My Way - A modo mio, Liborio Rinaldi

 

Come appassionato lettore nonché amico dello scrittore non posso non constatare che la sua produzione va migliorando di anno in anno e se aveva cominciato (Liborio non avertene a male) con qualche raccontino senza molte pretese da un paio d'anni a questa parte oltre ad aver cambiato formato esteriore dei libri si è dedicato alla stesura di veri e propri romanzi che risultano scorrevoli e piacenti.

Dopo "La madonna dei sette dolori" ha partorito questo "My way" al quale mi sono appassionato fin dalle prime pagine. Dopo un inizio un po' in sordina ma funzionale la storia percorre all'indietro qualche decennio e si infila ovviamente tra gli amati monti dello scrittore (che sono anche i miei) per porre le basi di quella che sarà poi l'intricata storia dei protagonisti del racconto.

Ne viene fuori un bel romanzo corale ii cui il personaggio principale gioca il ruolo di fulcro e insieme al quale sodalizza la voce narrante e ovviamente lo scrittore, il quale si riserva nell'Edo (protagonista) un cantuccio personale entro il quale rivivere ed esprimere le proprie emozioni, i sentimenti e il proprio punto di vista sul mondo. Per dire la verità lo scrittore fa un po' la spola tra l'Edo e la voce narrante a cui non dà nome, lasciando quindi il dubbio sull'autobiograficità della vicenda.

L'Edo è un ragazzo un po' scapestrato ma buono, sensibile, al quale la vita non ha giocato bellissime carte.

Ci prova, semplicemente, a vivere a modo suo una vita che sembra travolgerlo e schiacciarlo ma tutte le volte l'Edo si rialza per tuffarsi nuovamente il un turbinio di emozioni e sensazioni che la sua sensibilità gli lascia vivere. Come l'Edo anche la voce narrante, giunta all'età senile, si guarda indietro per osservare la propria vita. Una vita vissuta in modo intenso e senza rimpianti, il cui ricordo si fonde con la fantasia.

 

Un romanzo che risulta scorrevole nel complesso, costellato di chicce liboriane che ho imparato a riconoscere e reso divertente dalla sagace ironia dell'autore. Direi che questa volta Liborio ha fatto il salto di qualità sperimentandosi nella stesura di un romanzo corale che non risulta però caotico.

 

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