Lago del Sabbione, rifugio 3A, Griesspass, Cornopass

(2960m)

04/08/2007

Luogo di partenza: Diga di Morasco (1815 m)

 

Difficoltà escursione: E/EE

 

Dislivello: 2800m circa complessivi di cui circa 1400m in salita (diga di Morasco 1815m – Lago del Sabbione 2466m – Rifugio Claudio e Bruno 2710m – Rifugio 3A 2960m – Piano dei Camosci 2430m – Griesspass 2462m – Cornopass 2494m – Bettelmatt 2112m – diga di Morasco 1815m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 11h circa totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: E’ una escursione piuttosto lunga e impegnativa, per questo scegliamo di svolgerla in due giorni dormendo nel punto più alto dell’escursione, il rifugio 3A.

Impegnativo il tratto che dal piano dei Camosci conduce al Griesspass (sentiero Castiglioni). Si consiglia un abbigliamento adeguato in quanto il freddo è in agguato anche nei mesi più caldi dell’anno. Infine è consigliato fortemente vestire scarponi impermeabili in quanto la gita prevede qualche facile passaggio su ghiaccio.

 

Raggiungere il luogo di partenza: dalla superstrada SS33 in direzione Domodossola, si  esce a Crodo seguendo le indicazioni per la cascata del Toce. Si supera la cascata del Toce ed in breve si giunge a Riale, si prosegue verso sinistra in direzione dell’evidente diga di Morasco dove si lascia l’auto.

  

L’escursione: Data la lunghezza della gita decidiamo di affrontarla in due giorni. Il primo giorno prevede l’ascesa al rifugio 3A, per poi discendere il secondo giorno verso il piano dei Camosci, Griesspass ecc. Partiamo dalla diga di Morasco percorrendo la carrabile che costeggia il lago, al termine del lago seguiamo le indicazioni per il lago del Sabbione. Per giungere a tale lago vi sono due percorsi possibili. Il primo, quello consigliato, sale verso l’alpe Bettelmatt per poi tagliare in direzione del rifugio Città di Busto e quindi verso il lago. L’altro percorso è più corto e diretto, teoricamente chiuso per pericolo di caduta massi in realtà è sempre molto frequentato dagli escursionisti, che di norma lo preferiscono all’altro. Scegliamo di percorrere l’itinerario più breve, quindi iniziamo a salire subito in modo piuttosto deciso in un canalone costeggiando il letto scosceso del rio del Sabbione. Il lago di Morasco dietro di noi comincia ad abbassarsi mentre il paesaggio cambia diventando più roccioso.

Attorno a noi le più importanti vette della valle. La vetta Castel, il Crono Brunni, Corno Gries risplendono in una fantastica giornata di sole quando giungiamo in vista dell’imponente ghiacciaio del Sabbione.

Quando fu ultimata la costruzione della diga (1953) il ghiacciaio si tuffava nel lago occupandone i ¾ del volume attuale. La costruzione dello sbarramento ha accelerato l’arretramento della lingua glaciale cosicché l’acqua ha respinto a poco a poco il ghiaccio fino ad oggi in cui uno spesso strato di detriti separa il ghiacciaio dalle acque del lago. Per rendersi conto dell’arretramento dei ghiacci basta pensare la lingua glaciale è arretrata di 1600m nell’ultimo secolo raddoppiando la capacità dell’invaso artificiale (passato da 26 m3 agli attuali 50 m3).

 

 

Il lago del Sabbione: alle spalle il ghiacciaio del Sabbione

 

In breve raggiungiamo il lago del Sabbione (circa 2 ore dalla partenza), dove si trova il rifugio Claudio Mores. Tale lago può costituire un ottimo punto di arrivo per una gita facile ed abbastanza breve, adatta anche a bambini.

Dopo una breve sosta proseguiamo la marcia verso il rifugio 3A, quindi attraversiamo la diga e costeggiamo il lago cominciando a prendere qualche metro di quota. Il sentiero di divide in due percorsi. A destra la direttissima per il rifugio 3A mentre a sinistra si punta verso il rifugio Claudio e Bruno, situato in corrispondenza della punta del lago opposta alla diga, circa 250 m più in alto.

Scegliamo di compiere il giro lungo passando anche dal rifugio Claudio e Bruno.

In circa un’ora e mezza di cammino dal lago del Sabbione giungiamo al rifugio. Il sentiero non presenta nessuna difficoltà e non vi è possibilità di perdersi.

