Corse – Autour du nord

6-19 Août 2016

 

Album fotografico:

 

Arriva finalmente il sabato della partenza e con un po’ di agitazione e trepidazione mi appresto a caricare la macchina, operazione che riesce dopo qualche tentativo e qualche eliminazione dell’ultimo minuto.

Dopo un viaggio tranquillo e breve arriviamo al porto di Genova pronti per l’imbarco, mancano appena cinque ore alla partenza ed abbiamo tutto il tempo fare un giro alla Lanterna ed annoiarci per bene nell’unico centro commerciale del porto.

Alle sette e mezza imbarcano, ovviamente siamo tra i primi e come bambini alla loro prima visita ad un parco di divertimenti ci mettiamo a scoprire la nave e le attrazioni che offre, poi ci gustiamo il tramonto sul mare ed infine, assistiamo alla partenza prima di metterci a nanna nei lettini della cabina.

La mattina seguente, la Corsica ci saluta mentre la nave fila ancora verso il porto di Bastia che raggiungiamo in breve.

Scendiamo e alla prima rotonda noto che siamo l’unica macchina a voltare a destra mentre fiumane e fiumane di automobili imboccano la terza uscita. Mah, saremo atipici forte!

Rotta Capo Corso, subito affascinante tra paesini e marine, porticcioli e scogliere ed infine, a Macinaggio, ultimo paese prima del nulla, troviamo un camping e montiamo la tenda stile Gheddafi nuova di zecca.

Ci sistemiamo e ci dirigiamo verso il mare a fare il primo bagnetto.

In realtà la mattina trascorrerà un po’ movimentata visto che io e Greta ci siamo persi mamma per un malinteso, ma poi la abbiamo ritrovata dopo che povera, si è fatta chilometri sotto il sole a picco cercandoci… Vabbè, la partenza non è delle migliori e per raddrizzarla ci facciamo una merendina leggera leggera (polipo, birra, pane, dolcetto) in centro a Macinaggio sotto un sole cocente compatibilissimo con la birra e il polipo.

La sera visitina a Rogliano (frazione Bettolaccce) la quale ci appare come un bellissimo borgo fantasma a metà tra decadente ed abbandonato ma molto molto caratteristico e poi a nannetta in tenda, che ovviamente abbiamo montato in contropendenza su una terrazza troppo stretta e quindi ci esercitiamo nel bed surfing al suo interno.

La mattina seguente decido di sgambettare sul sentiero dei Doganieri e vado correndo fino alla cala dei Francesi, passando dalla stupenda rada di Santa Maria, tra strappi micidiali e dolci tratti di pianura in riva al mare. Non c’è un’anima umana in giro, le uniche anime vive che incontro sono delle mucche che fanno il bagno. Forse fa troppo caldo anche per loro? Quindi da buon folle scelgo di replicare il giro portando Giada e Greta, quest’ultima ovviamente in spalla… sotto un sole micidiale e ottanta gradi all’ombra (trovarla…) si rivelerò una faticaccia immane però che bello fare il bagno di caletta in caletta! Tra snorkeling e mucche che fanno ancora il bagno è davvero un paradiso incantevole.

 

 

Dolce far niente in riva al mare

 

Serata a Centuri, famosa per la pesca all’Aragosta e davvero carina, dove scopriamo che i corsi sanno pure fare il vinello e non gli manca proprio niente.

E’ ora di spostarci e così penso bene di svegliarmi con trentotto di febbre e di far guidare Giada fino ad Algajola, con una piccola sosta alla blasonatissima Saint Florence che visitiamo (io trascinandomi passo dopo passo ma da buon maratoneta barcollo ma non mollo) e che ci lascia un po’ delusi. Tutta questa gente qui e nessuno a Centuri, Nonza, Macinaggio? Boh, sarà un posto vip ma mi sembra non abbia nulla di più speciale di altri bei paesini che abbiamo visitato.

Ad Algajola dopo montato la tenda svaccheggio e giretto in Pony al vicinissimo maneggio per la Gretona.

Presto scopriamo che la Plage d’Aregno, dove abbiamo il camping, è la spiaggia dei surfisti e quindi direi poco fruibile per Greta ma l’aquilone acrobatico viaggia che è un piacere.

