Punte de Bricola (3656m) e Dent des Rosses (3613m)

23-24/08/2008

Luogo di partenza: Glacier de Moiry

 

Difficoltà escursione: Alpinistica PD

 

Dislivello: 2768m complessivi di cui 1384m in salita (Glacier de Moiry 2309m – Cabane de Moiry 2825m- Col de Bricola 3622m – Punte de Bricola 3656m – Col de Bricola 3622m – Dent des Rosses 3613m – Cabane de Moiry 2825m – Glacier de Moiry 2309m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 10-11h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita alpinistica di difficoltà modesta anche se essa varia in base in base al periodo dell’anno e alle condizioni atmosferiche. E’ sempre bene affrontarla accompagnati da persone esperte. Indispensabile l’attrezzatura da alpinismo, ovvero corda, cordino, piccozza, ramponi, moschettoni, imbraco.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Dal passo del Sempione si seguono le indicazioni per Briga, quindi si va verso Visp e Sion, quindi si risale la valle d’Anniviers fino a raggiungere la base del ghiacciaio di Moiry (circa 3 ore da Verbania)

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Bricola

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Partiamo carichissimi in vista della bella gita, purtroppo però le tre ore di macchina e il meteo infausto che ci accoglie al nostro arrivo ci fanno perdere parte della nostra carica. Il cielo è coperto e minaccia pioggia da un momento all’altro mentre l’aria pungente ci costringe ad indossare i nostri pile; solo la vista dei ghiacci sotto le nuvole riesce a tirarmi su di morale, con la sua sconfinatezza e maestosità.

Dalla base del ghiacciaio di Moiry ci incamminiamo verso il rifugio Cabane de Moiry. D’apprima costeggiamo un piccolo laghetto e poi iniziamo a salire per pratoni e poi su pietraia mista a sfasciumi.

Il paesaggio è di quelli grandiosi: il ghiacciaio domina tutto. Anche noi, nei nostri cuori, ci sentiamo oppressi e schiacciati dalle forze della natura, tra ghiaccio e nuvole: due stati fisici di quella molecola piccola piccola sulla quale si basa la vita.

Degli stambecchi a poche decine di metri da noi mi danno l’opportunità tanto attesa di rompere le balle per fare fotografie; neanche il tempo di dirlo ed eccomi là ad arrampicarmi su sfasciumi cercando di non fare rumore per cercare lo scatto vincente. Purtroppo stavolta mi va male a causa della scarsa luce che mette in difficoltà in mio teleobiettivo; vabbè mi accontento…

Dopo un’ora e mezza dalla partenza raggiungiamo il rifugio Cabane de Moiry che con i suoi lavori in corso mi preclude a quella sensazione di benessere e di comunione con la natura che dinanzi al ghiaccio riesco di solito a raggiungere. Anche il freddo pungente non aiuta di certo a farmi gustare il paesaggio, così non mi reste che sperare in un giorno migliore.

 

 

Il ghiacciaio di Moiry visto dalla Cabane de Moiry

 

E il giorno migliore è lì, lì che mi aspetta mentre io sono ancora nel mondo dei sogni; così al mio risveglio me lo ritrovo lì! Non una nuvola oscura le bellezze d’alta quota, mentre il ghiaccio sonnecchia ancora protetto dalla Pigne de la Le.

Ci incamminiamo di prima mattina puntando dritti all’attacco del ghiacciaio, che raggiungiamo in una mezz’oretta.

E finalmente il mio scarpone si poggia sul bianco! Facciamo cordate e via! Io e Claudio capitiamo nella stessa cordata, con Massimo capocordata e Roberto secondo.

 

 

Il ghiaccio ancora in ombra

 

Il passo killer di Massimo ci trascina sul ghiacciaio screpacciato che più non si può e ben presto rimaniamo soli noi quattro immersi nell’oceano di ghiaccio: le altre cordate non sono che puntini insignificanti nell’immenso candore.

