Croazia: Isole del Quarnero + Bonus track

10-22 Agosto 2018

 

Album fotografico:

Siamo a letto da poco, troppo poco per non maledire la sveglia che bippa sul comodino mentre l’orologio segna la una e mezza di notte.

Le chiamano partenze intelligenti, io mi sento un perfetto scemo mentre addormentato in piedi, al buio, carico le biciclette sulla macchina e cerco di fissarle con le cinghie.

Caffè al volo, ultime cose necessarie al viaggio caricate, chiudiamo la casa e via nel cuore della notte lungo un’autostrada vuota e surreale.

Autostrada che inizia a riempirsi a metà viaggio, dal veneto in poi, ma tutto fila liscio liscio e prima delle nove siamo al molo di imbarco del traghetto per Cres, prima tappa della vacanza.

Campeggio scelto, trovato posto e tenda installata abbiamo solo voglia di buttarci in acqua, che fortunatamente si trova a pochi metri dalla tenda, giusto alla uscita del campeggio.

I croati hanno una brutta abitudine, che si traduce nello stendere colate di cemento in riva al mare nei pressi dei centri abitati e se la cosa consente un rapido e comodo accesso al mare sicuramente è, a colpo d’occhio, un po’ deturpante dal punto di vista paesaggistico.

Anche a Cres quindi troviamo una bella colata cementizia che invita al mare, di per sé molto bello e trasparente, nel quale ci tuffiamo facendo snorkeling ed una bella nuotata.

Nei pressi del campeggio una bella ciclabile porta in paese a Cres in poco più di un chilometro. Ovviamente la tentazione di fare un giretto in centro per un gelato è irresistibile e con la scusa ci facciamo una passeggiata in paese; piccolo e curato centro che si affaccia nella baia.

Il giorno seguente, belli riposati, andiamo alla esplorazione dell’isola. Cres è grande e selvaggia e merita davvero di essere scoperta nei suoi angolini di paradiso.

Valun, piccolino borgo affacciato su un mare cristallino, si presta benissimo a guardare i pesci, visitare il centro storico ed affittare un kayak con il quale ce ne andiamo ad esplorare la costa fermandoci qua e là per attraccare e fare il bagno.

Greta fa il pesce e, sorpresa della vacanza, ha imparato ad immergersi. Ora lo snorkeling si fa serio!

Peccato che, come spesso accade, al rientro ci ritroviamo con un mare forza nove e vento contro che ci costringe a fare andare le braccia un po’ di più di quello che in realtà avevamo previsto.

La sera recuperiamo le fatiche con una bella cenetta a base di pesce in centro e siamo di nuovo in forze per il giorno successivo.

 

Cres, centro storico

 

Cres, nota come l’isola dei grifoni, ospita una colonia di questi rapaci che nidificano e vivono allo stato selvaggio sull’isola ma abbiamo saputo che a Beli, nella parte nord dell’isola, presso il centro di conservazione del grifone, sono tenuti dei cuccioli caduti in mare in attesa di riabilitarli al volo, vuoi non andare a vedere? Così, dopo una corsetta mattutina, andiamo alla volta di Beli.

I grifoni hanno una apertura alare di circa due metri e mezzo ma non possono essere visti direttamente, perché questi timidoni si spaventerebbero, ma solo osservati per mezzo di telecamera in presa diretta.

Il paesino è bello ma piccolino, così dopo un giretto per visitarlo decidiamo di spostarci di nuovo per scoprire una spiaggia molto rinomata. Si tratta di Mali Bok, raggiungibile solo a piedi in circa quindici minuti di cammino.

Il colpo d’occhio è da urlo! L’acqua blu intenso nasconde tanti pesci quanti ce ne sono all’acquario e l’insieme rappresenta un vero paradiso. Inoltre per la posizione e il circondario resta ombreggiata nella seconda parte del pomeriggio ed anche climaticamente è la perfezione.

Ma guarda un po’ chi si vede? In cima alla scogliera, alto come Greta, ecco un grifone! Quando prende il volo è maestoso e passa sopra le nostre teste ma finché restiamo in vita non c’è di che preoccuparsi visto che questi giganti del cielo si cibano solo di carogne.

E’ arrivato il momento di salutare Cres, decampeggiamo e via verso il traghetto che in breve tempo di porta a Krk.

