La frontiera invisibile, Kilian Jornet Burgada

Uno skyrunner alla ricerca di nuove sfide. Un giovane uomo in crisi perché ha realizzato, forse, tutti i propri sogni.
La sfida gli viene proposta da un amico; una sfida che sembra quasi una follia: salire un ottomila, lo Shisha Pangma, in inverno e per lo più in perfetto stile alpino, anzi, in perfetto stile alpinrunning.
Un racconto che rivela un inedito Kilian Jornet, diverso dal superuomo idolatrato che tutti gli skyrunner del mondo ammirano. Un Kilian umano, a tratti forte, a tratti fragile, ma soprattutto umano.
L'atleta si apre in questo libro dedicato a una lei della quale non svela l'identità, un libro nato dal taccuino di viaggio su cui Kilian ha appuntato la propria storia e le sue impressioni di viaggio durante la spedizione.
Non è certo un libro compiuto, questo. E' un libro che ti porta in un posto, sulle montagne, nel cuore e nel cervello del fortissimo atleta pluricampione di skyrunning. Ti porta in un posto, e ti racconta un frammento di storia già iniziata e non finita; senza pretese di essere diverso.
L'esperimento però, a mio avviso, riesce bene e ne nasce un bel libro/diario ricco di spunti di riflessione, filosofia, cronaca di viaggio, ma soprattutto ricco di passione e sogno.
Il vero protagonista del romanzo, se così lo si può definire, è il sogno. "Se non sogniamo, siamo morti" e Kilian vuole vivere, cosciente che prima o poi potrebbe suonare la sua campana.

La frontiera invisibile è quella insensata tra Cina e Nepal che la piccola spedizione attraversa clandestinamente, ma è una metafora tra sogno e realtà, tra vita e morte.

 

 

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