Pizzo Cervandone – Via Italiana (3211m), Punta Gerla (3087m) e Punta Marani (3108m)

21/08/2011

Luogo di partenza: Alpe Devero

 

Difficoltà escursione: PD la salita della via italiana, F la discesa dalla normale

 

Dislivello: 4034 m complessivi di cui 2017m in salita (dato GPS al quale non so se credere), - Alpe Devero 1631m – Buscagna 1941m – conca detritica tra Cornera e Cervandone 2850m – Cervandone 3211m – Sella 3008m – Punta 3112m – Punta Gerla 3087m – Colle Marani 3051m – Punta Marani 3108m  - Piani della Rossa 2051m – Alpe Devero 1631m

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5 h di salita, 4 h di discesa, senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita lunghissima e faticosa, sia per il dislivello che per il terreno disagevole sul quale ci si muove. La via italiana è tutt’altro che banale ed è facile perderla. Il pericolo di caduta massi, spontanea o causata da animali o alpinisti, è alto.

Sono richiesti allenamento, senso della montagna, meteo stabile e capacità di movimento su terreno friabile.

La via normale, percorsa in discesa, presenta notevole sviluppo e richiede grande allenamento e senso della montagna ma è comunque più facile della via italiana.

E’ bene, a mio avviso, avere con se i ramponi in caso si trovi neve dura sul residuo di ghiacciaio del Cervandone.

Le salite alla Punta Gerla e alla Marani, dalla normale, sono molto meno problematiche e faticose.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Gravellona Toce si segue la statale SS33 del Sempione fino alla uscita Crodo, quindi si prosegue fino a Baceno, dove si svolta a destra in direzione dell’alpe Devero, il quale viene raggiunto in circa venti minuti. Nei giorni festivi e nei periodi di maggiore affluenza turistica il parcheggio dell’alpe Devero è a pagamento (5 euro per auto).

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Cervandone - Gerla - Marani

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:

Sta sorgendo il sole quando alle 6.00 partiamo dalla piana del Devero all'assalto del gigante Cervandone che si alza sopra di noi dominando tutta la scena.

Con me ci sono l'amica Luciana e i fortissimi Alfio, Giorgio e Massimo. Una bella comitiva di 5 persone che risale il facile sentiero fino a Buscagna. Sono ancora un po' assonnato dalla levataccia e faccio un po' fatica a tenere il passetto non proprio calmo del gruppo.
Risaliamo il bosco, alzandoci sulla piana di Devero su comodo sentiero e giunti a Buscagna inferiore puntiamo decisi al masso squadrato che si erge in mezzo al prato. La musica cambia e il confortevole sentiero lascia il posto a una faticosa risalita su erba, con pendenza del 30% e più. Si comincia a fare sul serio e giunti al masso seguiamo una esile traccia che supera una cengia piuttosto stretta e ci immette in una bellissima conca erbosa.
Mangio qualcosina visto che oggi non riesco proprio a carburare e va subito meglio.
Gli espertoni guidano il gruppo di passo sicuro e ci portiamo al centro della valletta risalendo il colatoio prima alla sua destra e poi traversando a sinistra, sempre su pendenze truci.

 

 

L’alba a Buscagna

 
A questo punto compaiono i primi sassi e quanti ne vedremo quest'oggi! Una bella pietraia facile ci porta alla bocchetta che ci introduce in una grandiosa conca detritica, tra Cornera, Punta Devero e Cervandone.

Un piccolo lago di fusione completa il grandioso colpo d'occhio. Le emozioni cominciano a essere grandi e la vista della muraglia del Cervandone, colorata e severa sopra le nostre testoline mi mette un po' di timore reverenziale.

Indosso il caschetto, visto che la prudenza non è mai troppa e dopo una bella sosta rigeneratrice cominciamo la parte avventurosa della gita. Puntando al passo alla sinistra del Cervandone risaliamo l'erto pendio tra sassi rotti e placche quasi stabili, stando molto attenti alla caduta massi che da qui in poi è elevatissima.

 

 

Tra Cornera e Cervandone

 

Dopo una faticosa salita ecco che mi ritrovo alla bocchetta e quindi, per forza di cose, in cresta.
Le creste tra la punta Devero e il Cervandone sono bellissime, affilate come coltelli e il panorama è davvero superbo quasi che non riesco neppure a parlare ma, ahimè, il peggio ha da ancora venire!

