Luce - il figlio dell'aurora, Luca Binaghi

Romanzo che costituisce il secondo atto in ordine di pubblicazione ma il primo in ordine temporale della trilogia che lo scrittore incentra sul concetto teologico ed escatologico di libero arbitrio e che prende il nome di "Il Secondo Dono".

A differenza del primo episodio “Tenebra – Il libero serpente” rappresenta a mio avviso un romanzo nettamente migliore sia dal punto di vista stilistico che concettuale.

Prima di tutto, a differenza del già citato Tenebra questo episodio sta veramente in piedi da solo, come l’autore sostiene, ad eccezione di qualche riferimento sporadico agli altri due episodi.

Stavolta l’ambientazione é la prima schiera del cielo e la storia narra di Lucifero, cherubino particolarmente virtuoso che brama di inseguire la propria vita, in quanto sente in lui la presenza di qualcosa di speciale e per farlo corre notevoli rischi, spinto appassionatamente dalla voglia di risiedere accanto al padre dio.

Lo seguiamo per tutto il viaggio attraversando così le fasi della sua vita e creando una notevole empatia con I seuoi sentimenti di dubbio.

Anche in questo Luce si presenta migliore; I personaggi ed in particolare il protagonista, é molto più umano e sfaccettato.

Il finale dona sicuramente un tocco in più al romanzo, con l’epilogo se non a sorpresa almeno non banale.

Purtroppo per l’autore il contesto biblico circuisce il libro all’interno di una prigione volontaria al di fuori della quale la storia non può scappare e la presenza di un attore omniscente relega su un piano poco comprensibile la tematica del libero arbitrio tanto che alla fine del romanzo ci si chiede davvero quali siano le colpe di Lucifero, che preferisce allontanarsi dalla prima schiera contro il proprio interesse personale preferendo una vita diversa e sicuramente più modesta.

Personalmente condivido in pieno la scelta da lui compiuta. Lui che, senza ledere gli altrui interessi, sceglie per se stesso una vita diversa da quella che gli é stata assegnata da dio.

 

Il cattivo, in questo caso, lo fa proprio dio, il quale non accetta che una delle sue più splendenti e preferite creaturine alate preferisca relegarsi volontariamente ad una vita di secondaria importanza, abbandonando i privilegi che la vita di primo cherubino gli concedeva.

Un romanzo interessante e sperimentale, ricco di contenuti teologici distillati direttamente dal catechismo della chiesa cattolica. Forse troppo imbevuto di dogmi che a tratti danno fastidio, rendendolo solo a tratti un po’ troppo pedante.

 

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