Breithorn (3436m)

 

04/05/2014

Luogo di partenza: Simplonpass

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 3 h – 4h per la salita

 

Dislivelli: 1439m di salita (Simplonpass 1997m – Breithornpass 3355m – Breithorn 3436m)

 

Raccomandazioni: scialpinistica classica e molto frequentata che ha come unico passaggio ostico il traverso sotto la nord dell’Hubschhorn, il quale presenta numerosi inconvenienti se ghiacciato o in condizioni di innevamento non sicuro.

L’esposizione a Nord-Ovest offre spesso la possibilità di una bella sciata.

La A della difficoltà è rappresentata dall’Homattugletscher che si sale verso il colle del Breithorn e la gita non richiede di per se attrezzatura alpinistica, anche se questa è comunque da consigliarsi.

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:

Dopo la travagliata gita alla Piramide Vincent e qualche altra gita mediamente impegnativa ci voleva una uscita ignorante, tutta dislivello e fatica e niente o quasi di tecnica.

Optiamo per una classicona, il Breithorn del Sempione.

Io e l'aspirante tutino Enzo scendiamo dalla macchina all'ospizio del Sempione e ci basta uno sguardo in su per renderci conto che il nemico vento sarà presente come minimo nella parte alta della gita.

Personalmente quando metto in spalla lo zaino mi sento sollevato, niente ramponi, picca o corda ad appesantirci; ci sono insomma tutte le premesse per provare il tutinaggio. La nostra idea è fare la gita in semivelocità e siamo abbastanza leggeri ma, ahimé, la strada per diventare tutine è ancora molto lunga e ce ne rendiamo conto quasi subito quando al traverso dell'Hubschhorn, sotto un cielo immacolato, ci rendiamo conto per parecchia gente sta tribolando con i rampant.

 

 

Poco dopo la partenza dal Passo del Sempione

 

Un tutino non avrebbe battuto ciglio e fatto scorrere le sue pelli nella traccia passando in scioltezza dall'altra parte ma noi, coniglietti timorosi, preferiamo la prudenza e ci fermiamo a mettere i rampant.

In verità non erano necessari ma chi poteva saperlo prima?

Passato il traverso togliamo i rampant con un tempo degno da meccanico di provincia, altro che pit stop da formula uno delle tutine!

Saliamo di buona lena, mentre il vento aumenta di intensità senza però essere ancora fastidioso.

Monti di casa sfilano alla nostra vista, mentre ci alziamo verso l'Homattupass e ci avviciniamo al conoide dell'Homattugletscher che scende dal colle. Su in alto, Terrarossa e Breithorn fumano abbondantemente di neve spinta su dal vento, che infuria sulla cresta in modo patagonico.

Nei pressi del colle Eolo diventa fastidioso prima e terribile poi, costringendoci a mettere la giacca a vento, anche in questo caso con tempistiche da pensionati e non da tutine.

 

 

Il Breithorn è spazzato dal vento

 

Usciamo dalla cornice in cresta, sfruttando la bellissima traccia di centinaia di skialper, e ci appare il Leone e soprattutto siamo esposti al vento patagonico che spazza la cresta sommitale del Breithorn.

Stringiamo i denti da buone e stoiche tutine ed in men che non si dica siamo in vetta.

Poche foto nella bufera e una veloce stretta di mano, una sguardo all'orologio per autocomplimentarci sui tempi di ascesa... si fa per dire, ed inizia la procedura del cambio assetto.

Con questo vento non se ne parla neanche di spellare senza togliere gli sci, pena il rischio di un rovinoso capitombolo, per cui giù lo zaino e con le robe che volano da tutte le parti cerchiamo di fare più presto possibile per non surgelarci le mani.

Intanto un tutino vero arriva in vetta e... neanche il tempo di tirare fuori il casco che lui è già pronto per scendere! Quanta strada abbiamo da fare noi aspiranti tutine goffe e lente!

Finalmente siamo pronti, non abbiamo perso pezzi di attrezzatura e cominciamo a sciare con le mani in completo congelamento, tanto che dovremmo fermarci diverse volte per il dolore alle dita.

Di fermarci a mangiare neanche se ne parla, troppo ventaccio gelido, per cui decidiamo di perdere quota almeno fino al traverso.

 

 

Panorama sulla via della discesa

 

La neve, devo dire, è molto meglio di quello che ci aspettassimo; prima polverella un po' pesantina, poi stando dalla parte giusta firnello non smollato e poi crostaccia che, per fortuna, dura poco e cede il passo alla neve primaverile compatta, che date le temperature di oggi assomiglia ad un pavimento marmoreo che però mi va ancora bene.

Oltre il traverso ci fermiamo al sole, in assenza di vento, per mangiare e bere, ormai a dita scongelate, poi il rientro sarà su firnello un po' meno marmoreo ma di certo non smollato.

Conclusione? Meglio lasciare alle tutine le performance, noi ce ne andiamo da Arnold, dove, guarda caso, non faremo di certo i salutisti e ci concederemo una bella birrozza e una fettazza di torta.

 

Skialper: Vittorio, Enzo

 

Ski alp