Guadagniamo le pendici del Cervandone e per percorso più avventuroso che alpinistico ci portiamo alla base della cresta, dove, finalmente, sento sotto le dita rocce quasi stabili e allora via! Si parte per la fase che attendevo da stamattina: l'arrampicata in cresta.
Mai difficile eppure problematica per l'instabilità delle rocce e per la esposizione a tratti truce, mi trova più in forma che mai, perfettamente a mio agio quasi come i due stambecchi che ci passano sopra a non più di 20 metri! A parte gli scherzi, adoro le creste e fare quella Sud-Ovest del Cervandone, quando tra i miei piedi vedo sotto Devero 1500 m più in basso, mi riempie di soddisfazione.

Procediamo lenti e qualcuno tira fuori la corda per fare sicurezza ma ormai sono lanciato: galvanizzato dalla facile arrampicata tiro dritto e punto alla cima e, anche per togliermi di mezzo ed evitare di smuovere sassi che potrebbero colpire i miei compagni, mi sposto sulla destra, proprio sopra Devero, dove le rocce mi sembrano più verticali ma anche un po’ più solide. Pochi minuti e sono su ad aggredire l'ultima placca quasi verticale che sbuca sulla cima.

Alzo una mano, altro l'altra e sbuco con la testa e quando vedo l'ometto di vetta mi tremano quasi le gambe dall'emozione! “ Non è il momento” mi dico…

 

 

La cima domina ogni cosa

 

Mi aggrappo solido alla roccia e tiro su i piedi, quindi mi alzo e con religiosa calma percorro gli ultimi metri verso la cima.

Sono solo.

Fotografo, mangio, scrivo e ascolto il silenzio.

Qualche minuto ed eccoci su tutti e stringerci la mano, che momenti! Che bellezza, che poesia! Pace di vetta, direbbe qualcuno.

Dopo la sosta mangereccia e riposatrice scendiamo verso il Colle Marani ahimè lontano. Si scende su un facile nevaio e poi ci tocca risalire alle cima quotata 3112, poi, ci dividiamo: qualcuno sta basso e altri fanno la cresta verso la Gerla.

Un occhio al canalino Ferrari, ripidissimo e via.

Ovviamente faccio la cresta, camminando tra Devero e gli immensi panorami alpini e in breve sono a pochi passi dalla Punta Gerla, che già che sono qui, decido di salire.
Panorama stupendo anche da qui, anche se alle mie spalle il Cervandone appena salito domina la scena.

 

 

Il Cervandone dalla punta Gerla

 

Qualche minuto di discesa e sono al Colle Marani dove con Alfio e Massimo decidiamo di salire la Marani e allora via! Terza cima e terzo 3000 della giornata! Bel panorama sui laghi di Geisspfad e sulla conca detritico/glaciale.

Di nuovo mani che si stringono, soddisfazione di vetta e fotografie.

Adesso però, cotto completamente dal caldo e dal sole mi rendo conto che sono senza acqua e mancano almeno 3 ore da scendere!

Cammino veloce il canale Marani e la morena, tanto per cambiare sassosa, fino alla sorgente dove mi fermo e mi rifocillo per bene, riposando anche le gambe duramente provate.
Da qui in poi, spiace dirlo, le soddisfazioni sono finite ed è solo rientro, un lungo e faticoso rientro sotto il sole a picco che continua a picchiarmi sulla capoccia ma che ci vuoi fare? Bisogna pur tornare e allora che rientro sia.

 

 

Colori e colori

 

Passiamo dai piani della Rossa dove, tanto per cambiare, mi infogno tra i sassi per l'ultimo ravanage della lunga giornata prima di mettere piede sul comodo sentiero che dai piani della Rossa ci porta a Devero. Sentiero che mi sembra un'autostrada con in fondo la meta: Devero.

Ci arrivo con i piedi distrutti da tutti i sassi che hanno dovuto pestare e superare ma con l'animo alle stelle!

Mi giro e guardo il Cervandone, lassù, dove mai avrei pensato di arrivare la prima volta che ci ho posato gli occhi e mi viene quasi da piangere.

 

Arrivederci Cervandone, alla prossima, perché ci rivedremo. Perché una vetta così bella vale tutti i minuti di questa lunghissima giornata di cammino durata 11 ore ma che vale, forse, tutta una stagione.


Grazie a Luciana, Massimo, Alfio e Giorgio che mi hanno sopportato e mi hanno beneficiato della loro compagnia, oltre che portarmi sulla via italiana del Cervandone che, senza di loro, non avrei mai fatto.


Alpinisti: Vittorio, Massimo, Luciana, Alfio e Giorgio

 

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