Cima Sasso (1916m)

07/04/2008

Luogo di partenza: Cicogna

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2368m complessivi di cui 1184m in salita (Cicogna 732m – Alpe Prà 1303m – Colma di Belmello – Cima Sasso 1916m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Escursione lunga e piuttosto impegnativa dal punto di vista tecnico, dato il dislivello abbastanza considerevole è necessaria una buona dose di allenamento, inoltre essa consente di penetrare nel cuore della Valgrande per cui i sentieri non sono un granché.

Ad escursionisti principianti è consigliata la salita all’alpe Prà con discesa a Pogallo, descritta nel sito, http://www.rosediatacama.it/escursioni/Pogallo.htm , per poi fare ritornare a Cicogna.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si seguono le indicazione per San Bernardino Verbano, appena superato il ponte sul torrente San Bernardino in località Santino, si imbocca la strada sulla destra in direzione Alpe Ompio, quindi si seguono le frecce per Cicogna. Una stretta e scomoda stradina di montagna conduce nel luogo di partenza dove si lascia l’auto.

 

L’escursione: Malgrado la zona non sia la più adatta ad una gita in solitaria, malgrado la perturbazione della notte trascorsa abbia spolverato i monti dai 1300m in su; mi avventuro lo stesso e così mi ritrovo a Cicogna con la mia fedelissima Nikon alla volta di Cima Sasso.

La salita comincia subito con buone pendenze su una comoda mulattiera che sale in modo deciso tra le case abbandonate e semidistrutte di quello che un tempo era un fiorente alpeggio e poi un bel paesino, che purtroppo ha registrato un progressivo abbandono con l’avvento dell’industrializzazione. Alcuni cartelli mi raccontano la storia di Cicogna e come essa sia stata semidistrutta nel ‘44 dalle truppe dei nazifascisti.

Il passo è abbastanza deciso e inizio a prendere velocemente quota, del resto il contorno è splendido e un pelo di arietta che filtra nel bosco mi mantiene bello fresco.

Quando raggiungo i primi prati dell’alpe Prà e vedo la casa dell’alpino comincio a intuire che sarà una giornata stupenda. Già le vette maestose delle alpi appaiono in tutta la loro maestosità, sotto di me la parte Sud della Val Grande circondata dai corni di Nibbio, che formano una surreale e inattaccabile cornice che si stende come un muraglione di roccia, con i suoi contrafforti che si ergono come lance verso il cielo terso.

Passo accanto ai ruderi dell’alpe Prà, quindi di fianco alla casa dell’Alpino per continuare a salire nel bosco fino all’imbocco della Val Pogallo.

Uno stretto passaggio tra due spuntoni rocciosi segna l’ingresso nella valle, nella luce mattutina è uno spettacolo, quindi giro a sinistra per costeggiare il versante fino a giungere all’alpe Leciuri, da cui si domina la valle sottostante. Il panorama adesso si apre sulla Zeda innevata, fino alla lontana Laurasca.

Fino questo punto il sentiero è ben tracciato e la gita adatta a tutti. Volendo si può chiudere un bell’anello scendendo a Caslù, quindi a Pogallo e rientrare a Cicogna su una ben tracciata e spettacolare mulattiera.

Il sentiero per Cima Sasso piega a sinistra in direzione del Monte Spigo, aggirandone il versante Nord, qui la neve comincia a dare un po’ fastidio, l’umidità e il calore del bosco l’hanno resa scivolosa e marcia, per cui procedo con attenzione seguendo i segni di vernice gialla sui tronchi degli alberi.

 

 

Dopo il traverso nel bosco si ritorna ad ammirare i Corni di Nibbio

 

In prossimità di un dosso roccioso il sentiero gira in modo abbastanza brusco a destra per aggirarlo e portarsi sulla cresta in direzione Nord, cammino già da un’ora e mezza abbondante quando giungo in vista di una colma con alle spalle quella che credo sia Cima Sasso.

Guardo l’altimetro che mi segna un centinaio di metri in meno del dovuto ma sentendomi molto figo per la salita a tempo di record mi siedo per una sosta cibo.

Sotto di me, verso la Val Pogallo, c’è un piccolo branco di 5 camosci troppo lontani per una foto ma non per consentirmi di ammirarli con il binocolo.

