Tenebra, Il libero Serpente, Luca Binaghi

Nona schiera del cielo: questa è la ambientazione principale del romanzo che costituisce il primo atto in ordine di pubblicazione ma il secondo in ordine temporale della trilogia che lo scrittore incentra sul concetto teologico ed escatologico di libero arbitrio e che prende il nome di "Il Secondo Dono".

L'autore affronta con questa opera un concetto vasto che ha da sempre contrapposto filosofi e religiosi e per farlo sceglie la chiave romanzesca, rifacendosi alla storia biblica di Lucifero, primo tra i cherubini e poi avversario di dio.

In questo atto conosciamo il protagonista Kiah nelle vesti di un Whoolan celeste, uno fra i tanti che abitano le schiere.

Sono molte le idee belle e soprattutto coraggiose che lo scrittore mette nel romanzo ma, a mio avviso, si chiude volontariamente entro confini troppo ristretti come possono essere quelli del contesto biblico. Una scelta audace che ha il difetto di rendere il romanzo poco verosimile e un po' troppo allegorico. Basta pensare ai personaggi che Kiah conosce e con i quali si relaziona nel corso del romanzo: essi rappresentano le sette virtù ma proprio per questo hanno il difetto di apparire troppo poco sfaccettati e caratterizzati per costituire interesse da parte del lettore o anche qualcosa di più che semplici ostacoli posti sulla via che Kiah ha scelto per se.

Inoltre la presenza di un dio, onnipotente e giusto, rende il protagonista Kiah troppo poco umano e troppo unilateralmente malvagio.

Non mancano comunque gli spunti interessanti. Il protagonista è in realtà un antagonista dalle caratteristiche quasi completamente negative e questo rende onore allo scrittore; non è facile, a mio avviso, scrivere di qualcuno che porti il lettore ad odiarlo, seppure ne subisca almeno inizialmente, il suo fascino.

Molto bella è la prima parte, durante la quale si intuisce una natura superba e malvagia nell'adolescente Kiah, pur senza essere certi che tale natura prenderà il sopravvento, così come è molto affascinante la progressiva mutazione che esso subisce.

Il tema del libero arbitrio passa però in secondo piano e relegato a pochi momenti, durante i quali il protagonisti compie delle vere scelte. Tutto sembra o bianco o nero e si capisce fin da subito e fin troppo bene, ciò che è giusto da ciò che non lo è.

 

Un romanzo interessante e senza dubbio sperimentale nel senso autentico del termine, che riflette la luce di ciò che avrebbe potuto essere se fosse stato scritto in un contesto diverso, concedendo all'autore qualche libertà in più. Al lettore non è infatti concesso il beneficio del dubbio ed è condotto a prendere gradualmente le distanze da Kiah, senza chiedersi da che parte stia la ragione e quali siano le motivazioni che lo inducono, a piccoli passi, a sfidare dio. Tutto appare troppo, troppo stereotipato.

Ne nasce una idea geniale che, purtroppo, viene castrata da un simbolismo pesante e macchinoso.

Ciò che ne resta è comunque un buon libro che si legge con piacere e che reca al proprio interno alcune perle concettuali che testimoniano la cultura e la preparazione teologica dell'autore.

 

 

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