda volta a provare a salire su questa cima dimenticata dagli escursionisti (la prima volta ripiegammo a causa della nebbia sulla Cima Sasso) in questa bellissima giornata settembrina in cui l’aria frizzantina rende davvero piacevole camminare.

Partiamo da Cicogna percorrendo il sentiero verso l’alpe Prà, bellissimo balcone sul lago Maggiore caratterizzato dal masso coppellato che tante fotografi della zona hanno immortalato.

Il bosco è popolato prima di castagni e poi di faggi e a tratti lascia intravedere splendidi scorci sulla valle e sul lago.

All’alpe Prà lo spettacolo dei Corni di Nibbio e del Rosa è di quelli da urlo e ripaga ampiamente della fatica fatta per giungere qui.

 

 

Giada all’alpe Belmello

 

Proseguiamo spediti verso Leciuri e quindi con un traverso nel bosco di portiamo all’attacco della cresta erbosa della Colma di Belmello.

Belmello… pochi luoghi riescono a suscitare in me sensazioni come questo. Il solo sentirne il nome mi riempie di immagini splendide e panoramiche, quasi romantiche.

La cresta è facile e a parte qualche passaggio che in caso di tempo bagnato può risultare scivoloso, mai difficile.

La percorriamo tutta in direzione della Cima Sasso girandoci spesso a contemplare i laghi, le valli e le vette, creste che la Valgrande offre alla vista e che sanno di selvaggio, di impervio, scomodo, grezzo.

Appena sotto la Cima Sasso, più o meno alla quota di 1650m, ci inventiamo un traverso per sbucare sulla cresta della cima Tuss.

Il tratto non è affatto banale e neanche tanto corto, per cui è bene procedere con cautela ed attenzione. All’inizio ci abbassiamo su una pietraia che ha tutta l’aria di essere una frana, poi restando in quota troviamo le tracce di un sentiero ormai abbandonato che riusciamo a seguire solo a tratti, mangiato dalla vegetazione e cancellato dal tempo.

 

 

Ultimo tratto del traverso inventato

Attraversiamo un paio di pietraie cercando di aggirare nel modo più facile dei speroni rocciosi, ultimo strascico dei contrafforti maestosi e arcigni della Cima Sasso.

In cresta le difficoltà sono praticamente finite e a parte qualche passaggio molto esposto ma facile non ci sono difficoltà.

La si percorre in breve, addentrandosi nel cuore di quella Valgrande di cui parlano i libri, quell’ultimo paradiso selvaggio che sa di aspro.

Dalla cima il panorama è spettacolare! L’arca, il Pedum, i corni di Nibbio, i laghi, la Zeda, la cima Sasso… quante vette vicine e quante lontane e bianche.

Ci gustiamo una sosta che vorremmo non finisse, immersi nella pace e nel silenzio di questa vetta Valgrandina.

Ma dopo ogni vetta si deve scendere da quel piedistallo fisico e mentale sul quale si è trascorso qualche minuto autentico, puro.

E allora giù a Cicogna, dove ci aspetta una bella birra fresca!

 

 

Contemplazione

 

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