Il rifugio Claudio e Bruno, è situato tra due fronti del ghiacciaio del Sabbione. Il panorama è spettacolare e ci fermiamo per bere un tè caldo contemplando l’ambiente grandioso e austero.

 

 

La lingua di ghiaccio che scende fino a pochi metri dal rifugio Claudio e Bruno

 

Dal rifugio Claudio e Bruno in un’oretta raggiungiamo il rifugio 3A, posto proprio sopra il lago del Sabbione. Dal rifugio in breve raggiungo la sella posta 50 m più in alto, ove vi è una piccola statua religiosa. Il panorama è davvero notevole e la giornata è fantastica. Si vedono persino le inconfondibili punte del Rosa. Verso Sud il ghiacciaio del Sabbione domina la vista, a Est il Corno di Ban domina il lago del Sabbione e i piccoli gemelli di Ban, la Castel, il lago Toggia, i laghetti del Boden, e verso Nord si ergono maestosi i corni Gries e Brunni, la punta dei Camosci. Ad Ovest chiudono la vista i resti del ghiacciaio del Siedel, purtoppo il forte ritiro.

Scende la sera ed il cielo si tinge di colori regalandoci emozioni.

 

 

Scende il sole al rifugio 3A

 

Dopo un ottima cena ci godiamo lo spettacolo offerto dalle stelle e andiamo a letto.

Il giorno successivo siamo sorpresi da un’alba meravigliosa e incominciamo la discesa sul ghiacciaio del Siedel.

 

 

 

L’alba sulla distesa di picchi

 

Da dietro il rifugio 3A si scende tenendosi alla destra dei paletti dell’impianto di sci estivo, evitando il più possibile le lastre di ghiaccio. E’ bene prestare la massima attenzione soprattutto se, come noi, non si è dotati di attrezzatura alpinistica. Tenendoci sempre sulla destra del canalone e seguendo una pista segnalata da radi ometti di pietra raggiungiamo le pendici del ghiacciaio, lo attraversiamo e proseguiamo in direzione dell’evidente piano dei Camosci.

Da qui si può scendere all’alpe Bettelmatt e tornare a Morasco chiudendo l’anello (percorribile in giornata senza grosse difficoltà) oppure tenersi sulla sinistra per seguire il sentiero Castiglioni, il quale si innalza dapprima a superare uno sperone di roccia per poi proseguire in costa a strapiombo sull’alpe Bettelmatt. Alcuni tratti di questo sentiero sono esposti e pericolosi, vi sono da superare un paio di tratti ferrati, tuttavia alcuni paletti della ferrata sono instabili o del tutto staccati dalla roccia, è bene quindi affidarsi alle proprie forze per proseguire l’ascesa.

Si consiglia di percorrere questo tratto solo se dotati di un minimo di esperienza e cautela. In alternativa è possibile dal piano dei Camosci scendere a Bettelmatt per poi risalire su comodo sentiero al Griesspass.

Impavidi percorriamo il sentiero Castiglioni che ci regala bellissimi scorci panoramici, a volte forse anche troppo panoramici…

 

 

Il punto più alto del sentiero Castiglioni, alle spalle di Giada il lago del Sabbione, alla sua sinistra la parete di roccia appena aggirata

 

Giunti in vista del lago del Gries (Griessee) il sentiero diventa comodo e piacevole, il lago e l’omonimo passo appaiono circa 200m sotto di noi mentre una cresta ci separa dal gigante ghiacciaio del Gries (Griesgletscher).

Scendiamo al lago Gries costeggiandone un breve tratto mentre alle sue spalle il ghiacciaio omonimo domina lo sguardo. Il ritiro dei ghiacci non ha risparmiato questo gigante che fino a pochi anni fa finiva direttamente nel lago estendendosi fin sotto la punta dei Camosci.

Dopo una sosta al passo Gries proseguiamo verso il passo del Corno ed in breve raggiungiamo i due laghetti.

 

 

Il lago Griessee, alle spalle l’omonimo ghiacciaio

 

 

I due escursionisti al passo del Corno

 

Da qui torniamo al passo Gries e scendiamo su comodo sentiero a Bettelmatt, dove osserviamo le mucche “dal latte d’oro” pascolare, ed in breve a Morasco.

 

Si ringraziano Vittorio e Giada

                                                                   

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