Visitiamo Pigna, splendido paesino dell’entroterra in cui vivono artisti ed artigiani in un esperimento socio culturale a zero biossido di carbonio che ci pare di grande effetto. Si sta bene a Pigna e decidiamo di soffermarci su una terrazza panoramica per gustarci un aperitivo locale. In realtà la vacanza sta per prendere una svolta decisa; in un attimo Greta si rovescia addosso il latte caldo e dopo due minuti capiamo che si è fatta sul serio, quindi niente aperitivo e di corsa in pronto soccorso dove, tra gesti e qualche parola di inglese malpronunciato ci spiegano che la situazione non è grave ma dovrà medicarsi ogni due giorni ed ovviamente stare lontana dall’acqua, insomma una tragedia per il pesciolino Greta.

Noi ovviamente ne approfittiamo per visitare Calvi, davvero incantevole con la cittadella fortificata a picco sul mare e le sue viuzze stracolme di turisti ed Ile Rousse, che non avrebbe nulla di meraviglioso se non fosse per la Ile de la Pietra; un angolo di Scozia in Corsica davvero di grandissimo effetto soprattutto con il mare in tempesta come è capitato a noi. Insomma, Ile Rousse merita davvero una visita alla sua isola che la rende famosa.

 

 

Ile de la Pietra: Corsica o Scozia?

 

Non potendo fare il bagno ci buttiamo sui paesotti e sul cibo tipico e scopriamo anche Lumio, piccolo centro di passaggio sulla via per Calvi che nasconde una trattoria nella piazza principale in cui mangiamo davvero bene, deliziandoci anche gli occhi con la vista sul mare.

Se le strade della Corsica rappresentano per molti un ostacolo o comunque una scocciatura con le loro curve e controcurve, spesso senza protezioni a picco sulla scogliera, per noi rappresentano una parte della vacanza e del viaggio e così, nel trasferimento verso Porto, ne scopriamo una davvero davvero suggestiva. Si tratta delle infinite curve che dal delta del Fango conducono a Porto, nascondendo uno scorcio panoramico dietro ogni tornante, per cui i tempi di percorrenza si allungano smisuratamente sia per la strada tortuosa sia perché non si riesce a tenere gli occhi sulla strada, sempre impegnati a scrutare panorami sul mare e sull’entroterra aspro e verace fino a che, dietro l’ennesima curva, appare Porto, piccolo gioiello all’ombra della sua torre Genovese a guardia sul golfo di Porto, patrimonio dell’Unesco.

Ci installiamo in un bellissimo campeggio a terrazze, all’ombra degli ulivi, con tutti i confort desiderabili ovvero piscina, palestra e ristorante: un vero paradiso calmo e fresco.

Sperimentiamo subito un metodo sacchetti in plastica e nastro isolante per buttare Greta in acqua e collaudiamo anche il fiume che ci passa proprio a pochi metri dalla tenda.

Poi è il momento di scoprire Porto e le sue meraviglie: I Calanchi di Piana, assaggiati da me di corsa fino a Chateau Fort e poi rivisti all’ora del tramonto con Giada e Greta per uno spettacolo tanto sublime quanto unico, le gole della Spelonca che a dire il vero non ci hanno entusiasmato molto forse perché avevamo aspettative troppo alte, la spiaggia di Ficajola che ci è piaciuta moltissimo e ci avremmo passato una bellissima serata se non fosse che in pochi secondi ho steso Giada con un destro alla trachea e mentre lei rantolava per terra sono stato punto da una vespa che mi ha fatto allergia ma soprattutto, il pezzo forte dei pochi giorni passati a Porto è stata la gita in barca alla Riserva naturale di Scandola.

 

Calanchi di Piana, dove si dice abiti Satana

 

La gita a Scandola ci è costata una mezza paralisi ma ne è davvero valsa la pena. La bellezza indescrivibile di questa riserva e del suo mare vale ogni euro speso per visitarla e forse il modo migliore per farlo è quello di noleggiare un gommoncino, cosa che comunque non abbiamo potuto fare perché Greta non poteva ancora bagnare la scottatura con l’acqua salata.

Rocce, scogliere, anfratti, calette ed immaginazione di ciò che si nasconde in questa grande area protetta fanno davvero un cocktail fantastico di emozioni, prima di fermarsi a Girolata, altro piccolo paradiso e trasfromare il cocktail di emozioni in un bel cocktail sulla spiaggia all’ombra di un ombrellone.

