Wild Sardinia + Bonifaziu

11-26 Agosto 2017

 

 

Album fotografico:

 

Carico la macchina sotto un diluvio impietoso, carico Greta ancora più carica della macchina e si parte! Passiamo al lavoro da mamma, a prenderla, e via verso Genova! Sulla strada prendiamo tanta di quell’acqua e di vento, fulmini e saette che ad un certo punto ci viene pure il dubbio che la nave non possa partire con questo tempaccio, ma come per incanto, le nuvole restano a nord del Turchino ed a Genova troviamo qualcosa di simile al bel tempo, o per lo meno non piove.

Veniamo stipati nel piazzale sul molo insieme ad altre mille mila macchine con le quali condividiamo lo scopo, quindi piano piano, la pancia della nave si apre e una per volta saliamo.

La nave è strapiena, il mare grosso e burrascoso ma noi, cotti come pere, ci addormentiamo di sasso fino a che la voce metallica dell’altoparlante di sveglia per invitarci a lasciare la cabina in quanto stiamo per arrivare ad Olbia.

 

Lo avevamo deciso dall’inizio: ignorare la costa Smeralda e Olbia, per dirigerci nella zona del Golfo degli Orosei, in provincia di Nuoro.

A Cala Gonone troviamo il camping e sistemate le cosine ci facciamo una capatina in paese, alla ricerca del modo per visitare le grotte del Bue Marino. Ovviamente pullula di insegne e operatori che ti offrono il tour in barca e ne scegliamo uno che include una capatina a Cala Luna.

Le grotte del Bue Marino, ramo Est (quello più caratteristico e blasonato) sono bellissime; il mare vi entra dentro per circa 800 metri lineari e le abbiamo trovate davvero suggestive. La spiaggia di Cala Luna, molto affollata, è comunque all’altezza delle aspettative e ci appare come una falce di sabbia contornata da grotte e pareti calcaree. L’unico rammarico è che il sole, qui, ben presto gira dietro i monti e le scogliere, lasciando la spiaggia all’ombra.

Sotto il pelo dell’acqua ci si apre un mondo spettacolare fatto di pesci, vegetali, rocce, scogliere. Un mare vivo e cristallino che merita di essere vissuto ed ammirato.

 

 

Cala Luna

 

Il giorno seguente decidiamo di allontanarci momentaneamente dal mare, per qualche ora, per visitare la zona del Supramonte. Visitiamo brevemente la sorgente di Su Gologone e ne approfittiamo per chiedere informazioni per il villaggio nuragico di Sa Seddà e Sos Carros, forse meno scenico di Tiscali ma decisamente più accessibile.

Ottenute le info stradali le seguiamo fedelmente e scopriamo che la strada che vi conduce è sterrata… povera macchinina… ma alla fine raggiungiamo il sito archeologico dove ci offrono la visita combinata della grotta Corbeddu, la grotta Sa Oche e il villaggio nuragico di Sa Seddà e Sos Carros.

Grotta Corbeddu molto poco interessante dal punto di vista speleologico ma viceversa lo è molto per la sua storia e preistoria, mentre la visita al villaggio ci offre una piacevolissima sorpresa con una fontana sacra unica nel suo genere. Prima di terminare la giornata però, andiamo a rinfrescarci al mare, dopo i 40°C dell’entroterra ci voleva proprio!!!

Uno dei miei crucci e pallini era quello di arrivare a piedi a Cala Luna ed il giorno seguente, raggiunta in macchina Cala Fuili e lasciate le donne in spiaggia, ci riprovo! Il sentiero da Cala Fuili a Cala Luna, da molti sottovalutato per il suo impegno, è bellissimo. Un saliscendi con pendenze a tratti degne di una skyrace ed un fondo tecnico e divertente, costeggia il mare nella fitta macchia mediterranea prima di tuffarsi giù a Cala Luna. Bello arrivarci in barca ma volete mettere di corsa? Tornato indietro mi ricongiungo alle donne e bagno al mare selvaggio, tra pesci e scogliere, in un mare da sogno fino a che, stanchi di poltrire, si fa per dire, in riva al mare, decidiamo di completare il tour delle grotte visitando Ispinigoli.

 

Eravamo scettici se visitare la quarta grotta in tre giorni ma ne è valsa la pena e la colonna centrale, alta quaranta metri, da sola vale la visita. Anzi, è di gran lunga la grotta più bella che abbiamo visto in tutta la Sardegna, sia per la colonnona sia per la sua geometria. Consigliata vivamente, poi Greta scova anche un ragno albino citato tra gli abitanti della grotta e il cerchio si conclude.

