Provenza e Costa Azzurra

2-15 Agosto 2015

 

Album fotografico:

 

Siamo tornati alla vita di tutti i giorni, dopo aver aperto la porta di casa al rientro e messo a nanna l’attrezzatura da campeggio.

Davanti ai nostri occhi sfilano le immagini della vacanza appena finita, o forse solo sospesa; immagini delle Gole del Verdon, pareti strapiombanti sospese nel nulla, del Colorado provenzale, di Greta con il giubbetto di salvataggio sul pedalò noleggiato alla foce del Verdon, di lei che mangia un gelato e che gioca con le fontane di Aix, di Giada che fa snorkeling tra le scogliere dell’Esterel.

Quanto si ricorderò Greta di tutto questo? Della sua prima vacanza in tenda, della sua prima cavalcata su un pony, dei tuffi spericolati al mare. Non lo so, ma sono certo che qualcosa le resterà, forse sepolto nei meandri della memoria o forse solo sensazioni e feeling interiorizzati. Ma andiamo con ordine nel raccontare questa vacanza, ovvero partendo dalla sveglia che suona alle tre di domenica mattina.

L’orario di partenza non lo abbiamo deciso per un senso di autoflagellazione, bensì perché con Greta è preferibile viaggiare di notte visto che regge poco i viaggi in macchina, per cui addormentati e sbadiglianti trasliamo in un stato di trance verso i sedili della macchina stracarica e ci mettiamo in viaggio, scambiandoci alla guida per non addormentarci.

Colazione in zona Liguria e via verso Castellane, che raggiungiamo alle nove circa. Dopo un giretto in paese ci dedichiamo alla ricerca del campeggio; scelta che ricade su un posto fuori paese, con tanto di spiaggia sul fiume annessa al campeggio.

Gli standard francesi si rivelano subito molto alti, il camping è un vero e proprio villaggio con tanto di animazione, piscine, negozi, bar, minigolf, parco giochi e chi più ne ha più ne metta.

Montiamo la casetta da tre posti striminziti in mezzo a tende gigantesche più simili a case mobili che al nostro igloo tre stagioni e ci incamminiamo verso il centro, distante una ventina di minuti di cammino.

Giretto a Castellane, tra uno sbadiglio e l’altro, ufficio turistico e pranzetto. La giornata è dedicata principalmente alla preparazione dei piani per i giorni successivi e al relax data la levataccia. Relax relativo, ovviamente, visto che con Greta non ci si può riposare molto.

Greta, da subito, mostra curiosità verso il tendino e lo riconosce subito come casa propria ma soprattutto si installa in piscina come un pesce e a noi resta l’arduo compito di assisterla nei tuffi.

Seratina con animazione in campeggio e siamo pronti per la nanna.

Greta salta come una molla in tenda prima di stecchirsi improvvisamente, tutto sembra andare per il meglio se non fosse per il calo di temperatura della notte. Ovviamente io, con il pigiamino leggero, ronfo alla grande e non mi accorgo dei tredici gradi esterni o dei sedici interni, mentre per Giada, ovvio, discorso diverso: notte a congelare di freddo insieme a Greta, pure lei un po' infreddolita.

Inutile dire che la mattina dopo trovo un surgelato accanto, mentre Greta, climatizzata da un copertino supplementare, se la ronfa alla grande.

Come spesso accade, decido di esplorare la zona... e quale migliore modo di farlo che una corsetta!

Decido per la rocca sopra Castellane, per cui me ne vado in paese, giretto panoramico tra le case semi addormentate e prendo la via della rocca, chiudendo poi un bell'anello scendendo sull'altro versante.

 

 

Il Couloir Simpson – Gorges du Verdon

 

Siamo pronti: gole del Verdon, arriviamo!

Breve viaggio in macchina fino a Point Sublime, però sbagliamo l'attacco del sentiero per il couloir Simpson e quando lo troviamo è tardino; poco male, scendiamo in macchina al belvedere e da lì imbocchiamo la gola.