Dopo uno spuntino valuto la distanza che mi separa dalla cima, circa mezz’ora e forse meno.

Sentendomi veramente figo per il poco tempo impiegato mi rimetto in marcia sulla sottile cresta innevata di fresco. Laddove possibile seguo la linea della cresta interrotta a tratti da sassoni, che consiglio di aggirare portandosi sul versante che si affaccia sulla Val Pogallo, in quanto meno scosceso e scivoloso dell’altro, anche se è tutt’altro che un comodo pratone…

Giunto alla sommità della colma ho una fantastica sorpresa, davanti a me si stende bianca e bellissima la Colma di Belmello, e in fondo ancora lontanissima, Cima Sasso.

Adesso mi torna la quota troppo bassa segnata dall’altimetro e il poco tempo impiegato!

 

 

La Colma di Belmello e in fondo, lontana, Cima Sasso

 

Il panorama diventa sempre più suggestivo man mano che mi addentro nella Val Grande, le creste dalla Laurasca , Marsicce, Torrione diventano sempre più vicine.

Cerco di mantenere la linea della cresta ma non è sempre agevole, un sassone mi sbarra la strada proprio a metà della colma ma con un po’ di attenzione lo aggiro passando sul versante Est, quello che sovrasta la Val Pogallo, mentre salgo la vetta rimane lontana e quella che inizialmente mi era sembrata una lunga e affilata cresta è in realtà costellata di roccette che mi costringono a compiere qualche acrobazia.

 

 

La Colma di Belmello si tuffa nel Lago Maggiore

 

A questo punto continuo a seguire la cresta tralasciando la traccia che gira a sinistra per la Cima Tuss e poco più avanti quella che taglia il versante opposto della vetta per le strette del Casé.

L’attacco alla vetta è di quelli brutali, sarò che la neve mi rende difficile la vita ma ad ogni metro fatico a trovare i passaggi giusti, quindi dopo un breve tratto su una ripida pietraia non mi resta che aiutarmi con le zampe anteriori per raggiungere finalmente la vetta!

A questo punto rischio di essere un po’ noioso ed eccessivamente romantico, so di esserlo ma solo chi, come me, vede il Pedum dal balcone di casa propria ergersi maestoso dietro la linea dei Corni di Nibbio può capire che cosa si prova a ritrovarselo così, davanti e vicinissimo! Selvaggio! Simbolo di una natura incontaminata e aspra, del mondo ancestrale che esisteva prima che l’uomo parassita comparisse sulla Terra.

Se Gaia ha un occhio in questa zona, questo è il Pedum, attraverso il quale possiamo guardarla dentro, e sentirci nuovamente parte di essa. Finita la lunga contemplazione del gigante i miei occhi possono staccarsi e guardarsi un po’ in giro. Che meraviglia! La Corona di Ghina e le strette di Case, la Laurasca, la Zeda, verso il Lago di Maggiore e i più piccini laghi di Varese, Comabbio, Monate, Biandronno, il Mottarone e giù verso il lago d’Orta, blu oltre i Corni di Nibbio; in lontananza i grandiosi 4000 dominati dal Rosa.

 

 

Sulla Cima Sasso, dietro il lago Maggiore

 

 

In foto sembra piccolo… ma è imponente!!!

 

 

La Corona di Ghina, in fondo la Cima Laurasca

 

Dopo una bella sosta per ricaricare le gambe ed ammirare tutto quanto scendo verso la colma di Belmello facendo molto attenzione ai miei passi, la prima parte della discesa è impegnativa e mi ritrovo costretto ad affrontare un paio di passaggi dando la faccia alla montagna, comunque basta non perdere la calma e non aver fretta.

Scendo ripassando dalla colma di Belmello, quindi dall’alpe Belmello e giù giù fino all’alpe Prà, dove mi soffermo a guardare il masso coppellato in prossimità delle rovine dell’alpeggio.

 

 

Masso coppellato all’alpe Prà

 

Quindi seguo la mulattiera per rientrare a Cicogna, questa è la parte più brutta, tornare alla civiltà; vorrà dire che mi consolerò con un gelato al cioccolato!!!

P.S. Non fate come me, non andate da soli in montagna e tanto meno in Valgrande

 

Escursionista: Vittorio

 

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