 

 

Greta

 

Cena fuori e passeggiata in centro e salutiamo Cala Gonone e il golfo degli Orosei, angolo di paradiso formato da calette in successione, da montagne aspre e macchia fitta, dal mare cristallino e dai climber che popolano le numerose falesie.

La mattina seguente decampeggiamo di buon ora e ci involiamo verso il cuore della Serdegna, riattraversando le zone del Supramonte, per scendere placidamente verso Oristano e raggiungere la penisola del Sinis, dove trovato un camping rimontiamo il tutto e ci facciamo un bel bagno al mare sulla sabbia bianca, godendo degli ampi spazi e del sole che qui tramonta più tardi illuminando la spiaggia.

 

Peccato che siamo passati dalla frescura del golfo degli Orosei e una fornace terrificante nella quale non si riesce a stare fuori dall’acqua e anche l’ambiente del campeggio di certo non ci aiuta. Orde di locals e turisti festeggiano il ferragosto, tra tavolate infinite e grigliate chiassose. Aggiungiamo pure che il camping a davvero troppi pochi bagni per la folla che lo popola ed ecco che ci ritroviamo con qualche disagio. La sera scegliamo di fare una capatina ad Oristano immaginandoci le baldorie del ferragosto e con un po’ di delusione troviamo una città estremamente silenziosa, più simile ad Aosta che a Napoli; sembra che tutta la cagnara sia nel nostro camping e che siano scappati tutti!

 

Al mattino ci apprestiamo a girare la penisola e partiamo da Tharros. Sardegna vera, sito archeologico molto bello che nonostante il grande caldo apprezziamo molto quasi da commuoverci. Tharros merita davvero una visita, per la posizione, per la sua storia, per il panorama che offre.

 

 

Tharros

 

Pensando di rinfrescarci decidiamo di andare a scoprire una spiaggia di quarzi: Is Aruttas, ma sembra che l’Oristanese ci porti sfiga e così nel bel mezzo di una salita tra campi e pecore che pascolano la macchina perde potenza, poi perde un cilindro ed inizia a soffrire. Forse fa caldo anche per lei…

In spiaggia, effettivamente molto bella sia sopra che sotto l’acqua, mi attacco al telefono cercando un meccanico aperto il 16 Agosto! Nulla da fare, proviamo ad Oristano, dove dopo mille peripezie Leila (la macchina) si riprende il cilindro mancante e torna a brillare, o quasi. Restano solo, si fa per dire, strappi e cali di potenza sotto i 3000 giri, per cui da quel momento in poi abbiamo fatto circa 500 chilometri di rally, con il motore sempre ad alti regimi, per cercare di tenere funzionante quel maledetto cilindro ed evitare guai peggiori, in attesa che riapra il mondo dopo la settimana di ferragosto.

Stanchi, rientriamo in campeggio, sempre più convinti a trasferirci altrove, ce ne andiamo a nanna.

 

Prossima meta è Alghero, e di strada di fermiamo a visitare Bosa, piccolo e grazioso borgo fluviale sul Temo. Tanto piccolo quanto bello, ci perdiamo tra le viuzze verso il castello, nelle stratte scalinate dei vicoli, tra i negozietti tipici mentre in ogni angolo ci percepisce la vera Sardegna!

Ad Alghero ci piazziamo in un camping a 20 metri dal mare e tutti i servizi utili, decisi a dare una svolta e terminare le sfighe della vacanza. Da subito ci troviamo a nostro agio e Greta comincia a pedalare in bicicletta! Brava Gretona! L’era della bici a spinta sta finendo, mentre in acqua continua a stupirci per quanto si trovi a suo agio sia sopra che sotto al punto che cominciamo a pensare che nella vita precedente sia stata una foca.

 

 

Capo Caccia

 

Seratona ad Alghero in spaghetteria tipica in cui Greta si scofana tutte le cozze e le vongole che le stanno nel pancino e giretto nel centro storico. Difficile descrivere la bellezza di Alghero, il suo essere catalana in Sardegna, le bastionate sul mare, i vicoli tenuti come una bomboniera, i fiori ai balconi, le luci soffuse.

Alghero ci resterà nel cuore anche se a Greta sono piaciute solo le cozze e il Luna Park!

