Segreto Tibet, Fosco Maraini

Sul Tibet e sui tibetani ne sono state dette e scritte moltissime, forse troppo, forse troppo poco. Nel nostro immaginario occidentale quel meraviglioso altipiano detto il paese delle nevi è abitato da pacifici monaci, asceti in monasteri attorno ai quali pascolano liberamente gli yak.
Spesso la parola Tibet è associata all'aggettivo libero, per formare uno slogan fin troppo abusato ma nonostante tutto poco efficace laddove dovrebbe esserlo.
Segreto Tibet è un diario di viaggio, scritto da Fosco Maraini che in viaggio con Giuseppe Tucci girò il Tibet negli anni 40, prima dell'invasione cinese e della rivoluzione culturale che spazzò via quasi del tutto la civiltà tibetana che l'autore ha il privilegio di raccontarci.
Dalle sapienti note di viaggio e dalla capacità analitica dell'autore scaturiscono un ritratto, ben composto, di ciò che era il Tibet ma soprattutto dei tibetani, dei loro usi e costumi e del loro modo di vivere medievale ma degno, felice.
Malgrado sia piuttosto facile scaturire nel buonismo Maraini si tiene ampiamente alla larga dalla trappola, tessendo invece un arazzo completo fatto di osservazioni, dati oggettivi, studi che ci dimostrano un popolo chiassoso e trafficone, a volte perfido e opportunista; lontano anni luce dai monaci asceti che si immaginano e questo dona al racconto un tocco squisitamente umano.
Le note dolenti arrivano alla fine di ogni capitolo, in cui purtroppo si raccontano gli avvenimenti successivi al viaggio dell'autore, ovvero l'occupazione cinese e i suoi effetti devastanti.
La cronaca dell'occupazione e della rivoluzione culturale, per dirla alla cinese, viene relegata in modo dettagliato in fondo al libro, quasi per non sporcare il racconto di quel segreto Tibet che Maraini ebbe l'opportunità di conoscere.
Un'occupazione fatta di sangue, inganni, repressioni, torture, esecuzioni, perfidie, tanto da non sfigurare se posta al fianco di regimi totalitari quali la Russia stalinista o ai periodi più bui di alcuni stati sudamericani. Tutto questo, ovviamente, nel silenzio quasi totale e tombale del resto del mondo.

Una cronaca di viaggio come ce ne sono poche, scritta in modo onesto e mai buonista, tanto da rappresentare quasi un saggio storico.
Un libro da leggere, nella speranza che un giorno il Tibet torni ad essere tibetano e magari un po' meno segreto, così da poterlo ammirare e perché no, imparare da esso.

 

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