Parole per descrivere il sentiero nelle gole? Forse ne servirebbero troppe, quello che resterà saranno gli scorci bellissimi, surreali, del couloir Simpson tra gallerie e precipizi, tutto condito da un senso di pesantezza alla schiena e alle gambe dato dai tredici chili di cucciolo di elefante più lo zaino che mi porto dietro.

In ogni caso, stupendo! Davvero davvero stupendo! Unica pecca della gita è lo stare a guardare i nuotatori che si lasciano portare dalla corrente del fiume, osservando quei paretoni dall'acqua, ma l'elefantino Greta non ci permette ancora queste avventure.

Pranzo e bagnetto al Lac de Castillon e rientro in campeggio, per ricominciare la serie di tuffi acrobatici sospesi il giorno prima.

Le temperature salgono e capiamo che il fresco del primo giorno è stato un caso, infatti niente congelamento notturno, anzi, si comincia a soffrire la calura!

Il giorno successivo tocca a Giada esplorare i dintorni on the run, mentre io smonto il tutto, preparandoci alla nostra successiva tappa.

A volte, il viaggiatore lo sa, è più importante il percorso della destinazione e direi che questa massima si addice alla tappa odierna. La meta, infatti, è il Lac de Croix ma sul percorso c'à la Route des Cretes, una splendida strada panoramica sulle gole con numerosi punti fotografici e Moustiere Saint Marie, borgo provenzale tanto piccolo quanto delizioso ed incantevole.

Purtroppo per noi, ci perdiamo talmente tanto in foto e cazzeggi che quando arriviamo a La Salle sur Verdon i campeggi sono tutti, o quasi tutti pieni.

Resta infatti un ultimo posticino nel campeggio municipale, meglio che niente! Certo che passare dal quattro stelle super chic di Castellane a questo c'è una bella differenza, e anche di temperatura. Trentasette gradi per piantare la tenda nei sassi, tra un'imprecazione e un'altra, sono davvero troppi. Meno male che alla fine, anche qui, troviamo tutto quello che ci serve: parco giochi, il lago al posto della piscina, ombra, relax, birra, e che chiedere di meglio!

Il Lac de Croix ha un'acqua limpida e tutt'altro che calda, uno scenario fantastico e come se non bastasse è a non più di duecento metri dalla nostra tenda, per cui inframmezziamo il pomeriggio con qualche tuffo rinfrescante, che tradotto significa che io e Giada congelando a turni alterni tentiamo di stare dietro alla foca che non ne vuole sapere di uscire dall'acqua. Avrà un po' di DNA da leone marino?

La mattina seguente decidiamo di cambiare campeggio, io vorrei spostarmi nel parco del Luberon, Giada è un po' restia, alla fine la spunto e decidiamo per quella meta ma prima di andarmene provo una corsetta lungo il lago.

Mi muovo presto, verso le otto e mezzo di mattina ma ci sono già trenta gradi, ovvio che le prestazioni atletiche ne risentono ma non importa, scovo uno sterrato stupendo, che costeggia il lago tra dune rosse e calette nascoste. Una delizia!

Si smonta tutto e si riparte. Anche in questo caso, il viaggio è lo scopo. Vogliamo assolutamente andare alla foce del Verdon e risalirlo con un pedalò e... detto fatto. Troviamo un pedalò, vestiamo la foca con il giubbetto di salvataggio e cominciamo a pedalare per quella che sarà una delle esperienze più indimenticabili del viaggio e perché no, della nostra vita.

Risaliamo il fiume dalla foce, scoprendo caverne, pareti di roccia ed anfratti, neanche a dirlo, io e la foca ci buttiamo in acqua ad intervalli regolari, mentre Giada, malfidente del giubbetto di Greta, entra in acqua con il salvagente e lei lo sa, per questo la prenderò in giro per molto, molto tempo.

Riconsegnato il pedalò ed archiviata questa bellissima ed indimenticabile mattina ci incamminiamo, o meglio ci motorizziamo verso il parco del Luberon, destinazione un piccolo campeggio tra i campi, sperduto tra Roussillon e Saint Saturnin, ovvero punto strategico per quello che vogliamo vedere nei giorni successivi.

