M. Cerano (1702m)

21/03/2009

Luogo di partenza: Alpe Quaggione

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 1050m complessivi di cui 525m in salita (alpe Quaggione 1177m – Monte Cerano 1702 m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 3 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita dalla difficoltà molto mutevole a seconda delle condizioni. In estate è adatta a tutti gli escursionisti, in inverno dipende dalla copertura nevosa e potrebbe anche risultare non praticabile. E’ una gita poco adatta alle ciaspole che, almeno in alcuni punti, devono essere sostituite dai ramponi.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Omegna si segue la strada statale della Valle Strona, quindi si svolta a destra in direzione Germano, continuando poi la strada per l’alpe Quaggione.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Cerano

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Giunto a Quaggione la situazione nivologica mi sembra delle migliori. Stanotte ha fatto freddo e ha ghiacciato per bene tutto quanto, inoltre guardando il Cerano non mi sembra di vedere punti pericolosi o neve cedevole, quindi ritrovatomi costretto a partire da Quaggione (la strada asfaltata sale ancora qualche tornante ma è ingombra di neve) calzo le ciaspole e comincio questa breve passeggiata risalendo la carrabile mentre ammiro il panorama sul fondovalle.

E’ la milionesima volta che sto per salire al Cerano ma la prima in stagione invernale, penso al percorso che conosco a memoria e ai punti che potrebbero rivelarsi insidiosi andando con il pensiero alla cresta affilata sul secondo gobbo, a pochi metri dalla vetta.

Comincio a salire e giunto alle pendici del monte Zuccaro devio a destra per aggirarlo ed imboccare l’ingresso del bosco.

Le sorprese cominciano quasi subito: c’è ancora abbastanza neve e questa era una cosa che non mi aspettavo, ma restando sulle tracce di qualche scialpinista passo agevolmente qualche passaggio insidioso. Adesso servirebbero i ramponi che, dannazione, ho lasciato a casa.

 

 

La cresta boscosa che porta alla base della salita

 

Continuo un po’ per  vedere come si mette, in effetti le tracce degli sci mi sono parecchio d’aiuto e supero il traverso nel bosco fino ad arrivare alla base della piccola altura che sta in mezzo alla cresta che separa lo Zuccaro dal Cerano, dove un cartello indica “alpe Colletto”.

Ci tengo ad indicare bene questo punto perché consiglio vivamente di seguire “Alpe Colletto” alzandosi sulla piccola altura in cresta, quindi ad uno spiazzo (circa 20-30 metri dal cartello) piegare a sinistra sempre in cresta. A questo punto le scelte sono due: o si tiene la cresta fino alla base del monte Cerano o si taglia sulla sinistra per il bosco ricongiungendosi con il sentiero estivo e quindi, si raggiunge l’evidente attacco della salita.

Ovviamente tutto questo lo consiglio con il senno di poi, ignaro della funanbolicità del percorso seguo la traccia del sentiero estivo che aggira la cresta sul versante Ovest, disegnando un traverso impossibile per le ciaspole.

Difficile passare senza i ramponi sulla neve così dura! Così mi vedo costretto ad arrampicarmi nel bosco aiutandomi anche con la mani, per guadagnare in questo modo la cresta.

Da qui seguo la linea di cresta fino ad arrivare allo splendido pratone (bianco per l’occasione) che anticipa quella che sarà la ripida salita, affacciandosi su un Rosa bellissimo e perfetto a Ovest e sul fondovalle con i suoi laghi verso Est.

Il passo del Gan, un roccione che sporge dalla montagna per terminare in un dirupo mozzafiato, mi saluta e mi augura una buona salita mentre mi rimetto in marcia.

La neve, vista l’esposizione a Sud, è poca e molto dura, cosicché salgo abbastanza agevolmente ritrovandomi a volte a ramponare l’erba morta che sporge dalla neve.

Arrivo sul primo gobbo e il passo di Gan è davvero bellissimo con quel poco di neve che resta attaccata. Anche il resto è tutto davvero bellissimo e il cielo limpidissimo.

La salita non dà tregua perché le pendenze sono sempre elevate ed eccomi sul secondo gobbo, punto in cui mi aspetto qualche difficoltà.

 

 

La linea di cresta si fa sottile

 

Il sentiero estivo gira a sinistra, a mezzacosta a pochi metri dalla linea di cresta, aggirando così i massi presenti sulla stessa. In inverno, con la neve e soprattutto senza ramponi, è impossibile abbassarsi sul versante per seguire quella linea, cosicché sono costretto a tenere la cresta.

Per fortuna la neve è ancora abbastanza e solo poche roccette sporgono dal manto candido e lucente e io mi ritrovo dall’altra parte senza compiere particolari acrobazie.

 

 

La croce di vetta si affaccia sul lago d’Orta

 

Da qui ormai il gioco è fatto. Seguo la cresta e sono su a toccare la croce di vetta.

Mi piacerebbe continuare verso il vicino Poggio Croce e poi chissà, verso il Massone, la Scaravini, la Mazza dell’Inferno, la Ronda, facendo magari un giro da sogno su tutte le creste dalla Valstrona.

Mi siedo in terra, guardandomi attorno come tante altre volte ho fatto. Il Rosa però, bello così, da qui l’ho visto raramente e merita qualche scatto con il teleobiettivo, mentre, come sempre guardandolo, sogno di ergermi sulla sua vetta, con sotto di me il mio mondo conosciuto.

 

 

Assaggio del panorama di vetta

 

Ovviamente ci sono anche le altre, di vette, ad ergersi contro il cielo azzurro: il nero torrione del Pedum dietro ai corni di Nibbio, il Mottarone che sovrasta il lago e le sue isole, il vicino Massone, il Leone lontano, i quattromila imperiosi, i monti valsesiani fino al bel lago d’Orta che si snoda tra i vicini monti.

 

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