Bocchetta di Scaredi (2095 m) Cima di Campo (2181)

18/11/2007

Luogo di partenza: Fondo li-Gabbi (Val Loana)

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 1886m complessivi di cui 943m in salita (Fondo li-Gabbi 1238m –  Le Fornaci 1327m – Alpe Scaredi 1841m – Bocchetta di Scaredi 2095m – Cima di Campo 2181m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5-6h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Escursione che nel periodo estivo non presenta particolari difficoltà, il dislivello non è eccessivo ed il sentiero sempre ben segnalato. Cosa ben diversa è invece nel  periodo tardo-autunnale in quanto è facile trovare neve e ghiaccio anche prima di giungere all’alpe Scaredi. Per chi volesse effettuare l’escursione al di fuori del periodo estivo è raccomandata prudenza. Sono richiesti abbigliamento sportivo e scarponi da montagna. In inverno è consigliato l’uso di ramponi.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione fino a raggiungere l’uscita Val Vigezzo – Masera. Quindi si percorre la val Vigezzo fino a Malesco, dove si seguono le indicazioni per la Val Loana. Percorsa la strada asfaltata fino alla fine si giunge alla località Fondi di-Gabbi, punto di partenza dell’escursione.

 

L’escursione: Partiamo da Fondi di-Gabbi di buon mattino, la temperatura è piuttosto bassa ma il clima è secco e non è una giornata ventosa, cosicché si sta abbastanza bene, o meglio riusciamo ad evitare il congelamento. La cima della Laurasca ci guarda da lontano debolmente innevata.

La meta del giorno è infatti la Laurasca, ci incamminiamo quindi lungo la strada sterrata che origina dal normale proseguimento della strada asfaltata, addentrandoci nella Val Loana ancora all’ombra.

Dopo un bel tratto in piano cominciamo a salire in modo abbastanza deciso seguendo la mulattiera segnata da segni di vernice bianco-rossi.

Poco dopo aver iniziato la salita raggiungiamo le fornaci, luogo in cui un tempo si fabbricava la calce. Questi forni di pietra sono stati oggi restaurati ed è possibile leggere i cartelli esplicativi affissi sul luogo per scoprire come veniva fatta la calce.

Il calcare, costituito da carbonato di calcio, veniva portato a dorso di mulo dalle zone circostanti l’alpe Scaredi, quindi una volta ridotto in briciole veniva fatto cuocere lentamente. Il carbonato di calcio perde anidride carbonica divenendo ossido di calcio, ovvero calce viva.

Superata la località delle fornaci la mulattiera costeggia il torrente Loana, in questo periodo dell’anno completamente ghiacciato.

 

 

La cima della Laurasca ci osserva imperiosa mentre risaliamo la Valle Loana

 

Il torrente ghiacciato invade la mulattiera in un tratto abbastanza ampio, piuttosto scivoloso e su roccia. Non tentiamo l’attraversamento alquanto pericoloso ma ci arrampichiamo nel bosco sulla destra del sentiero. Dopo un attraversamento libero di circa 50 m ritroviamo la mulattiera lasciandoci alle spalle il tratto ghiacciato.

Continuiamo la salita sperando nell’arrivo del sole che non è ancora sorto. Superiamo due brevi tratti di sentiero ghiacciato a causa del torrente Loana piuttosto invasivo. Finalmente raggiungiamo l’alpe Cortenuovo e quindi l’alpe Scaredi.

 

 

Il monte Rosa domina l’orizzonte.

 

L’alpe Scaredi segna il confine della riserva naturale della Valgrande, ed essa ci appare sotto di noi in tutta la sua bellezza, con in centro il caratteristico Pizzo Mottac. Il Rosa, bello e nitido come non mai, domina l’orizzonte mentre il Proman e il Lesino si ergono come una cornice messa a proteggere l’ultimo baluardo selvaggio in cui la natura si è rifugiata. Dalla parte opposta la Laurasca, ancora in ombra, ci osserva austera.

Dopo una breve sosta riprendiamo la salita in direzione della cima Laurasca. In breve raggiungiamo una zona pietrosa con dei piccoli specchi d’acqua gelati.

 

 

Piccolo specchio d’acqua ghiacciato.

 

Il ghiaccio rende difficoltosa la salita soprattutto se sprovvisti di ramponi. Aiutandoci con le bacchette si inerpichiamo su per il pendio puntando direttamente la vetta. Purtroppo però di noi tre solo Natalino ha i ramponi, quindi dopo averli ceduti cavallerescamente a Giada, decidiamo di ripiegare sulla bocchetta di Scaredi per poi tentare una ascesa da quella parte, su cui batte sempre il sole.

Con qualche difficoltà (non certo Giada che è ramponata) risaliamo la costa della montagna aggirando la vetta fino a giungere alla bocchetta di Scaredi. Da qui ci rendiamo conto della impossibilità di conquistare la Laurasca in quanto uno scivolo di ghiaccio ci blocca l’ultimo tratto di salita. Troppo tardi ormai per tornare indietro e risalire dall’altra parte! Ci godiamo comunque il bel panorama dalla bocchetta. La vista spazia sui laghi d’Orta e Maggiore, la Val Pogallo, la Val Grande, vicinissima la cresta della bocchetta di Campo con il bivacco dinanzi al Pedum, austero come una nera cresta contro il limpido cielo. Lontani sono il Leone e il Rosa, la punta della Rossa e tutte le vette ossolane. Lontanissimo, sopra il mare di nubi, si erge il Monviso.

 

 

Il piccolo gruppo di escursionisti alla bocchetta di Scaredi: Vittorio, Giada e Natalino

 

Dalla bocchetta di Scaredi, con un ultimo piccolo sforzo Vittorio si lancia alla conquista della Cima di Campo, percorrendo la cresta in direzione del Pedum, attraverso un paio di saliscendi si raggiunge la cima.

Il panorama, come quello dalla bocchetta di Scaredi, è da togliere il fiato…

 

 

La Val Grande vista dalla Cima di Campo, sullo sfondo il Leone e l’arco delle Lepontine

 

Dopo una meritata sosta ripartiamo incamminandoci verso la Val Loana, le ore di luce non sono più molte dinanzi a noi, cosicché con rammarico rinunciamo alla vetta della Laurasca. Un motivo in più per ritornare in questi bellissimi luoghi.

Nel rientro prestiamo attenzione al terreno ghiacciato in quanto una scivolata potrebbe costare cara, quindi ripassando da Scaredi salutiamo la Val Grande ridiscendendo nella Val Loana.

Il sole è già tramontato da un pezzo, o forse in Val Loana non è mai sorto, e le temperature scendono di parecchi gradi sotto lo zero.

Affrettando il passo raggiungiamo la macchina e ci dirigiamo verso un te caldo.

 

Si ringraziano Vittorio, Giada, Natalino

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