La montagna nuda, Reinhold Messner

Tra le vette himalayane quella che senz'altro ha assunto il ruolo di sacro graal, a causa della ripidezza delle sue pareti e delle difficoltà di salita, questa è il Nanga Parbat, la montagna nuda in lingua urdu; nuda perché in prossimità della vetta è talmente ripida che non si accumula la neve.

Il primo uomo a scalarla e a ritrovarsi sulla sua vetta ampia e dolce, fu Hermann Buhl nel 1953 che con quest'impresa eccezionale divenne una leggenda dell'alpinismo.

17 anni dopo una spedizione tedesca organizzata da Herrligkoffer ha come meta l'ambiziosissima e difficile parete Rupal, la più alta della Terra con i suoi 4500m di roccia e ghiaccio. A questa spedizione partecipano anche i fratelli Messner: Reinhold e Gunther.

Come ben si sa solo uno dei due tornerà a casa ma vi sono anche molte cose che non si sanno e quello che l'autore si propone di fare è narrare la sua versione dei fatti, ben diversa da quella del controverso capo spedizione Herrligkoffer e soprattutto la versione di chi era a 8000m, su con Gunther, mentre il capo era rimasto al campo base pretendendo poi di conoscere la verità....

Il tutto suona come una accusa e una difesa ma questo passa in secondo piano.

La cosa più importante, quella che risalta e ti accompagna fin dalla prima pagina di questo bellissimo e avvincente romanzo è il Nanga Parbat e l'ossessione dell'uomo di salirlo, conquistarlo dai suoi versanti più impegnativi.

 

A parte lo scopo chiarificatore con cui Messner narra la vicenda c'è molto altro: passione per l'estremo, psicologia d'alta quota (interessantissime alcune osservazioni e testimonianze che l'autore ha riportato dopo giorni trascorsi nella zona della morte) e soprattutto sincerità.

Come alpinista dilettante capisco cosa può spingere l'uomo e sfidare il Nanga e i suoi versanti di roccia e ghiaccio. La maggior parte delle persone non concepiscono che si possa rischiare la propria vita per salire una montagna e poi discenderne senza motivazione alcuna.

Ma siete certi che l'alpinista non porta via nulla dalla vetta? Bisognerebbe chiedersi cosa trova l'alpinista in vetta e forse leggendo questo libro si ha un'idea di ciò che non si può esprimere a parole.

 

 

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