Le parole per dirlo, Marie Cardinal

 

Commento 1:

Sette anni di analisi in poco più di 250 pagine. Uno dei libri più personali che abbia mai letto.

Marie si racconta e apre coraggiosamente la sua difficile esperienza di vita.

La protagonista è la malattia mentale o come la chiama lei “la Cosa”: quella sottile consapevolezza che ti fa capire che qualcosa non va, quella sensazione di insoddisfazione e tristezza che ti segue ovunque.

La Cosa si era presentata sotto forma di emorragia uterina. Analisi, ricoveri, accertamenti… ma nulla sembrava non funzionare, nulla di anomalo.

Forse lo stress per i figli, la casa… ma intanto il sangue iniziava a diventare un’ossessione, che le impediva di condurre normalmente la sua vita.

E  così arrivò anche la depressione seguita da attacchi di ansia e fobie.

Il ricovero ad una clinica per riposarsi non dava i suoi frutti e come ultima spiaggia, condotta da un sesto senso eccezionale, prenderà la decisione che le salverà la vita: entrare in analisi.

Sette anni per scoprire chi è; per scoprirsi donna. Sette anni per diventare padrona della sua vita.

Sette anni per domare la Cosa .

Già dalle prime sedute il sangue si era fermato perché finalmente il suo corpo poteva sfogarsi di tutta la rabbia e la repressione subita dalla sua famiglia attraverso le parole che scorrevano come un fluido vitale.

Affiorano ricordi e con essi il dolore. E affiora anche il suo essere una donna autentica.

Un libro tutto al femminile in un mi sono ritrovata moltissimo.

 

Commento 2:

Un piccolo romanzo fatto di poco più di 250 pagine che grondano sudore, paura, rabbia ma soprattutto sangue.

Tutte queste cose servono a Marie Cardinal per descrivere la sua vita in questo bel romanzo puramente autobiografico; cose delle quali la sua vita è intrisa fin dall'infanzia.

Colpita da una depressione, un'emorragia uterina e da attacchi di panico si ritrova a trent'anni con tre figli e un matrimonio che sta fallendo, seduta sulla poltrona di uno psicoanalista: un ometto piccolo e minuto che non può neppure guardare in faccia mentre parla in quanto se ne sta seduto alle sue spalle. Comincia il viaggio straordinario di Marie nella propria mente, che pian piano la porterà a scoprire i meccanismi bellissimi e perfetti che regolano il nostro cervello e la nostra mente ma soprattutto lì, sul quella poltrona, scoprirà una bambina dimenticata e sepolta sotto strati e strati di educazione perbenista borghese, falsa e ipocrita.

Il periodo è la prima metà del secolo scorso, lo scenario l'Algeria francese e l'ambito una famiglia borghese benestante e religiosa. In questa bella pentola pronta per generare un mostro ci finisce Marie, figlia non voluta di sua madre che divorzierà subito dopo la sua nascita. Inizia una vita fatta di repressioni, educazioni, coercizioni fino a generare quel mostro che sua madre ha così fortemente voluto. Un mostro preso da attacchi di panico, ansia e depressione, ma lì, su quella poltrona davanti ad un psicoanalista, Marie sarà in grado di ricostruirsi man mano che demolisce a colpi di mazza ferrata tutto lo squallido e patetico castello di carte dei valori che le hanno insegnato, inculcato ed impresso a fuoco nella mente.

Leggendo le lettere, le frasi, sfogliando le pagine si ha proprio l'impressione di partecipare ad una grossa opera di distruzione del finto per far sì che il vero possa finalmente trovare luce e spazio per crescere.

La demolizione dura 7 lunghi anni che terminano con la morte di sua madre. 7 anni raccontati fedelmente dall'autrice nel suo Le parole per dirlo.

 

Ne nasce un romanzo crudo e violento che non dà tregua e che appassiona il lettore che si trova solidale alla scrittrice e forse quasi dentro la stessa, in un crescendo di emozioni e ritmo quasi turbineo che porterà alla liberazione della violenza ma anche della consapevolezza, della forza e della gioia di vivere.

Non mi trovo d'accordo con alcuni critici che lo definiscono un romanzo sull'identità femminile. Secondo me è un libro sulla repressione familiare, sulla psicoanalisi, sulla violenza che quando non la sfoghi e non la riconosci ti fa saltare in aria come una polveriera, sui danni che può provocare una famiglia e sulla rinascita che si può, malgrado tutto, riavere a trent'anni.

 

 

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