La venditrice di libri profumati, Liborio Rinaldi

Una coppia, unita da un amore impossibile, ed un mondo che, là fuori rende impossibile il loro amore. Ecco i protagonisti di questo romanzo.
Anche se, a pensarci bene, i veri protagonisti sono il dentro e il fuori, termini che mai come in questa storia si ripetono e ricorrono, come a voler sottolineare e rimarcare l'esistenza di due mondi distinti, diversi e contrastanti, quasi come se l'esistenza dell'uno fosse condizione necessaria e sufficiente per escludere l'esistenza dell'altro.
Eppure il dentro e il fuori devono in qualche modo convivere in un unico istante, schiacciati sulla medesima logica dello stesso spazio tempo, creando inevitabilmente una superficie di contatto, come le bolle di sapone che galleggiano nell'aria.
I nostri eroi, Paolo e Francesca, i cui nomi sono un chiaro riferimento dantesco, cercano appunto quelle bolle di sapone, per vivere al loro interno abbracciati, senza nulla chiedere e nulla dare; ma le bolle di sapone scoppiano e i protagonisti si ritrovano a contatto con il mondo esterno, dura realtà di tutti i giorni.
Un mondo che con la sua pressione è responsabile del collasso della bolla di sapone, un mondo crudele, indifferente e cieco al loro amore.
Il mondo (o meglio quello fatto di persone) è descritto con toni freddi, come se l'autore volesse dare una percezione di esso completamente malevola; solo la natura si salva, una natura che protegge e sorride ai due amanti, una natura complice che li avvolge e li accarezza.
La caratterizzazione dei personaggi è essenziale, piuttosto scarna, perché in fondo neppure quella conta più di tanto, l'importante non è l'io ma il noi, la coppia e il modo di essere coppia.

Un libro sull'amore, sulla difficoltà di trovare il proprio spazio per scendere dalla giostra sulla quale un giorno realizziamo che siamo saliti ma anche un libro molto introspettivo, forse un po' troppo cupo e stanco, forse un po' troppo malinconico, ma di certo un buon libro che avvince e scorre capitolo dopo capitolo senza grossi intoppi, fino a condurre il lettore per mano verso un finale che potrebbe assomigliare ad un film di Kaurismäki.
Ancora una volta, bravo Liborio.

 

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