Böshorn (3268m)

 

13/03/2014

Luogo di partenza: Engiloch

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 3 ½ - 4  h di salita

 

Dislivelli: 1470m, probabilmente considerando la discesa iniziale si superano i 1500 - Chlusmatte 1798m – Sirwoltesee 2453m – Buccia d’Arancia 2800m – Böshorn 3268m

 

Raccomandazioni: Gita piuttosto complessa e tecnica, soprattutto se si considera il finale alpinistico non banale. La cresta presenta un passaggio di III abbastanza aereo, e a seconda delle condizioni può essere presente ghiaccio vivo.

Utili piccozza e ramponi e se si vuole proteggere la cresta, la corda.

A seconda delle condizioni sono molto utili anche i rampant, soprattutto nella parte basse che conduce ai laghi di Sirwolte.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Boshorn

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

Con calma e concentrazione mi accingo a fare l'ultima inversione per uscire dalla buccia d'arancia. Le pendenze ripidotte mi invitano a calibrare bene i movimenti, a restare concentrato anche se la neve tiene ottimamente. Ecco che mi appare davanti in tutta la sua bellezza il Böshorn. Da questa prospettiva non lascia certo indifferenti, con la sua parete nord, arcigna ed imponente.

Gli parlo, come a un amico che non si vede da tempo, gli parlo e gli chiedo il permesso di salire, di accarezzare la piccola croce che ne ingentilisce la vetta.

Da lì a poco mi ritroverò sulla sua cresta, ultima difficoltà da superare prima di camminare sulla testa del gigante. Io, piccolo ed insignificante, al cospetto delle Alpi.

Lasciami salire, Böshorn, vetta desiderata che ora ti avvicini. Non essere scontroso, in fondo voglio solo stare con te solo un poco, giusto il tempo di un caffé.

 

 

Quando la prima volta misi gli sci ai piedi, il mio obiettivo, che allora mi appariva lontano ed irraggiungibile, era il Böshorn. Tecnicamente troppo lungo, troppo ripidino e poi quell'incognita della cresta, per cui ho sempre guardato al Böshorn come ad una gita troppo difficile per me.

L'anno scorso qualcosa si è sbloccato, forse ho preso sicurezza sulle tavole, forse ho cominciato a ritenere che fosse possibile ma il meteo avverso prima e impegni casalinghi poi mi hanno fatto rimandare il progetto che è rimasto lì, in attesa di essere realizzato.

Ecco che questa mattina, dopo una sveglia truce, calzo gli sci ad Engiloch e guardo su. Il progetto ha preso forma, è uscito dal cassetto e chiede prepotentemente di essere realizzato.

La temperatura è ottimale, né troppo caldo né troppo freddo, assenza di vento, così di buona lena ci dirigiamo verso la cascata. La neve è buona e c'è anche un po' di polverina che fa tenere le pelli, per cui non metto neanche i rampant e per la prima volta supero la cascata solo con le pelli, senza difficoltà alcuna. Primo buon sintomo indicatore, penso.

 

 

Il traverso sulla cascata

 

La traccia, affollata di scialpinisti, sale verso i laghi di Sirwolte, dove facciamo una pausa per un goccio di té caldo e un po' di cibo, osservando il resto del percorso costellato di scialpinisti più mattinieri.

Saliamo su pendenze che si fanno interessanti ma la buona neve fa sì che non ci siano problemi, poi abbandoniamo la traccia che sale verso lo Schilthorn, per girare a destra e rifiatare su un tratto in piano, prima di arrivare alla base della buccia d'arancia, luogo per me mitologico e chimerico, che ora guardo con apprensione prima di accingermi a salirlo.

Mi concedo una pausa, scatto qualche foto, mi guardo attorno godendomi il meraviglioso ambiente e via, ci siamo! La buccia d'arancia scorre placida e docile sotto le pelli, anche qui la neve è ottimale e inaspettatamente non incontro nessun problema nella salita.

All'uscita della buccia il Böshorn appare in tutta la sua maestà, non so per quale strana associazione di idee mi viene il Pedum, anche se con lo scialpinismo non c'entra molto, ma a volte la mente fa dei giri strani, soprattutto quando ci si avvicina a quota 3000.

 

 

La meta appare imponente

 

Un pezzetto di piano e poi un traverso immettono sull'ultimo pendio, inaspettatamente ripido ed impegnativo per le mie scarse capacità tecniche.

Ora l'ambiente è sublime, si domina il Griessernuhorn e lo Schilthorn e guarda un po' chi si intravede... la nord del Fletschhorn!

Le pendenze aumentano, la traccia è stata ampiamente rovinata dalle prima discese e i problemi tecnici tanto invocati alla fine arrivano... le inversioni si fanno per me difficiline, il rischio in caso di caduta sarebbe importante e quindi rallento, mi fermo, ogni inversione diventa un procedimento complesso e delicato, soprattutto nella parte centrale del pendio in cui vi vedo costretto a riesumare gli sfilati per girare le tavole!

Meno male che la neve è bella e tiene bene, altrimenti non ci avrei pensato due volte a togliere le tavole e metterle in spalla!

Deposito sci: so di avere un po' di tempo mentre aspetto i miei compagni di gita, per cui tiro fuori la corda, metto i ramponi, preparo un po' di ferraglia e scatto qualche foto, il tutto condito da un po' di public relations volte a capire come è messa la cresta e quali sono le reali difficoltà. Molti salgono e scendono senza corda né ramponi ma la prudenza non è mai troppa, inoltre visto che mi sono scarrozzato corda e acciaio per 1500 m di salita, perché non usarli?

Arrivano Francesca ed Eugenio, indomiti e tenaci come sempre. Siamo pronti.

Ci leghiamo e partiamo, primi passaggini facili e poi il verticalino di III grado, pulito e ben appigliato. Passo, recupero Eugenio e Francesca e via, verso un altro passaggino aereo ma più semplice, poi la vetta è tutta per noi.

 

 

La cresta sommitale del Böshorn

 

Il Böshorn si è concesso.

Riscendiamo la cresta, dopo le foto e le strette di mano, con prudenza e circospezione, stavolta è Francesca a prendere la leadership chiudendo la cordata.

Al deposito sci mangiucchiamo, spelliamo e agganciamo le tavole.

Le prime curve su certe pendenze (circa 40° a occhio) mi creano una certa... apprensione ma mi basta un'occhiata a Francesca che ha già cominciato a saltellare come un camoscio per capire che la neve è bella e allora piega, punta... salta!

Prima parte su powderella, anche se non ottimale decisamente buona, poi quasi da urlo sulla buccia d'arancia e via via più umida e pesantina, fino al firnello primaverile alternato a crosticina fastidiosa che ci aspetta sotto la cascata ma con le ultime curvette anche questo pendio è alle nostre spalle e in un batter di tavole siamo alla macchina, io in particolare con un sorriso idiota stampato sulla faccia manco avessi salito l'Aconcagua!

Gitona da favola per me, una salita in ambiente grandioso, una discesa decisamente al di sopra delle aspettative, che chiedere di più? Il nome Arnold vi dice qualcosa? E le parole torta e birrozza?

 

Scialpinisti: Vittorio, Eugenio, Francesca.

 

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