La rilegatrice dei libri proibiti, Belinda Starling

 

Una famiglia piccolo borghese con una attività propria: una piccola e rispettabile legatoria. Una famiglia in bilico tra la povertà dei ceti bassi e il lusso sfarzoso dei Lord che sta per essere travolta dalle circostanze. La malattia di Peter, marito di Dora e mastro rilegatore innesca infatti una catena inarrestabile di eventi.

La protagonista del romanzo è Dora, una donna di famiglia che abita in Ivy street, una via rispettabile, dopo tutto. Sarà travolta dalla vita e dalla macchina perversa che è la Londra di quegli anni ma, forse proprio per questo, riuscirà a vivere una vita degna di essere vissuta scoprendo quella che è la sua vera personalità.

Una bella storia scorrevole ed avvincente che trascina il lettore fin dalle prime pagine.

Grande caratterizzazione del personaggio protagonista al quale non si può non affezionarsi.

Ma c’è di più. Ambientato nella Londra dell’ottocento questo romanzo ci offre uno spaccato della società industrializzata e abbruttita dalla rivoluzione industriale che dilaga, sommergendo e distruggendo le piccole realtà e triturando persone.

 

Il sottotitolo del romanzo “Può una passione diventare ossessione?” paragona la storia a quella di “Profumo: la storia di un assassino”. Non condivido affatto il paragone anche se effettivamente c’è qualche assonanza tra i due romanzi: sono i rumori caotici e gli odori mefitici della città che esalano dalle pagine di entrambi i romanzi, trasportando il lettore in altro mondo; un mondo distante 150 anni, ad unire i due libri.

Ma a parte questo non mi sento di paragonare le due storie: il protagonista di Profumo è determinato, ha uno scopo che insegue avidamente per tutta la durata della vicenda; Dora è vittima, vittima delle circostanze e cerca solo di stare a galla, che poi utilizzi ogni mezzo pur di non affondare è un altro discorso.

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