 

 

Il Colorado Provenzale

 

Camping super, due piscine per la gioia di Greta, e parco giochi a venti metri dalla tenda. Inutile dire che Greta ha tutto ciò che le serve.

Dalla mattina seguente ci rendiamo conto di quanto caldo farà, partiamo infatti per il Colorado Provenzale di buon ora ma alle nove del mattino siamo già ben oltre i trenta gradi e con l'elefante in groppa davvero si fanno sentire.

Il Colorado Provenzale è uno spettacolo unico, a meno di non paragonarlo con il gran Canyon... e così ci prendiamo tutto il tempo che ci serve per fare il giro lungo, che la guida indica in tre ore di percorrenza ma che in realtà, tra foto e soste abbondanti, riusciremo a farlo in circa due ore di sofferenza sotto il sole, con il termometro che all'arrivo segna trentotto gradi però, che colori, che spettacolo surreale. Davvero meritevole.

Nel pomeriggio visitina ad Apt, interessante borgo provenzale e poi via con i tuffi!

Il secondo giorno di Luberon inizia con una sgambata. Giusto per gradire scelgo di andare a vedere Roussillon, ovviamente partendo per tempo per evitare il caldo. Roussillon on the run è davvero carina, peccato che alle nove del mattino faccia un caldo atroce ma davvero atroce!

La restante parte della mattina è dedicata al sentiero dell'Ocra, a Roussillon: si tratta di una cava di ocra dismessa, nulla a che vedere con le sculture naturali del colorado Provenzale ma in ogni caso molto, molto scenica, anche se altrettanto turistica.

A questo punto una capatina in paese, delizioso, e un salto doveroso alla fabbrica di ocra, dove restiamo letteralmente di stucco di fronte ai vestiti conci dei lavoranti e ai racconti che leggiamo nella fabbrica ormai ad uso museo.

Nel pomeriggio abbiamo una sorpresa per Greta: la sua prima cavalcata su un Pony! Sarebbe lunga descriverla e raccontarla tutta ma l'essenziale è che non si voleva più staccare.

 

Anche il Luberon, per quanto bello, non è la nostra ultima destinazione, il viaggio continua verso Aix en Provence, passando dall'abbazia di Silvacane che ci stupisce per la sua esemplare austerità in perfetto stile benedettino post cluniacense, peccato non ci fosse la lavanda in fiore!

Nel pomeriggio arriviamo ad Aix, è davvero troppo caldo per fare qualunque cosa, eccetto i tuffi in piscina ed esplorare il campeggio. Chiamarlo campeggio poi è a dir poco riduttivo, sentieri, due piscine, ristorante, bar, praticamente immenso e pulitissimo, davvero strafigo.

Aix la incontriamo la sera, quando la calura scende e purtroppo io e Giada riportiamo impressioni diametralmente opposte; io mi innamoro di questa cittadina dalle mille fontane e piazzette mentre Giada resta tutto sommato indifferente al suo fascino.

La mattina dopo, come da copione, scelgo uno dei modi che preferisco per esplorare la città: di corsa. Partendo infatti dal campeggio, situato in periferia mi avvicino al centro passando da un bellissimo parco in cui incontro runners, joggers, gente che passeggia con il cane eccetera, poi entro ad Aix quando ancora la città si sta svegliando.

Una magia pura, attraverso le viuzze in cui si stanno allestendo le bancarelle, passando davanti ai baretti che stanno aprendo, con nessuno in giro; se poi aggiungiamo che il centro è tutto chiuso al traffico ecco che il quadro si delinea e i contorni della corsetta poco prestazionale e molto scenica assumono quelli di una fiaba.

 

 

Aix en Provence

 

Tornato dalla sgambata ci dedichiamo tutti insieme alla visita della città, partendo dalla cattedrale di San Saverio e poi perdendoci nelle viuzze, scorci, mercati provenzali, bancarelle multicolori che, di nuovo, mi rapiscono con il loro fascino.

Bellissima Aix en Provence, ti ricorderò davvero e ci riencontreremo.

