Brudelhorn (2791m)

 

06/04/2015

Luogo di partenza: Geschinen

 

Difficoltà complessiva: BS

 

Tempo di percorrenza: 3 ½ - 4 h per la salita

 

Dislivelli: 1450m di salita (Geschinen 1340m – Flesche 1960m – Bru 2253m – Distelgrat 2700m – Brudelhorn 2791m)

 

Raccomandazioni: Gita fattibile anche in condizioni di neve non sicurissime, dal dislivello abbastanza importante e dallo sviluppo discreto (15 Km a/r).

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Brudelhorn

 

Album fotografico:

 

La gita: Un bellissimo e dolce pendio scorre sotto le mie pelli fino a condurmi sull’ampia cresta dove una folata di vento gelido mi sferza in pieno.

Mancheranno una decina di minuti alla vetta, che ora appare sempre più vicina ma decido di passare in assetto himalayano, il vento è troppo forte. Messo il piumino, il cappello di lana e lo scaldacollo sulla bocca mi appresto a percorrere la dorsale fino alla base del pendio che porta in vetta. Qui la sofferenza finisce, l’assenza di vento e il sole mi accompagnano negli ultimi metri di ascesa al termine (o meglio al giro di boa) di questa bella gita. Oggi, il Brudelhorn, è tutto per noi. In vetta non c’è nessuno, solo i giganti dell’Oberland e il lato B delle montagne di casa a fare da cornice panoramica.

 

Dal parcheggio di Geschinen ci tocca qualche minuto sci in spalla per attraversare il ponte sul Rodano e calzare gli sci ai piedi.

L’aria è fredda, ben oltre al di sotto dello zero e come spesso accade ho sbagliato abbigliamento optando per i pantaloni leggeri. Ne consegue il fatto che se non si vuole congelare bisogna tiracchiare un po’ e la salita nel ripido bosco si presta abbastanza bene all’operazione.

La poca neve ci costringe a qualche passaggio sugli aghi di pino ma nulla di preoccupante, poi la copertura diventa continua. Si sale di buona lena, sulla traccia un po’ lisciata ma comunque decente e guadagniamo rapidamente quota, scaldando le nostre membra.

 

 

Usciamo dal bosco

 

Dopo un’oretta abbondante siamo già al baitello nella radura a quota 1950m, dove facciamo una sosta merendina e ci scaldiamo al sole mattutino.

Mi sento bene anche a causa delle basse temperature e smetto di rimpiangere la scelta dei pantaloni leggeri e malgrado le fumaiole sulle creste ci fanno presagire vento nella parte alta della gita per ora non tira una bava di vento e si sta davvero bene.

Ripartiamo, ora al comando passa Enzo ad imporre il suo ritmo, io seguo e chiacchieriamo cercando di dare un nome alle imponenti cime che appaiono verso Nord.

L’ambiente si apre, appare il Brudelhorn con il suo bel profilo triangolare e la pineta della prima parte di salita lascia il posto ad ampi pendii, ampi spazi e panorami superbi. Inutile dire che sono le condizioni che preferisco. Per la perfezione mancherebbe solo il dover fare traccia, inoltrandosi in un mare di intonsità bianca con spirito di esplorazione, però ogni tanto la traccia fa anche comodo averla pronta, e poi non ci si può mica lamentare sempre, no?

 

 

Enzo e la vetta del Brudelhorn

 

Se la prima parte della gita è piuttosto diretta, ora le pendenze si addolciscono e con ampio semicerchio passiamo sotto la bastionata della vetta, per portarci sulla cresta fra il Brudelhorn e il Teltschehorn e salire la vetta dal suo lato gentile, ben diverso dal versante nord arcigno e severo.

Usciamo in cresta e un ventaccio gelido ci saluta, costringendoci a coprirci con i piumini. Pensare che è Aprile! Da qui in poi l’ampia dorsale ci conduce all’ultima rampa per la cima, oggi tutta per noi.

Strette di mano e contemplazione del panorama, grandioso sui 4000 dell’Oberland e del Vallese, e non meno spettacolare sui monti di casa, visti dall’altro lato.

Aspettiamo i soci, non molto in verità visto oggi sono in gran forma e ci prepariamo alla foto di rito in assetto da discesa.

 

 

Il gruppo in vetta

 

Giro di boa, che spesso per me significa fine o quasi del divertimento; ma non oggi.

La discesa comincia male, forse nel peggiore dei modi, alla prima curva uno scarpone chiuso male mi si apre ed esplodo, poi i soci decidono di buttarsi giù dalla cornice per scendere nel canale direttamente sotto la cima. Le prime curve mi sento impacciato, evidentemente cominciare la discesa con una toma non aiuta, poi piano piano, curva dopo curva, prendo confidenza con la neve bellissima e morbida ed inizia la goduria. Primo pendio da favola, poi percorso libero per ampi spazi, sotto il sole caldo ma nell’aria fresca.

Poi la powder lascia il posto alla crosticina, che per fortuna dura poco, più in basso, all’ingresso del bosco, di nuovo powder.

Pendii ripidi e neve bella, nel bosco rado. Che chiedere di meglio?

L’unica pecca verso la fine, sbagliamo l’ingresso di un ripido canalino e ci tocca ravanare seguendo la traccia di salita, stretta e con poca neve, prima di sbucare sui prati che ci porteranno al ponte sul Rodano, dove troviamo il firnello con effetto velluto.

 

Skialper: Vittorio, Enzo, Luca e Francesca

 

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