Il Conte di Montecristo, Alexandre Dumas

 

1815. Una nave mercantile rientra nel porto di Marsiglia e a bordo di questa nave vi è un ragazzo di nome Edmondo che sta per conquistare la felicità.

Egli sta per sposare la donna che ama, sta per diventare capitano e tutto, ma proprio tutto gli gira per il verso giusto.

Di lì a poco, durante pranzo del suo fidanzamento, a poche ore dalla felicità, sarà arrestato a causa di un complotto tramato dai suoi rivali d'amore e di carriera e così, dopo essere stato a così pochi passi da una realizzazione completa, traboccante di sogni e di gioia, sarà rinchiuso nelle segrete del castello d'If, tra quattro mura scure e buie a pochi passi dai suoi nemici e soprattutto da lei, Mercedes, la donna che ama.

Dopo quattordici anni di prigionia riesce finalmente ad evadere con una delle scene di evasione più belle e più avvincenti della storia della letteratura e il suo unico pensiero è la vendetta.

Non vendetta folle, cieca, bensì ragionata e meditata in tutte le sue parti. Per volere della sorte Edmondo si ritrova inoltre spropositatamente ricco e con tale ricchezza potrà piombare nelle vite dei suoi nemici schiacciandole o minandole alle fondamenta.

 

All'interno di questo lungo e magistrale romanzo vengono affrontati diversi temi, tanto che esso potrebbe essere diviso in parti a seconda del tema centrale. Tali temi sono la giustizia, la vendetta, il perdono ed infine la misericordia anche se, ad onor del vero, la vendetta copre con le sue fredde ali più gran parte del lungo romanzo.

Un bellissimo libro, scritto in un modo fluido e veloce che rapisce il lettore inchiodandolo al cuore e alla causa di Edmondo, con cui l'empatia è totale.

Pochissime le simpatie che vengono generate verso i nemici, che pure ritroviamo ben sfaccettati e caratterizzati ma totale immedesimazione in Edmondo e nella sua causa.

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