Brudelhorn (2780m) e Teltschehorn (2744m)

 

12/03/2017

Luogo di partenza: Geschinen

 

Difficoltà complessiva: BS

 

Tempo di percorrenza: 4 h per la salita.

 

Dislivelli: 1550m di salita circa

 

Raccomandazioni: Gita facile ma dal lungo sviluppo, considerare quasi 20 Km con la discesa ad Ulrichen.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Brudelhorn e Teltschehorn

 

La gita: E’ con un sorriso da ebete stampato sulla faccia che mi giro in su e vedo Enzo che si appresta a scendere il pendio giù dalla cima del Teltschehorn e grido “vieni che è èstupenda!”

Sarà l’inizio di una discesa da antologia, pura polvere canadese trasferita per l’occasione in val di Goms. Lo scotto da pagare saranno le lunghe spinte sulla strada del Nufenenpass e la faticata lungo la pista da fondo per rientrare a Geschinen, ma siamo i tutelli e se non rientriamo alla macchina cotti a puntino non siamo contenti. Del resto si sa, una birra fresca e le cazzate sparate mentre ci si cambia azzerano la fatica.

 

La sveglia suona ad un’ora immonda, mentre mi muovo in case stile Ninja per non svegliare moglie, bimba e gatto che ronfano alla grande. Dopo il lungo viaggio arriviamo a Geschinen sotto un cielo grigio bianco che mi convince addirittura a lasciare in macchina la zavorra fotografica e a pensare ma chi me lo ha fatto fare?

Cominciamo la salita, neve poca, tracce del vento che ha tirato tante, insomma la ricetta per una gita di emme; mettiamoci poi che tutello Enzo parte da subito con un ritmo forsennato che mi costringe a penare per tenergli le code e che il bosco fitto e ripido mi fa già pensare alle tribolazioni che mi attendono in discesa ed ecco che passo dopo passo sono sempre più convinto di aver fatto la scelta sbagliata e che avrei fatto molto meglio a rimanere nel letto, girandomi dall’altra parte al suono della sveglia.

Tutello Marco accusa la gita del giorno prima, io accuso la corsetta del sabato, e solo tutello Enzo sembra averne più di tutti e continua a macinare dislivello sotto i suoi sci manco stessimo facendo il mezzalama.

Provo a stargli incollato ma il caldo soffocante e la voglia di rifiatare mi stoppano per una sosta alleggerente e per riprendere fiato, cercando di capire chi sono e dove mi trovo. Che vada pure! Penso.

Il bosco si dirada, le pendenze si addolciscono un poco e finalmente gli spazi si aprono come piace a me. Alle spalle sua maestà Oberland comincia ad apparire, le nubi si diradano ed esce pure il sole. Tutello Enzo si è fermato, lo raggiungo e decido di continuare, avanzando con il mio passo, ammirando il panorama fantastico, facendo qualche foto e tirando giù qualche santo per lo zoccolo che continua a formarsi sotto le pelli.

 

 

Salendo verso il Brudelhorn

 

Arriva anche Marco, ora siamo sgranati, tutti e tre a vista in dolci pendii che ci conducono via via a prendere quota verso la cresta, sotto la bella ed elegante piramide del Brudelhorn.

A mille metri esatti di dislivello decido per una sosta mangereccia ed Enzo, puntuale come una cambiale, che arriva con il suo fare da trattore, anche lui in tribuleggio con lo zoccolo. Marco è attardato di poco, così continuiamo verso la bocchetta, studiando una eventuale traversata verso il Teltschehorn. Vento quasi a zero, temperatura gradevole, sole non accecante: le condizioni perfette per goderci l’ultima parte di questa bella salita, mentre passo dopo passo il Brudelhorn si avvicina. Ora manca solo l’ultimo strappo ed ecco Marco che con orgoglio sbuca dal colle.

Vetta! Enzo da buon tutino stoppa il cronometro non appena tocca la croce di ferro, stile Kilian Jornet sul Cervino. Stretta di mano, due foto e spellaggio e arriva Marco, che nonostante le fatiche del giorno prima ha preso solo cinque minuti. Bravi tutelli! La prima è fatta!

 

 

Ultimi metri verso la vetta

 

Data la mia lentezza da bradipo in discesa ne approfitto per portarmi avanti e butto giù con calma serafica quelle quattro curve dalla cima del Brudelhorn, poi spinta verso la Distelgrat, dove ci tocca il ripello. Manco a dirlo, sia Enzo che Marco mi hanno già superato entrambi…

 Un centinaio di metri di dislivello su pendenze dolci e terreno facile ed ampio ci portano alla vetta del Teltschehorn. Ora manca la parte più difficile: la discesa.

Mi immagino già il bosco per rientrare a Geschinen e le gambe protestano al solo pensiero ma ecco che vediamo delle tracce che scendono su Ulrichen, per cui decidiamo di completare il tour che avevamo in mente.

 

 

Tutelli scemelli

 

Anche in questo caso, mi avvantaggio nel cambio di assetto e parto via come una freccia (ah ah ah volevo dire come un bradipo) in discesa. Come sempre ho un po’ di apprensione, le capacità tecniche non mi consentono distrazioni e quasi sempre non mi sento perfettamente confortevole nella discesa ma ecco che bastano due curve per capire che sarà una discesa superlativa!

Powder! Powder! Come Cristoforo Colombo gridò Terra! Ecco che in questo inverno infame, finalemente l’abbiamo trovata!

Giù per la Chietal, a tutto gas e divertimento puro tra polverella e pendii dolci e sciabilissimi pure per me.

Marco ovviamente si esalta come un mandrillo mentre io ed Enzo, seppur limitatamente, ci godiamo il parco giochi.

Inizia il bosco e finisce la polvere, ora lungo rientro sulla stradina, poi strada del Nufenenpass molto poco scorrevole che ci costringe ad improvvisare la scivolata spinta ed infine la pista da fondo da Ulrichen a Geschinen, in cui, con un caldo soffocante e con la nostra buffa attrezzatura, restiamo impotenti agli sguardi dei vecchietti che ci superano impietosi.

Alla macchina il GPS segnerà quasi venti chilometri ma una birretta fresca ci ridarà le forze e la voglia di ridere ancora e manco a dirlo, pianificare nuove gite.

 

Tutelli: Vittorio, Marco ed Enzo   

 

Ski alp