Lago di Baranca (1837m)

23/11/2008

Luogo di partenza: Alpe Bocchetto

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 1630m complessivi di cui 815m in salita (Alpe Bocchetto 1022m – Piè di Baranca 1250m – Alpe Rusa 1391m – Alpe Selle 1818m – Piccola altura sul lago di Baranca 1837m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 4 ½  h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Escursione semplice anche se nel periodo invernale presenta delle difficoltà, per cui se ne consiglia la percorrenza nel periodo estivo, anche a causa delle basse temperature a cui rimane esposta la valle Olocchia.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Gravellona Toce si segue la statale SS33 del Sempione e si esce a Piedimulera, si seguono quindi le indicazioni per Macugnaga dopo qualche chilometro si seguono le indicazioni per Bangio. Ci si inerpica verso l’alpe Soi, quindi si volta a destra in direzione dell’alpe Bocchetto. La strada diventa sterrata ma comodamente percorribile fino all’alpe Bocchetto. Volendo si può proseguire in auto fino a Piè di Baranca accorciando in questo modo la gita.

 

Album fotografico:

 

L’escursione: E’ una bellissima giornata tardo-autunnale e le previsioni danno freddo polare con lo zero termico a 200m nelle ore più calde. Ovviamente decidiamo di percorrere una valle esposta a nord per adempiere al nostro dovere di escursionisti sadici ed optiamo per la valle Olocchia: una diramazione della arcinota valle Anzasca.

Giunti all’alpe Soi sbagliamo strada e ci infiliamo con la macchina in uno sterrato pessimo nei pressi di una frana. Non ce ne rendiamo subito conto cosicché ci arrampichiamo su per uno sfasciume e giunti in cima ci rendiamo conto di aver sbagliato strada.

Dopo questa falsa partenza ci rimettiamo in macchina e raggiungiamo l’alpe Bocchetto. E’ un po’ tardi per tentare grandi cose ma, prese dietro le ciaspole, cominciamo a camminare sulla sterrata verso l’alpe Piè di Baranca.

La neve imbianca le vette che ci sovrastano racchiudendo la valle in una stretta gola. Il freddo è da subito impegnativo e Giada sfoggia la sua divisa da eschimese a cipolla ma stavolta anch’io mi ritrovo costretto ad abbandonare lo stile maniche corte e camicia per coprirmi con un pile. Del Sole neanche l’ombra, anzi solo quella appartenente alla Punta del Moro che continua a coprire tutta la valle.

Ci addentriamo verso Piè di Baranca e man mano che camminiamo il paesaggio diventa più selvaggio e più aperto. Giunti a Piè di Baranca passiamo su un ponticello e cominciamo a salire nel bosco su un sentiero ben tracciato che con ripidi tornanti si conduce all’alpe Rusa, dove incontriamo la prima neve.

 

 

L’alpe Rusa immerso nel bosco di faggi

 

Da qui un bel traverso coperto di neve, neanche a dirlo ghiacciata, ci porterà all’alpe Selle. E’ giunto il momento di indossare le ciaspole che cominciavano a sentirsi inutili attaccate allo zaino; la traccia del sentiero, anche se coperta di neve, è evidente e non abbiamo problemi a restare sulla retta via. Il paesaggio continua a mutare: dal bosco siamo passati ora in uno spazio aperto, con la cima dei Turni e il Colle d’Egua che ci appaiono in tutto il loro candore; anche il Tignaga fa capolino dalle creste e ci saluta mentre lasciandoci alla sinistra l’alpe Oreto ci avviciniamo alla testata della valle.

 

 

L’alpe Oreto

 

Finalmente ecco il Sole! Decidiamo di mangiare qualcosina sperando che non si sia congelato nello zaino e dopo un bello spuntino ci rimettiamo in marcia. Pochi minuti di cammino ed eccoci all’alpe Selle da dove ammiriamo la villa Lancia (o meglio ciò che ne resta) e davanti a noi il lago già mezzo congelato…

 

 

Il lago di Baranca

 

Non paghi della bella vista decidiamo di raggiungere la sommità della piccola altura a picco sul lago ed in pochi minuti eccoci là a guardare la Val Sesia, e il lago sotto di noi, e la punta del Moro, e la strada percorsa. Che bel posto! E poi quel lago mezzo congelato… li capiamo, i Lancia, che decidevano di passarci le ferie sulla sua riva.

 

 

Vittorio il Liscio e Giada la Riccia: famosi alpinisti della valle Olocchia

 

Per i pranzo ci ripariamo dal vento debole ma ghiacciato dietro il muro di una bellissima baita, scattiamo qualche foto e poi giù verso il fondovalle, con un po’ di rammarico per l’ora tarda che non ci consente di allungarci al Colle d’Egua dove, lo sappiamo, ci avrebbe atteso il Rosa maestoso e solenne come solo lui sa essere, mostrando in fila le sue vette ardite.

Peccato ma portiamo comunque a casa le immagini e le sensazioni di una bella gita, in una zone selvaggia ed inesplorata dagli amanti della montagna.

 

E così scendiamo, leggeri nel passo e nell’animo, perché andare in montagna stanca il corpo ma riposa la mente. La sento svuotarsi ad ogni passo che faccio e penso che mi piacerebbe restare in questo stato d’animo soffice in cui senza una ragione mi sento semplicemente felice e po’ idiota.

 

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