Vita, Melania Mazzucco
Vita narra della storia di due
ragazzini, Vita e Diamante partiti per l'America all'inizio del '900 quando
avevano rispettivamente 9 e 12 anni.
Nel nuovo continente troveranno alcuni parenti tra cui zio Agnello, il padre di
lei: il compito di Vita è quello di lavorare nella sua pensione mentre Diamante
dovrebbe lavorare per mantenere suo padre.
Ci sono molti altri personaggi che gravitano intorno ad essi, tuttavia il filo
conduttore di tutta la trama è l'amore che lega i due ragazzi. Amore che verrà
osteggiato in ogni modo dalle circostanze in cui si troveranno, dall'insicurezza
di lei e dall'orgoglio di lui. L'America si rivelerà per quello che è: un posto
dove i "dritti" ce la fanno mentre i "fessi" non soccombono ma si ritrovano a
fare da schiavi ai primi.
In mezzo ci sono tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili presenti in
analoghe storie: il ragazzo malato, il ragazzo forte, lo stacanovista,
l'artista, un padre possessivo anche se a suo modo affettuoso.
Ovviamente i due protagonisti parteciperanno a un ballo e, ovviamente,
vinceranno.
Ovviamente avranno una sola notte di passione, e ovviamanente dopo lui partirà.
Ogni personaggio è tratteggiato in modo sufficientemente chiaro; per quanto
riguarda i protagonisti se Vita risulta un personaggio piuttosto difficile da
descrivere, Diamante può essere riassunto dicendo che è l'unico in tutto il
romanzo che non si prostituisce alle situazioni; ovviamente pagherà un prezzo
alto per questo e non si sentirà mai a casa.
L'amore tra i due è forse il punto di forza del romanzo e viene reso in modo
molto viscerale. Non è nè una storia di sesso nè di belle parole: è una storia
di possessione, perdita, solitudine, speranze, dolore e destini imparalleli che
li trascineranno lontano ogni volta che sembrano essere vicini.
Altra novità è che, a dire della scrittrice, i due ragazzi sono realmente
esistiti e sono i suoi antenati: l'autrice ci racconta quindi delle sue ricerche
per riannodare i fili della storia. A volte questi intermezzi hanno una qualità
notevole: uno dei punti più alti del romanzo è quando, cercando nei registri
parrochiali, fa delle considerazioni sull'origine del suo cognome spiegando
perchè, in fondo, Diamante e Vita ce l'hanno fatta.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, si tratta di pezzi piuttosto lunghi e
prolissi con infinite ed inutili descrizioni di altrettanto inutili luoghi e
situazioni che non aggiungono nulla alla storia o al concetto, anzi sembrano
messi lì giusto per finire il nastro della stampante. Oltretutto, l'autrice
nell'annodare la storia tirerà in ballo qualche dozzina di parenti alcuni dei
quali hanno lo stesso nome: in particolare non si saprà mai di che Diamante si
sta parlando a meno che di non farsi uno schemino.
Tutto questo, personalmente, l'ho trovato frustrante consiederando che la storia
dei due ragazzi in America scorre che è un piacere ma viene continuamente
interrotta, confusa, e il fatto che la narrazione non è linereare da un punto di
vista temporale fa si che una volta finito il romanzo non si abbia comunque una
idea chiara di quello che è successo. Sarebbe necessario rileggerlo, ma non se
ne ha alcuna voglia.
In compenso, il capitolo finale è una piccola gemma, raccontata con una dolcezza
che soprende.
Vita è un libro discreto che avrebbe potuto essere molto meglio ma forse non dal punto di vista dell'autrice; ci sono libri che si scrivo per gli altri e libri che si scrivono per se: è mia opinone che siamo di fronte ad un esempio della seconda categoria.