Castore (4228m)

 

24/04/2017

Luogo di partenza: Plateau Rosa

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 4 h per la salita, quasi altrettante per la discesa.

 

Dislivelli: 1200m di salita circa considerando a/r

 

Raccomandazioni: Gita che prevede ben sei cambi di assetto ed un sviluppo di circa 25 Km, per cui occorre procedere spediti e rapidi nei cambi di assetto.

Le difficoltà tecniche sono concentrate nella parete Ovest e nella cresta e dipendono moltissimo dalle condizioni.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Castore

 

Album fotografico:

 

La gita: Marco mi assicura mentre salto fuori dalla terminale, pochi passi di ripido sui 45 gradi ed ecco che appare la cresta. Perfetta, elegante, che si staglia contro il cielo. Il Mezzalama dell’altro ieri ha scavato una trincea sulla cresta e ora solo pochi minuti di attenzione e concentrazione ci separano dalla vetta. Come un bambino mi metto a gridare di gioia nel vento che porta via le mie parole.

Mi giro e guardo Marco, fiero compagno di avventura, e non vedo l’ora di mi raggiunga in cresta, per vedere ciò che vedo io e conquistare insieme a lui la cima.

 

Per un pelo perdiamo la prima cabina che parte da Cervinia. Tra le nuvole in giro ed il tempo che perderemo la giornata non inizia nel migliore dei modi ma la funivia buca le nuvole e il Cervino appare bello come un grido proteso verso il cielo. Ora si ragiona.

Sbuchiamo, vomitati fuori dall’ultimo impianto al Plateau Rosa, dove sciatori pistaioli ed impianti a tutte le parti rovinano il paesaggio di per se stupendo, dominato dal Cervino.

Lo sbalzo di quota e di temperatura si fa sentire e per scaldarmi parto a tutta come se non ci fosse un domani, risalendo le piste verso il colle del Breithorn, in ritardo di due giorni sul Mezzalama.

Marco accusa il colpo e mi lascia sgroppare libero, io intanto mi scaldo e rallento, allontanandomi via via dalla calca egli impianti e scattando fotografie al Cervino.

Dopo meno di un’ora siamo al colle del Breithorn e ci appare, lontanissimo, il Castore. Spellaggio veloce e pausa contemplativa sui Breithorn, Castore, Polluce e lontano il Lyskamm e il tempo di scambiare due parole con Alessio ed Enrica, incontrati qui per caso, anche loro diretti al Castore.

Da qui un lungo traverso a tratti tecnico (per me) ci fa perdere circa duecento metri di quota fino a portarci nei pressi della Porta Nera, tra i Breithorn e il Polluce.

Siamo sul ghiacciaio di Verra, con il mare di nuvole sotto di noi, mentre sopra le teste abbiamo solo cielo e sole! Una figata paurosa!

 

 

Polluce e Castore

 

Ora il Castore appare più vicino ed iniziano a delinearsi le difficoltà e le ripidità della parete.

Rimettiamo le pelli e ci incordiamo, per iniziare un lungo traverso in leggera salita che ci fa aggirare il Polluce, che lasciamo lì per la prossima volta, e ci porta alla base della parete Ovest del Castore, mentre notiamo che alcuni sci alpinisti impegnati nella ascesa salgono a piedi.

Se pensavamo di salire sci ai piedi fino alla terminale ci sbagliavamo di grosso, o comunque se pensavo di scendere con gli sci dalla terminale non avevo fatto i conti con le pendenze!

Arriviamo al deposito sci e reincontriamo Alessio ed Enrica.

Scambio di commenti, battutine, cambio di assetto per abbandonare gli sci e calzare i ramponi e via.

Siamo poco sopra i 3900 m, ci mancano circa 300 metri di parete da percorrere picca e ramponi ma la traccia è ottima, la neve compatta e il verglass evitabile.

Ci sbarazziamo di una cordata un po’ lenta e procediamo spediti, con Alessio e Enrica formando due cordate indipendenti che per caso procedono alla stessa velocità.

Guardo l’uscita dalla parete, solcata dalla terminale, e comincio a pregustarmi la cresta elegante che ci porterà alla cima.

 

 

Eleganza

 

La terminale è facilmente superabile e con po’ di attenzione siamo dall’altra parte, per salire l’ultima parte della paretina, con pendenze che ora raggiungono i 45 gradi.