I dintorni di Alghero non si presenteranno certo da meno e la mattina seguente non resistiamo dall’andare a fare una capatina a Capo Caccia, promontorio sul mare, fatto da scogliere incredibile a picco sul mare sul mare azzurro; nelle quali si nasconde la grotta di Nettuno.

 

L’accesso alla grotta può essere fatto in barca o attraverso la Escala del Cabirol e ovviamente scegliamo di percorrere i suoi 650 scalini a strapiombo sulle acque cristalline. La vera figata è questa, la scala che accede alla grotta visto che la grotta in sé, molto suggestiva ma davvero troppo affollata, non ci ha impressionato favorevolmente e a nostro parere non vale il prezzo del biglietto (almeno ad Agosto).

Gretona si pappa anche a salire (quasi) tutti gli scalini del Cabirol e dopo aver smangiucchiato qualcosa ci bagniamo in un paio di calette stratosferiche nei dintorni. Che mare! Che acqua! Avvistiamo sogliole, orate, branzini e tanta flora sottomarina, contornati da uno scenario di indescrivibile bellezza. Capo Caccia, insomma, non delude e la Leila (la macchina) continua a portarci a spasso rombando a tutto gas.

Il giorno dopo andiamo a Stintino, ovviamente alla Pelosa, spiaggia numero uno in Sardegna e con la scusa incontriamo Francesca e Cecilia, in vacanza anche loro qui in Sardegna.

 

Pelosa da dieci e lode non fosse per la davvero troppa troppa gente che la affolla, così dopo averla vista e goduto delle sue limpide acque che degradano dolcemente verso l’Asinara, seguiamo il consiglio di Francesca e ci spostiamo in un lido poco lontano ma molto più tranquillo e vivibile, ma con un mare non meno bello ed acque pullulanti di pesciolini da osservare.

 

Altra serata sui bastioni di Alghero e il giorno seguente siamo pronti per trasferirci in Gallura.

Scegliamo un bel posticino alla foce del Coghinas, pernottando in un campeggio paradisiaco nel quale è attivo pure il servizio traghetto che ci permette di attraversare il fiume e di arrivare al mare. Siamo comodi comodi per visitare Castelsardo, Isola Rossa e la Gallura.

Se ci è rimasta impressa una regione per la bellezza delle sue coste spazzate dal maestrale, la veridicità dei luoghi e la tipicità sarda questa è proprio la Gallura.

 

 

Castelsardo

 

Castelsardo ci appare come un colpo d’occhio fantastico, illuminato di mille luci alla sera e solcato da viuzze e scalinate ripide che salgono verso la fortezza dalla quale si domina il golfo; una autentica cartolina tutta sarda nella quale ci perdiamo a girare, visitare, camminare e che, nonostante la tanta gente in giro, si riesce comunque a vivere bene.

Anche Isola Rossa e le sue spiagge, sulle quali si rifugiamo dal maestrale visto che rimangono coperte dalla sua furia, sono una oasi fantastica tutta da scoprire, sia sopra che sotto il pelo dell’acqua ed è proprio qui che Greta collauda la maschera appena comprata e scopre il mondo subacqueo! E chi la ferma più, mentre prende confidenza e si emoziona guardando il mondo che c’è sotto?

Unico problema? Ecco che la Leila ricomincia a fare capricci e ad andare a tre cilindri e siccome di lì a poco ci imbarcheremo per terra francese vogliamo risolvere la situazione ma tutto filo liscio. Troviamo i pezzi, un meccanico che ce li monta e la Leila rinasce, rombando a quattro cilindri e bruciando l’asfalto Gallurese con voracità.

 

Ce ne stiamo qui spazzati dal maestrale per qualche giorno, girando spiagge e calette tra un trick con l’aquilone e un tuffo tra le onde e forse troppo presto arriva il momento di imbarcarsi per la Corsica.

Poco più di un’oretta di traversata e siamo a Bonifacio, che già arrivando in barca ci regala un colpo d’occhio da togliere il fiato! Non vediamo l’ora di esplorare le coste della riserva delle bocche di Bonifacio, le sue scogliere, le sue calette ed ovviamente, Bonifacio stessa, per cui dopo esserci persi per strade sterrate e piene di buche, aver ravanato tra burroni, salite e discese troviamo un campeggio che fa per noi, a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Piantarella, ideale per visitare le spiagge del Piccolo e Grande Sperone.