Da subito, appena sbarcati, capiamo di essere passati dalla terra dei grifoni alla terra dei turisti, e per giunta troviamo posto in un camping a poche centinaia di metri dal centro di Punat, che ovviamente è il posto più turistico dell’isola, dove fedeli alla tradizione croata troviamo colate di cemento sul lungomare che rendono il posto poco poetico.

Esploreremo…

 

Gretona a mollo

 

Giù la tenda e via, sulla comoda ciclabile che costeggia il mare, primo bagno a Krk sulla colata di cemento, poi ci spostiamo scoprendo poco più in là una bellissima spiaggia di ciottoli e… gli scivoli d’acqua!

Io e Greta ci fiondiamo a fare i biglietti e siamo su; prima discesa piano piano per valutare la cosa e poi via via, una dopo l’altra più sciolti, più veloci e divertiti!

In fondo, siamo in vacanza e ci divertiamo ad ogni occasione!

La sera come non andare in centro a Punat per un gelato? Punat è davvero carina, tra lungomare iperturistico e viuzze caratteristiche, tra contrasti di case vecchie e spazi stretti e le giostre del lungomare.

Oprna Bay, una delle spiagge più belle dell’isola. Ce la ricorderemo per il ripido sentierino che si percorre per arrivarci, per l’acqua cristallina, per le alte scogliere ai lati e per il diluvio epocale che ci siamo beccati e che non abbiamo fatto in tempo ad evitare.

Scappati da Oprna Bay facciamo un passaggio in campeggio giusto per sincerarci delle condizioni della tenda (che ha retto alla grande il diluvio) e decidiamo di andare a fare un giro a Krk.

Intanto smette di piovere, resta un vento patagonico che increspa il mare ma tutto sommato si sta benissimo. Visitiamo Krk, il centro storico, l’acquario e ci perdiamo girando tra le viuzze dopo aver visitato il castello.

Che bella Krk! Alla sera ci facciamo guidare da Tripadvisor e scegliamo una Konobi che sembra fare al caso nostro e viviamo una delle esperienze culinarie che ricorderemo per molto tempo! Da queste parti il pesce fresco lo sanno cucinare e anche bene!!!

Per finire in bellezza, ci prenotiamo per il giro con il mezzo sottomarino che consente, grazie alle luci sulla chiglia, di ammirare le bellezze dei fondali e per ironia della sorte ce lo troviamo tutto per noi! A bordo ci siamo solo io, Giada e Greta per vivere questa bella esperienza in notturna!

Greta finisce stecchita, addormentata come una pera quando siamo ancora nel sottomarino e quando sbarchiamo l’interrogativo è: come torniamo in camping? Siamo venuti qui in bicicletta e malgrado disti solo un chilometro e mezzo come fare? Pedalerà? Quindi Greta si sveglia e accetta mezza dormiente di mettersi al manubrio e pedalare in stato di trance, prima di parcheggiare la bici fuori dalla tenda e crollare stecchita dentro il sacco a pelo.

Il giorno seguente le previsioni infauste per la prima parte della giornata ci spingono a sfruttare quel lasso di tempo per spostarci e trasferirci sull’isola di Rab.

Ci sistemiamo in un mega campeggio a Lopar, in cui i servizi offerti sono decisamente sovradimensionati alle nostre reali necessità ma un po’ di comodità non guasta.

Tenda a venti metri dal mare, baretto ancora più vicino, servizi igienici a tiro di aeroplanino di carta ed il gioco è fatto, peccato che… tra la sabbia notiamo delle piantine malefiche che fioriscono in delle palline verdi spinose e pungenti che si attaccano a qualsiasi cosa! Ricorderemo Rab anche per questo, ma fortunatamente non solo per questo!

Una delle spiagge i Rab

 

La spiaggia che praticamente ci lambisce la tenda è una spiaggia di sabbia finissima, con l’acqua bassissima ed ideale per i bambini, incastrata tra le scogliere e le colline a picco sul mare.

Uno scenario davvero incantevole ma… ovviamente, fare il bagno qui non fa tanto per noi e dopo la prima mezza giornata di divertimento a costruire castelli, giocare in acqua e per me di tentativi di far volare l’aquilone, decidiamo che il posto è bellissimo ma che Rab ha da offrire di meglio, rimandando al giorno successivo l’esplorazione dell’isola.

Prima però, le luci della sera accendono il lungomare di Lopar tra mercatini, giostre, bancarelle e cibarie varie. Davvero tutto questo a portata di mano? E allora festa!