Sferzati dal vento, raggiungiamo la cresta, che mi strappa un ohh di meraviglia e mi provoca una mescola di emozioni in cui, solo con il senno di poi, riesco a riconoscere esaltazione, gioia, timore reverenziale e soddisfazione; una linea perfetta come una lama che si staglia contro il cielo blu, solcata da una bella tracciona che ci darà sicurezza per procedere spediti (si fa per dire) su questi ultimi passi in cui, manco a dirlo, vige il divieto di cadere o fare cazzate.

Marco, che solitamente non ama molto le esposizioni e le creste, è tranquillo ed in ottima forma, per cui mi godo in uno stato contemplativo questi metri di cresta che in breve ci portano alla cima, niente altro che un punto trigonometrico di pochi metri sul quale l’uomo non ha posato nulla; non una croce, non un cippo di vetta. Solo la traccia che solca la cresta, come una sottile linea di matita sta a dimostrare che altri sono passati di qui prima di noi.

La cima è tutta per noi, per qualche attimo e stranamente non tira neanche vento.

 

 

Vittorio e Marco in vetta al Castore

 

Quando si dice la calma della vetta… incredibilmente la cresta era ventosa e solo pochi metri più in là regna la pace. Arrivano anche Alessio ed Enrica e ci stringiamo le mani, ci facciamo le foto, e prima che la cordata dietro di noi raggiunga la cima siamo pronti per rientrare, evitando così uno scomodo incrocio in cresta mai piacevole.

Discendiamo con calma serafica la crestuccia, stando piegati sulla picca e pensando bene a dove mettiamo i ramponi, in queste fasi un inciampo verrebbe pagato a caro prezzo, ed ecco che siamo già alla terminale, dove ci assicuriamo brevemente per poi filare giù verso il deposito sci.

Tanti stanno ancora salendo, per noi, la cima è stata tutta nostra e siamo contenti di aver evitato affollamenti nel tratto più critico.

Si mangiucchia al deposito sci, dove reinforchiamo le tavole e ci prepariamo alla “discesa”, dopo aver dato un ultimo guardo in su, dove l’aria si fa sottilina.

La prima parte del rientro sarà per me un calvario, un lungo traverso in cui far scorrere che mi stronca letteralmente il quadricipite destro, data la mia scarsa tecnica e che mi costringe a ramazzare come un dannato per raggiungere la porta nera, del resto ho sempre paura a prendere velocità e questo mi obbliga ad uno sforzo supplementare di braccia.

Alla porta nera, complice la quota e la fatica, ci si mette pure la quota a rompermi le scatole e sento quella nota punta di nausea a rompermi le uova nel paniere. Mentre faccio il cambio provo a mangiare qualcosa ma non va giù e non fa che peggiorare la situazione.

Scortato da Marco, Alessio ed Enrica inizia la risalita verso il Colle del Breithorn, mentre tra fatica, mal di testa e nausea cerco di controllare la respirazione e di procedere a passo regolare ed effettivamente la pratica di training autogeno da i suoi frutti: la nausea migliora, il colle si avvicina e il buonumore inizia a ritornare.

Da qui in poi, finalmente, inizia la parte godereccia della giornata e possiamo liberare le tavole e farle correre libere sulla pista Ventina, per una picchiata di quasi duemila metri di dislivello disegnando curve da gigante sulla neve primaverile. Cioè questo è ciò che mi sarebbe piaciuto fare… in realtà ne viene fuori una sciata divertente che però mi vede costretto a rifiatare ogni cento metri, mentre i quadricipiti urlano pietà e i miei compagni di avventura sfrecciano via disegnando traiettorie veloci.

Ma ormai il gioco è fatto e la discesa fino a Cervinia è soltanto la ciliegina sulla torta di una giornata fantastica che ci ha tenuti impegnati diverse ore attorno alla quota magica, sopra le nuvole, come fossimo parte del cielo, sospesi nell’etere sottile dei quattromila.

 

Tutelli: Vittorio e Marco

 

Un grazie di cuore ad Alessio ed Enrica per aver condiviso con noi gran parte della gita ed avermi, manco a dirlo, aspettato tutte le volte che c’era da scendere.

 

 

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