 

Decidiamo subito di andare a vedere e la spiaggia del Piccolo Sperone non delude, mentre Greta ed io scopriamo un mondo di pesci degni dell’acquario di Genova e una scogliera ricca di vita! Sembra il paradiso!

Bonifacio è un colpo d’occhio al quale non ci si abitua neanche alla centesima volta che lo si vede e la visita alla città vecchia ci lascerà carichi di emozioni e profumi, immersi in una atmosfera fatata che solo i borghi più belli del mondo sanno regalare. Bonifacio entra di diritto nella top ten dei posti più fighi mai visti!

 

Il giorno seguente decido di correre, mi alzo di buon’ora certo che la riserva non deluderà e dopo aver decido a grandi linee il giretto da fare metto le scarpe e parto. Spiagge degli speroni e via, sperando di trovare un passaggio verso Capo Pertusato; cosa che ovviamente non si realizza facilmente visto che c’è di mezzo un campo da golf… quindi dopo aver ravanato nel campo del golf mi ritrovo al suo interno e mi scambiano pure per un ospite del mega resort che c’è al suo interno, tant’è che ad un certo punto mi fanno segno chiedendomi di spostare quella che secondo loro era la mia SLK, eh eh magari penso io e tiro dritto facendo segno di no!

Poi finalmente riesco ad arrivare a Capo Pertusato, di fronte a Bonifacio, con la luce del mattino che mi regala uno dei panorami più belli mai visti ed un attimo di stupore che non scorderò facilmente.

Torno in campeggio a tutta per portarci anche Giada e Greta ed insieme scopriamo una delle calette più spettacolari della zona: la Plage di Sant’Antoniu, incastrata tra un’isoletta rocciosa e n promontorio a strapiombo sul mare. Che emozione! Certamente vale la mezz’ora di cammino per raggiungerla, tra parentesi complimenti a Greta che l’ha camminata tutta, scendendo il sentiero scosceso e a tratti accidentato e tecnico facendo intravvedere una futura skyrunner.

 

 

Plage se Sant’Antoniu

 

Sostiamo un po’ e poi decidiamo di cambiare zona per andare alla Plage de la Tunara.

Bella, ampia, con le isolette a poche centinaia di metri ed una mare da favola. Eccola! Qui il mondo sotto il pelo dell’acqua supera se stesso e ci troviamo immersi in un banco di orate che ci circondano, sfruttando l’area protetta dalle correnti e facendoci vivere un incantesimo. Per chiudere in bellezza ci affittiamo un kayak da tre posti e ci visitiamo la zona divertendoci a pagaiare tra le isolette.

Beh, per chiudere in bellezza c’è ancora la sera e per la nostra ultima cena a Bonifacio abbiamo un desiderio comune: le cozze!

 

Troviamo un bel localino a Bonifacio che fa solo quello e ci scofaniamo tre chili e mezzo di cozze in tre, accompagnato da un buon bianco di Aleria e ovviamente una generosa ciotola di patatine fritte: questa sì che è Francia!

 

Ultimo giorno, ultima tappa della vacanza, ci resta solo che arrivare a Bastia da dove partiremo questa sera con la nave.

Smontiamo la tenda anche se non vorremmo farlo; vorremmo sì smontarla ma non per andare a casa, bensì per spostarci ancora e ancora, gironzolando la Corsica e poi imbarcarci per chissà dove, magari verso la Spagna ma, forse per non ammettere che sta finendo o forse per comodità, teniamo su il costume da bagno che non si sa mai.

I centosettanta chilometri per arrivare a Bastia scorrono placidi, tra un tuffo al mare e uno spuntino, ed arriviamo a Bastia che abbiamo tempo da farci un bel giro nel suo bellissimo centro, gironzolando in giro in attesa dell’ora utile per l’imbarco.

Ecco la nave! Tra poco si parte, si torna a casa, con l’odore del mare addosso, gli occhi pieni di meraviglie e la testa piene di sensazioni, emozioni, ricordi, luoghi visitati e spiagge sperdute scoperte per caso.

Au revoir Sardegna, au revoir Corsica. Prima di ripartire però, mi compro un tubino con la bandiera della Corsica, in fondo dopodomani ho una skyrace e vorrei indossarlo, portando un po’ di Corsica sulle creste della Val Bognanco!

 

Vacanzieri: Vittorio, Giada e Greta

 

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