La mattina seguente comincio la esplorazione a piedi, sulle colline a picco sul mare, facendo una corsetta e poi… via! La parte più selvaggia dell’isola è la penisola del Kalifront, il cosiddetto Dungo, nel quale si accede solo a piedi o in bicicletta ma il nostro obiettivo è quello di avvicinarci il più possibile.

Partiamo da Supetarska Draga e la bellissima strada panoramica che si percorre per raggiungerla con tanto di isolotti in mezzo al mare. Tra stradine strette e tortuose raggiungiamo una bella baia, piccolo paradiso terrestre quasi deserto. Un ottimo luogo per fare un bel bagnetto e guardare i pescetti.

Finite a tempo zero le provviste per il pranzo, decidiamo di andare a visitare la cittadina di Rab e di mangiucchiare qualcosa lì.

Rab è davvero incantevole e ci perdiamo tra le sue stradine pedonali del centro storico, ma l’idea di avvicinare il Kalifront non ci abbandona e dopo mangiato andiamo a Suha Punta.

Scogli, mare da favola, pesci da acquario, Giada avvista persino uno storione, lo snorkeling da queste parti si fa serio! Aggiungiamo poi un hotel con baretto sul mare e il gioco è fatto. Angolo di paradiso sull’isola di Rab trovato!

Altro giorno, altro regalo, così dopo essere stati a Kampor ed averci trovato una spiaggia di sabbia con l’acqua bassissima, torniamo a Suha Punta per un bagnetto relax e poi ci spostiamo verso sud, a scoprire le spiagge di ciottoli. Quest’isola è davvero varia ed interessante ed offre spiagge per ogni gusto e preferenza, così come il centro storico di Rab è davvero bello.

A questo punto, passato il giro di boa della vacanza, bisogna decidere il giro di rientro.

Direzioni dove andare tantissime, opzioni diverse.

Da una parte Plitvice e i suoi laghi, dall’altra la costa verso Fiume, a sud la seducente Spalato.

Il meteo non ottimale a Plitvice ci fa desistere dalla tentazione e decidiamo per risalire la costa verso nord ma prima abbiamo una cosa importante da fare e da vedere: si chiama Zavratnica ed è un fiordo appena a sud di Stinica, accessibile da Jablanazzo tramite un bel percorso sul mare che da solo vale la gita sia per come corre sotto la parete del fiordo sia per il panorama mozzafiato.

 

Zavratnica

 

La sorpresa è dietro l’angolo della parete (di roccia si intende); un casotto di legno con un omino che fa avanti e indietro con la propria barchetta riscuote il pagamento del biglietto di ingresso ai terrestri e alle barche, facendo la spola tra fiordo e suolo. Pagato l’ingresso ecco la sorpresa.

Barche che stanziano, bagnanti con maschera e pinne tutti a girare nello stesso punto: ci siamo! Ecco la nave affondata. Si tratta di una chiatta tedesca affondata durante la seconda guerra mondiale che si è appoggiata sul fondale ad una profondità tra due metri e mezzo e dieci. La si vede davvero bene anche da fuori dall’acqua ma appena mettiamo gli occhi sotto… è un’esperienza unica.

Ci immergiamo più e più volte, osservando il relitto da tutte le angolazioni, certo, all’inizio fa un po’ impressione ma poi ci prendiamo la mano e restiamo in acqua fino a battere i denti del freddo. Sì perché la sorpresa è che qui sulla costa l’acqua ci sembra davvero più fredda che sulle isole.

Ritornati fuori dall’acqua riprendiamo le biciclette e ce ne torniamo a Jablanazzo, dove una bella trattoria in stile croato ci ricorda che è ora di fare la pappa.

A Jablanazzo il turismo sembra non essere arrivato, la maggior parte delle persone arriva qui in barca, entra diretta nel fiordo per vedere la nave e va via. Non passa, non si ferma, non visita Jablanazzo; peggio per loro che non avranno l’occasione di vedere questo piccolo borgo di pescatori in cui sentiamo di essere in Croazia, al di fuori di quella costruita per i turisti, entrati in quella vera e reale.

Non a caso, l’osteria è vuota e ci siamo solo noi e un terzetto di ciclisti semi-hippy.

Dopo pappa si riparte, risalendo la costa verso Fiume e dopo aver visto un paio di campeggi dallo standard abbastanza basso ne scegliamo uno appena fuori da Segna, ovviamente anche questo è a dir poco essenziale.

