Il ventre di Parigi, Emile Zola

Commento 1

 

Ci ritroviamo nella seconda metà dell’ottocento alle Halles Centrales ovvero i mercati generali. Come sempre Zola riesce, nella sua meticolosità di osservazione della realtà, ha riportarci indietro negli anni e a farci vivere un’epoca tanto diversa per costumi eppur tanto simile per quanto riguarda la natura umana. Basti pensare che il libro finisce con la frase: “che canaglie le persone oneste!” Ancora una volta i protagonisti sono così propri della natura umana che non è possibile scindere chi sia il buono e chi sia il cattivo.

Tutti sembrano vittime della società: legati ai costumi e a ciò che la gente pensa di loro. Preoccupati della loro dignità e incuranti a calpestare con ogni maldicenza la dignità altrui. Inoltre in questo libro spicca il forte rapporto fra la gente e il cibo. Non fidarsi dei magri o avere come canone di bellezza una donna che, al dispetto di ogni, sia il volto dell’abbondanza. L’obesità e la disponibilità di cibo diventano rispettivamente sinonimo di affidabilità e di benessere. Il nostro protagonista Florent, magro ed evaso dalla prigione riuscirà ad non essere inghiottito da una società così ottusa?

 

Commento 2

 

E’ il terzo romanzo del ciclo Routon-Macquart e la foglia dell’albero genealogico da cui prende vita la storia é Lisa Macquart: la bella salumiera.

Ella conduce una vita agiata e tranquilla, immersa nella propria salumeria e a fianco del marito e della figlia Pauline.

Le giornate della famiglia sono immerse nel grasso e nei cibi della salumeria ed é proprio il cibo ad essere il reale protagonista del romanzo. Zola riesce con cura maniacale a descrivere le grandi Halles di Parigi, situate a pochi passi dalla salumeria. Le Halles é il grande mercato alimentare, nel quale tutti I giorni convergono tonnellate di cibi destinati a sfamare Parigi. Cibi di ogni sorta e di ogni livello: si va dai più raffinati prodotti agli avanzi destinati ai poveri.

Tutto il racconto é una lunga e lenta digestione, per il trionfo della borghesia “onesta e benpensante” immersa in questo mare di cibo che l’autore dipinge in un colossale gigantesco affresco; non a caso uno dei personaggi é proprio un pittore ossessionato dalle Halles, il cui scopo é quello di dipingerne una gigantesca natura morta.

Zola fa proprio questo con la penna, dipinge le Halles e la Parigi che le cironda e ci riesce, come sempre, in modo eccellente.

Non mancano ovviamente le tematiche sociali e politiche, quasi sempre presenti all’interno delle suo opere e che in questo caso sono incentrate sul personaggio di Florent.

Basterebbe la caratterizzazione del suo aspetto estetico per capire dove l’autore vuole condurci: Florent é magro. Un magro in un mondo di grasso e di grassi. Lo osserviamo, leggendo le pagine, attraversare le Halles disgustato da tutto il cibo che lo circonda e minacciato, oppresso e deriso dal mondo di grassi e borghesi che lo circonda.

Lui, un evaso dalla Guyana, ritorna a Parigi dopo sette anni di bagno penale e si stabilisce a casa di suo fratello Quenu, sposato con la bella Lisa Macquart.

La sua presenza, malgrado sia di carattere schivo ed introverso, sconvolgerà le loro vite sottrandole alla grassa pace in cui vivono.

Lui é un magro, come gli dice il pittore Claude, in un mondo di grassi che finirà per digerirlo.

É proprio quello che accade dall’inizio alla fine del romanzo: Parigi, o meglio le Halles che di Parigi sono il ventre, lo digeriscono un po’ per volta, fino all’epilogo, tanto drammatico quanto scontato.

 

A mio parere é uno di quei libri in cui l’autore non ha lo scopo di raccontare una storia bensì di dipingere una situazione, un ambiente e Zola in questo é assolutamente un maestro. Non vi sono particolari colpi di scena e le pagine scorrono placide e regolari come una lunga digestione che segue un sontuoso banchetto.

Non é il romanzo che ho preferito del grande scrittore francese ma rappresenta in ogni caso un’opera di assoluto valore storico ed artistico.

Come sempre, il grande Zola non delude.

 

 

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