Cima Solda (3387) e Monte Cevedale (3769m)

16-17/04/2011

Luogo di partenza: Rifugio dei Forni (Santa Caterina Valfurva)

 

Difficoltà escursione: MSA+

 

Dislivello: 3458m complessivi di cui 1729m in salita, senza considerare qualche saliscendi (Posteggio del rifugio dei Forni 2158 – Rifugio Pizzini 2706 – Rifugio Casati 3269m – Cima Solda 3387m – Rifugio Casati 3269m – Monte Cevedale 3769m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 4 h di salita fino al rifugio Casati. Da qui 30 minuti per la Cima Solda e 2 h per il Monte Cevedale

 

Raccomandazioni: Malgrado l’ascensione al Monte Cevedale sia di facile esecuzione e presenti pendii sciabili anche per medi sciatori, non si deve sottovalutare questa gita.

Lo sviluppo del val Cedec è notevole e la salita al Casati presenta, in condizioni di scarso innevamento, tratti esposti e con neve infida (esposizione O).

La salita al Cevedale invece presenta a seconda delle condizioni di innevamento, più o meno difficoltà, che di solito sono concentrata nella parte alta del ghiacciaio, a ridosso della crepaccia terminale.

Infine la discesa dalla vedretta del Cedec è da affrontare solo in condizioni di manto nevoso stabile.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Bormio si seguono le indicazioni per Santa Caterina Valfurva e giunti in centro si svolta a sinistra seguendo la strada del Forni fino al posteggio dell’omonimo rifugio.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome" Forni-rifugio Casati             Cima Solda           Cevedale e rientro

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

 

Per coronare la mia prima stagione scialpinistica eleggiamo il monte Cevedale come nostra meta.

Infatti dopo aver letto qualche relazione mi ero fatto l’idea di una lunga salita, non molto impegnativa dal punto di vista tecnico e di grande soddisfazione.

Con Enzo e Sergio ci troviamo a Vergiate ad un’ora piuttosto mattutina, data la lunghezza del viaggio da affrontare.

Non c’è una nuvola in cielo, rischio valanghe basso e ci sentiamo discretamente in forma; tutti gli ingredienti per una fantastica gita fuori porta di due giorni.

E’ tarda mattina quando raggiungiamo il posteggio dei Forni, punto di partenza del nostro itinerario.

La brutta sorpresa è che non c’è neve. Ci tocca caricarci gli sci in spalla e risalire verso la Malga dei Forni per trovare la prima neve, circa 20 minuti buoni.

Da qui mettiamo finalmente gli sci e le ciaspole ai piedi e ci addentriamo nella lunghissima val Cedec.

Una grossa slavina sul lato est della valle ci obbliga a scendere al torrente per un quado inventato e risalire dall’altro lato, ricongiungendoci con la traccia delle motoslitte.

 

 

Enzo sale, sotto l’occhio del Gran Zebrù

 

La salita è molto dolce e lunga e il rifugio Pizzini appare quasi da subito in fondo alla valle. Sembra appena lì e invece ci vogliono due ore circa per superare i 550 m di dislivello dalla partenza.

Il Sole, sempre alto nel cielo, scalda la valle come una fornace e forse per questo Sergio arriva al Pizzini bollito. Ha speso troppo e non se la sente di affrontare la ripida salita fino al Casati.

Si fermerà al Pizzini per la notte e il giorno successivo ci ritroveremo durante la discesa.

Per me ed Enzo invece le fatiche del giorno non sono per niente finite e dopo una bella pausa mangereccia e bevereccia (faceva davvero un caldo atroce) ci incamminiamo verso il Casati attraversando la valle dominata dal bellissimo Gran Zebrù, per portarci all’attacco del ripido pendio. Guarda caso l’esposizione Ovest a quest’ora del pomeriggio è garanzia di caldo atroce, per cui soffro non poco la calura mentre Enzo va avanti imperterrito come al solito.

