Alpe Campo (1460m)

27/03/2009

Luogo di partenza: Trontano

 

Difficoltà escursione: T/E

 

Dislivello: 1860 m complessivi di cui 960 m in salita (Trontano 530m – alpe Faievo 950 m - alpe Parpinasca 1190 m – alpe Basagrana 1460 m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Bella passeggiatona che non comporta grandi fatiche e permette di godere comunque di un bell’ambiente panoramico ed ampio. Un balcone alla base del Tignolino da cui l’occhio spazia sulla Valdossola. La traccia è battuta anche in inverno e la gita si adatta molto bene alle ciaspole.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Seguendo la strada statale del Sempione si esce a Masera e si seguono le indicazioni per Trontano, ove si può lasciare l’auto in un parcheggio abbastanza ampio. La strada per Parpinasca parte proprio dal paese e nel caso in cui si dovesse avere difficoltà a localizzarla ci si affida alla gentilezza dei Trontanesi.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Basagrana

 

Album fotografico:

 

L’escursione: In previsione c’era l’apertura della strada di Riale, che mi avrebbe permesso di tentare per la terza volta la salita alla punta Valrossa. Come spesso accade il meteo aveva già demolito le nostre speranze e abbiamo pensato di giocare d’anticipo sulla perturbazione, andando al pizzo Bandiera di venerdì, ultimo giorno di beltempo.

Io e Fabrizio (http://salitomania.splinder.com/) ci ritroviamo speranzosi e puntiamo verso Devero scrutando il cielo, che continua a restare di colore indefinito, finché arrivati a Devero non ci restano dubbi: nevica grosso e qui sarà una giornata di m….

Dopo un breve consulto sul piano B decidiamo di salire all’alpe Parpinasca da Trontano, sperando che ci sia neve a sufficienza per non farci portare ciaspole in mano e sci in spalla.

A Trontano ci incamminiamo sci in spalla e ciaspole in mano, sulla pista agro-silvo-pastorale che sale nella bella faggeta scarsamente innevata in direzione Parpinasca. In paese ci hanno detto che di neve ce n’è ancora tanta e fiduciosi continuiamo a salire incontrando neve a chiazze qua e là a seconda dell’esposizione.

Dopo una mezz’oretta di marcia, a quota 800 m circa, la neve è continua, cosicché possiamo calzare sci e ciaspole. La salita è piacevole e il paesaggio si apre alle nostre spalle sull’alta valdossola mentre il Tignolino fa capolino tra le cime degli alberi: alberi belli, maestosi, contorti, vecchi e rugosi che tra poco germoglieranno per coprirsi di verde per l’ennesima volta, per annunciare la fine dell’inverno e l’inizio di una nuova primavera.

 

 

L’alpe Faievo tra faggi e betulle

 

Giunti all’alpe Faievo pieghiamo a sinistra, assecondando le pieghe della montagna sempre sulla strada forestale adesso abbondantemente innevata.

Nei pressi dell’alpe Parpinasca, sede del tanto maestoso e regale quanto inutile bivacco, il sipario si apre sulla colma di Basagrana e sul vicino Tignolino.

 

 

…e il Tignolino ci osserva in tutto il suo splendore

 

Io e Fabrizio ci guardiamo, so che pensiamo la stessa cosa: sarebbe bello andare su ma l’ora tarda ci fa desistere. Decidiamo di andare ancora avanti un pezzetto, fino all’ultimo alpeggio che si incontra verso la colma di Basagrana.

Adesso di neve c’è n’è in abbondanza. I tetti delle baite affiorano appena e in qualche caso sono completamente sepolte.

 

 

Fabrizio in vetta!

 

Ci fermiamo per una sosta guardando il panorama mentre mangiamo qualcosina (non specifico chi dei due si abbuffa…) e ne approfitto per far andare un po’ su e giù l’otturatore. Il protagonista è ovviamente il Tignolino che osserviamo con ammirazione, rimandando l’ascesa alla prossima estate.

Dopo il pranzetto non ci resta che togliere l’alzatacco e le pelli e procedere alla discesa, che per quanto mi riguarda è stata divertente anche se la neve cedevolissima mi ha fatto fare qualche scivolone e tante risate…

 

 

Fabrizio in azione

 

Fabrizio invece si è prestato per farmi fare pratica sui soggetti in movimento e sulle foto sportive…

 

Escursionisti vagabondi: Vittorio e Fabrizio

 

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