 

 

Ci innalziamo al di sopra della valle bianca

 

I crepacci sicuramente non mancano e ci ritroviamo costretti a passare diversi ponti e saltare diversi buchi, alcuni dei quali, neanche a dirlo, sono semplicemente spettacolari!

E’ scontato dire che la mia bambinetta che mi sono portato a tracolla immortala tutto cercando di catturare nell’obiettivo la magia, la grandiosità e il mio stato d’animo euforico.

Attraversata la larga lingua bianca ci innalziamo a prendere quota dall’altra parte passando sotto le puntes de Mourti, e puntiamo dritti dritti al Col de Bricola.

 

 

Il Dent des Rosses, a sinistra si comincia a intravedere la Punta de Bricola

 

Infatti la leggerezza di non avere una cartina e il passo killer di Massimo che ha fatto il vuoto dietro di noi ci hanno fatto scambiare la Punte de Bricola per il Dent des Rosses…

Arrivati al Cole de Bricola ce ne rendiamo conto ma lo spettacolo dinanzi ai nostri occhi non ci fa rimpiangere nulla: Grand Corner, Dent Blanche, Zinalrothorn, Ober Gabelhorn, il glacier de Ferpecle e in lontana lui, il Bianco che con i suoi 4810 m si erge al di sopra di tutto l’arco alpino e che proprio oggi si rende partecipe di un incidente che ha coinvolto anche un verbanese. E’ la montagna, l’unica cosa che con la sua maestosità e austerità regala agli alpinisti emozioni indescrivibili, ma che proprio per la sua ricercata asprezza può talvolta essere fatale.

Basta un cenno tra di noi per intenderci: saliamo al Col de Bricola percorrendo la sottilissima cresta nevosa che ci porta alla base delle roccette, che superiamo legati ma senza grosse difficoltà.

 

 

Vetta! La più alta mai raggiunta dal sottoscritto, 3653m: in foto io, Roberto, Massimo, Claudio

 

Un attimo di sosta giusto per mettere qualcosa nello stomaco, guardarci attorno e ovviamente fare le foto di rito che ripartiamo per scendere nuovamente al Col de Bricola per poi riportarci con un bel traverso sotto il Dent des Rosses.

 

 

Le altre cordate veleggiano verso il Dent des Rosses, noi cominciamo a scendere dalla Bricola

 

Il passo killer diventa brutale e riprendiamo le altre cordate della gita. Poi anche in questo caso ci sono le roccette a renderci divertenti gli ultimi metri di dislivello, nessun problema eccetto una placconata di roccia che ci porta però dritti alla cima.

La roccia è comunque solida e gli scarponi fanno una buona tenuta (W il Vibram!).

Seconda vetta di giornata, anche questa sopra i 3600m. Panorama stupendo sul Lago di Moiry e sulla vallata, sui grandi delle alpi, sulla Dent Blanche e su tutto il mare di ghiaccio ormai sotto di noi.

 

 

Vetta del Dent des Rosses: senza parole

 

A questo punto, dopo aver fatto due vette come queste sotto un cielo terso e limpidissimo, non si può che ringraziare la sorte e tornare all’ovile. Forse sarà un po’ di stanchezza, sarà che ormai non ha più fretta, non so, sta di fatto che anche la nostra cordata, per una volta, si adegua al passo comune e possiamo rientrare alla Cabane de Moiry senza affanno…

 

Questa gita la dedico ad un eroe, un prezioso compagno di viaggio che quest’oggi mi è venuto a mancare: il mio altimetro… chissà se qualcuno me lo riparerà oppure mi toccherà ricordarlo mentre sugli ultimi metri verso il Dent des Rosses mi segnava una quota di 4600m, ultimo augurio che ha voluto farmi prima di lasciarmi.

 

Ringrazio il CAI sezione Verbano che mi ha permesso di vivere questa bellissima gita.

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