Del resto io sono un animale polare, che soffre il caldo in modo smisurato mentre Enzo è amante delle temperature miti.

Le condizioni della salita sono un po’ infide: neve dura si succede a neve smollata dal sole e le pendenze non mi aiutano di certo, soprattutto quando sbuchiamo sulla costola che porta al Casati.

Da sotto non sembrava così esposta e adesso mi rendo conto di come questo percorso non sia affatto banale. Ad ogni modo un po’ di slalom tra le boccette, un po’ di tribolazioni per le inversioni ed eccomi al Passo Cevedale, dove è situato il rifugio Casati.

Il panorama è splendido. Gran Zebrù, cima Solda, Cima dei 3 cannoni, Zufallspitze e Cevedale quelle a portata di mano, mentre più lontane si ergono infinite vette di cui non conosciamo il nome.

 

 

Cima Solda: per me il primo 3000 con gli sci

 

All’orizzonte svetta il Bernina e al suo fianco… chi si rivede? Il caro Piz Palù che due anni fa ci ha respinti!

Posato il carico dello zaino ci lanciamo alla conquista del mio primo 3000 con gli: la cima Solda.

Dal Casati la salita è facile e breve e in poco tempo siamo su per le foto di rito e soprattutto per ammirare il Gran Zebrù.

Che bella, monolitica montagna! Osserviamo il percorso di salita nel canale e poi sul ripidissimo lenzuolo. Pensare che si portano su gli sci in spalla per scendere da li ci fa venire i brividi…

Il ghiacciaio del Cevedale sembra in buone condizioni e ad eccezione della crepaccia terminale non se ne vedono altre.

Quattro curve fino al rifugio e ci prepariamo per il giorno successivo.

La mattina successiva 10 gradi sotto zero ci danno il benvenuto sul ghiacciaio. Povero Enzo che soffre il freddo! E povero me visto per scaldarsi tira un assassino!

Tutto va liscio fino alla base del ripido pendio che conduce in cresta. Un occhio al percorso da fare, in ombra, ci consiglia di mettere su i rampant e si rivelerà una scelta azzeccata.

 

 

La cresta che porta in vetta

 

Un lungo traverso con neve dura ci porta a saltare la crepaccia terminale senza problemi ma poi per arrivare in cresta c’è ghiaccio vivo appena di fianco alla traccia di salita. Con i rampant nessun problema e siamo in cresta, per percorrere gli ultimi metri, con lo sguardo a contemplare lo spettacolo magnifico della giornata.

 

 

Enzo e Vittorio, vetta del Cevedale

 

La vetta è deserta o quasi ma stanno salendo carovane di persone da tutte le parti: dal Casati, dalla vedretta del Cedec, dalla val di Pejo.

Non tira vento e possiamo stare qui senza soffrire il freddo, scaldati dal sole mattutino.

Per la discesa opto per picca e ramponi, con gli sci in spalla fino sotto la crepaccia terminale… dopodichè con Enzo come paziente guida, scendiamo lungo la vedretta del Cedec, a fianco di seracchi e crepacci, su una neve durissima che mi aiuta un poco su queste pendenze per me notevoli.

 

 

Enzo disegna curve nel “firn”

 

Ma tutto è bene quel che finisce bene e dopo una breve sosta al Pizzini ci avviamo verso la macchina dove ritroviamo l’amico Sergio di ritorno dal Passo di Zebrù.

Una bellissima gita, che mi lascia pienamente soddisfatto. Non ci sarebbe stato modo migliore per coronare quest’annata di transizione allo scialpinismo!

 

Un ringraziamento particolare lo devo a Enzo, che mi ha aspettato a salire prima e a scendere poi ma cosa vuoi; per lui sarebbe fattibile in giornata…

 

Scialpinisti: Vittorio e Enzo

Ciaspolatore: Sergio

 

 

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