 Da subito lo battezziamo campeggio verticale in quanto le piazzole sono piccole e terrazzate. Noi ovviamente scegliamo la cima del campeggio per piazzare la tenda e ci tocca spallare tutto il materiale su e giù ma la spiaggia del campeggio è davvero una perla: incastrata tra scogliere, questa piccola baia nella quale sono ormeggiate delle piccole barchette è davvero un colpo d’occhio stratosferico.

Dopo aver montato le tenda raggiungo le donne in spiaggia e noto Greta fuori dall’acqua, infreddolita. La cosa mi pare strana e scopro una temperatura del mare a dir poco glaciale! Dopo aver preso qualche informazione capiamo che in questo tratto di costa una serie di sorgenti sfociano in mare, che infatti è poco salato e freddissimo.

La fauna sottomarina però, è da urlo ed avvisto persino una stella marina prima di uscire dall’acqua surgelato.

La cosa più interessante in zona è Segna con il suo bel centro storico pieno di vita e il castello che domina la città, per cui il giorno seguente, con la bora che spazza la costa, la visitiamo per benino.

C’è talmente tanto vento che notiamo sventolare una gru con tanto di contrappesi come fosse una bandiera al vento ma il castello non ci delude e scopriamo che il centro storico, oltre ad essere pieno di vita è anche ricco di scorci fotografici e caratteristici.

Nel pomeriggio ne approfittiamo per un tuffo in un fiordo lungo la costa, sfruttando il fatto che resta riparato dalla bufera almeno in parte e per visitare Novi.

La sera, dando nuovamente fiducia a tripadvisor, ci facciamo una bella scofanata di pesce fresco in centro a Segna e anche questa resterà nella nostra memoria, sia per il buon cibo, sia per la particolarità della Konoba con i tavolini in mezzo ad un carruggio a pochi passi dal mare.

Smontato l’accampamento verticale, ci trasferiamo a Postumia, lasciando la Croazia per la Slovenia. Stavolta il camping scelto è l’opposto dell’ultimo. Se a Segna avevamo spazi stretti e verticali, qui siamo in mezzo ad un bosco di conifere, tra spazi infiniti e pace vera. Nel campeggio c’è poi anche una piscina e dopo aver montato il tutto ci rilassiamo a bordo vasca, tra un tuffo e una birretta.

Postumia, famosa per le grotte, è in realtà una cittadina poco interessante dal punto di vista architettonico ma è immersa in un bel paesaggio boschivo e collinare.

Postumia: le grotte

 

Noi ovviamente siamo qui per le grotte e per il castello di Predjama e, vista la coda infinita che abbiamo trovato in biglietteria, ci prenotiamo la visita ad entrambe le attrazioni standocene comodamente con i piedi nell’acqua della piscina. Sarà poco wild ma ci piace un sacco!

La sera giretto in centro a Postumia e rientriamo in campeggio per renderci conto che da autentici idioti abbiamo piazzato le tenda sotto un lampione che emana una potenza luminosa pari a quella di una supernova! Problema che bypassiamo in modo creativo mettendo il telone sotto tenda sopra la tenda. Certo sembriamo degli zingari ma chi se ne importa.

Ecco che arriva uno dei giorni più attesi della vacanza e alle otto e mezza siamo pronti per entrare nelle grotte con il primo gruppo di visitatori della giornata.

Un trenino elettrico ci conduce nelle viscere della terra, tra cunicoli di stalattiti, stalagmiti, colonne, concrezioni, colori. Fantastico. La seconda parte della visita si svolge a piedi, tra sale mozzafiato ed ampi spazi. La risposta è sì, valgono il prezzo del biglietto.

Già che ci siamo visitiamo l’expo con il museo annesso, molto interattivo e giocoso, prima di prendere il pullmann che ci porterà al castello di Predjama.

Unico nel suo genere, incastrato in una grotta carsica, questo castello è davvero qualcosa di speciale! Direi che l’abbinata grotte-castello è stata eccezionale!

Al rientro una bella sgambata sulle colline chiude il cerchio della vacanza e la sera, che comunque ci godiamo deliziandoci con una bella cenetta in una specie di fattoria tra i campi, stiamo già pensando al viaggio dell’indomani, che ci porterà, purtroppo, a casa.

Ciao Slovenia, ciao Croazia, ciao mare.

 

Vacanzieri: Greta, Giada, Vittorio

 

 

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