Porto ci resterà senz’altro nel cuore, con le sue montagne alte e a picco sul mare, con la sua bella spiaggia di ciottoli bianchi all’ombra della torre, con i calanchi e con tutti i pesci che ho visto alla spiaggia di Ficajola, immergendomi dopo il tramonto senza un po’ di apprensione.

Lasciamo Porto per l’entroterra, salendo al Col de Vergio e passando sotto il monte Cinto, tetto della Corsica con i suoi 2706 metri che avrei voluto salire ma la gamba gonfia dalla vespa corsa e vendicativa che mi ha punto non me lo permesso, fermando la macchina per far attraversare i numerosi maiali selvatici che abitano la zona ed infine, attraverso la scala della Regina, giungere al villaggio delle tartarughe a Moltifao.

Visitiamo il villaggio, gioia di Greta ovviamente, in cui vivono numerose tartarughe di Harris, specie in via di estinzione, che si lasciano accarezzare mentre mangiucchiano la loro insalata.

In tardo pomeriggio arriviamo sulla spiaggia compresa tra il mare e lo stagno di Biguglia, a pochi chilometri di Bastia.

Visto che Greta non può ancora fare il bagno il mare decidiamo per un campeggio con piscina che si rivelerà davvero gigantesco e comodo per mille motivi, tra cui lo sbocco diretto sia al mare che alla ciclabile che costeggia lo stagno (altra riserva naturale in cui vivono migliaia di pennuti stanziali e migratori).

Relax, vento ottimale per le acrobazie con l’aquilone, un maneggio di cavalli che offre giri in Pony e passeggiate per adulti, la ciclabile per corricchiare, Bastia a qualche minuto di auto e soprattutto una stratosferica piscina all’interno del camping. C’è davvero tutto ciò che ci serve per vivere al meglio questi ultimi giorni della vacanza!

E così, tra passeggiate a cavallo e giretti nei dintorni, Greta torna a fare il bagno al mare! Evviva, era proprio ciò che aspettavamo, ovvero che la ferita si cicatrizzasse del tutto. Sia io che Giada possiamo tirare un bel sospiro di sollievo!

 

 

Bastia la decadent

 

Bastia, che visitiamo ripetutamente durante la nostra permanenza in zona, è una città dalle due anime. L’anima della cittadella e della città nuova, paragonabile forse a Trento da quanto è pulita ed ordinata, tenuta e curata e l’anima della città vecchia che ricorda Napoli sia per la conformazione e le vie del porto sia per il caos e la folla che soprattutto di sera si incontra sul lungomare.

Partiamo dall’anima trentina: la cittadella. Bella ed ordinata, anche se piccola, merita senz’altro una visita alla cattedrale e all’oratorio retrostante, dove c’è anche il cristo nero che i pescatori portano in processione. Per finire la magia, nell’ex polveriera, vi è uno sgabuzzino chiamato Paisolo, ovvero paesino, in cui il miniaturista René Mattei espone i suoi capolavori e su tutti uno: il villaggio di montagna. Su questo non scriverei nulla, rischierei di rovinare la sorpresa ma vale davvero gli ottomila scalini fatti a scendere dalla cattedrale con il passeggino e la risalita alla cittadella, pure quella con il passeggino appesantito dalla Gretona che nel frattempo, dopo l’emozione del villaggio in miniatura, si è addormentata stecchita.

L’anima napoletana invece viene fuori tra le vie del porto vecchio, dove si passa da piazze ariose e vicoli strettissimi con palazzi scrostati dal sale e dal vento o forse solo dal tempo e dall’incuria.

A me, personalmente, è piaciuta tantissimo con la sua anima caotica, casinista, dove tutti suonano il clacson e parcheggiano alla come viene, con i suoi colori la sera e la sua sonnolenza di giorno, tanto è vero che l’ultima mattina libera decido per una semi follia: corsa in centro a Bastia e così, di buon ora, lascio la macchina alla cittadella e corro zigzagando per le vie del centro addormentato, tra cunicoli e divieti, senza un’anima viva in giro e poi rientro dai moli del porto vecchio. Ebbene, a me che piace correre in montagna, nella natura, questa corsa tra cunicoli e strettoie, strette e scalette e poi i moli del porto, le piazze ariose e verdeggianti, è piaciuta tantissimo.

Ciao Bastia, ti salutiamo dopo essere saliti sulla nave del rientro, dopo una lunga attesa causata dall’imbarco pasticcione di questo porto che riflette lo spirito della città.

 

Ciao Corsica, au revoir. 

 

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