La disfatta, Liborio Rinaldi

L’ironico autore, che ho il piacere di conoscere, ha scritto sulla quarta di copertina, parlando si se stesso: “si diverte a scrivere storie sempre meno fantasiose” ed in effetti, se si legge questo romanzo provenendo, come me, da “La madonna dei sette dolori” e “My way” ci si rende conto di quanto tale affermazione sia vera.

Mai come in questo libro i riferimenti autobiografici sono invasivi all’interno della storia e soprattutto, costruiscono lo scheletro dell’intero libro e non solo abbracciandolo come accadeva nei lavori precedenti.

Dalle prime pagine si ha l’impressione di leggere un romanzo psichedelico scritto da una persona rimasta a corto di idee. Tuttavia procedendo con la lettura si capisce che i flash presumibili come autobiografici e le brevi storielle raccontate dal “nonno” hanno un nesso e uno scopo comune: invitano il lettore a pensare, riflettere.

Si tratta di un’opera, a mio giudizio, di grande introspezione soprattutto perché rivolta quasi completamente al passato.

 

E’ un libro fatto di immagini tristi, enigmatiche, forse rassegnate. Dovendo descriverlo con una sola delle immagini che la sua lettura mi ha evocato sceglierei senza dubbio la più forte: quella di uno sconfitto dalla vita che si guarda alle spalle, rendendosi conto che ormai per lui è tardi ed è stanco di lottare. La sua è una disfatta volontaria, forse. Una resa.

 

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