Starei qui ancora un altro giorno ad esplorare Aix ma il mare chiama ed ecco che smontato il tutto il giorno seguente partiamo per Tolone.

Giada ci teneva un sacco a visitare Tolone ma è bastato vederla dall'autostrada per capire di che obbrobbrio si trattasse, così tiriamo dritto fino alle saline di Hyeres, ottimo punto di partenza per esplorare il tratto costiero adiacente a Cap de Bregancon, dove si nascondono calette e spiaggette formando una piccola oasi naturalistica nella costa azzurra.

Peccato che ci accolga la pioggia ma, viva la tenda, ci spostiamo a Le Lavandou dove il cielo sembra migliore e prendiamo due piccioni con una fava: visitiamo il centro e facciamo pure il bagno.

Ci accorgiamo subito di una cosa tanto naturale quanto per noi strana: non ci sono spiagge a pagamento ma è tutto libero! Siamo talmente abituati a queste oscenità che alla fine ci sembrano normali ma il mare, così come deve essere, non ha file di ombrelloni tutte uguali e strisce di immondizia con il cartello "spiaggia libera" ogni tanto.

Dovremo prendere davvero esempio da loro per restituire agli italiani le coste stupende che abbiamo.

Il mattino seguente torna a splendere il sole e la corsetta non tarda né per me né per Giada, tra l'altro l'esplorazione si rivela perfetta perché scopriamo calette e spiagge molto belle a pochi chilometri dal camping. Ottimo direi, il piano della giornata è definito. Al posto dell'ombrellone portiamo lo zaino portaelefante e facciamo il sentiero del litorale, che si rivela delizioso soprattutto perché di tanto in tanto ci rinfreschiamo dai cinquanta gradi con un bel tuffo in mezzo ai pesci.

Inutile dire che Greta è al settimo cielo!

 

 

Incantevoli scogliere

 

Dopo un paio di giorni ad esplorare i dintorni ripartiamo, destinazione Frejus, guardacaso vicono al Parco dell'Esterel.

Se l'ambiente della provenza interna e di Hyeres era tranquillo qui a Frejus troviamo casinisti e... tanti italiani!

Bagnetto e giretti nella zona ci spingono ad una decisione repentina, ovvero quella di smontare la mattina seguente per riprendere il viaggio verso casa ma prima di abbandonare la zona vogliamo assolutamente esplorare un po' l'Esterel. Troviamo calette, scogliere favolose, acqua limpidissima, scorci fotografici da favola e due panozzi davvero imponenti prima di arrivare a Cannes, dove ci facciamo un altro bagno prima di ripartire per Finale Ligure, dove rimontiamo la tenda e il resto.

Se nei campeggi francesi la nostra piazzola era cinquanta metri quadri, qui a Finale ritorniamo, purtroppo, alla realtà italiana, giusto il posto per mettere la tenda e il tavolino!

Non che sia brutto, bagni puliti, servizi in ordine ma i campeggi francesi hanno decisamente un'altra marcia, così come i campeggiatori francesi direi e il mattino seguente, con grandissima gioia, ritroviamo le file di ombrelloni tutte uguali, gli ingressi limitati alle spiagge libere e tutto quello che differenzia, purtroppo, la riviera di fiori dalla costa azzurra.

Ma a noi Finale e il finalese piacciono un sacco e ci sentiamo a nostro agio in mezzo ai bikers, escursionisti e festaioli che troviamo in giro. Ci sentiamo un po' a casa dopo quasi due settimane in Francia e così ci fermiamo un paio di giorni, giusto in tempo per evitare il brutto tempo e rivisitare per l'ennesima volta Finalborgo, la Rocca di Perti, Varigotti e passeggiare sul lungomare dove abbiamo i ricordi di Greta più piccola che gioca sul trenino, sull'altalena, che si guarda attorno nel passeggino e passandoci sembra che anche lei se ne ricordi, almeno a giudicare da come salta sul trenino gridando "io faccio il capotreno", mentre gli altri bimbi la guardano un po' diffidenti.

 

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