Il quaderno di Maya di Isabel Allende

 

Maya è una ragazza americana cresciuta con la nonna Nini e il nonno Popo. Il papà, pilota, è sempre assente per i viaggi di lavoro e la mamma se ne è  andata quando era appena nata. L'infanzia passa serena, coccolata e viziata nella grande casa dei nonni ma la morte del Popo, dopo una lunga e lenta agonia, distrugge l'equilibrio della famiglia. La nonna, innamorata e persa, non sa darsi pace della scomparsa del suo amato e si lascia andare. Non si cura più, entra in depressione e il vigore che l'ha sempre caratterizzata scompare.  Maya, ancora sedicenne inizia a disinteressarsi della scuola e a frequentare cattive compagnie oltre che fumare e bere.

 

Passano così i mesi. Finalmente la nonna si riprende dalla depressione e vede con lucidità quanto accade alla nipote . Insieme al papà decidono di portarla in un centro rieducativo lontano dalla città per disintossicarla e aiutarla a superare la perdita del nonno dalla quale non si è mai ripresa. Da qui inizia una lunga strada e una lunga avventura che prende completamente il sopravvento sul lettore.

 

Le pagine scorrono veloci su Maya, sul suo percorso di vita così reale e purtroppo simile a tanti ragazzi. Si getta uno sguardo anche sul Cile nel periodo del Golpe e sui pesanti e inimmaginabili trattamenti subiti dai prigionieri.

Un libro forte, triste e tremendamente reale. Molto diverso dai precedenti libri dell'Allende. La protagonista non è più la donna forte che può far scatenare una rivoluzione.

Alla fine però, ci mostra una forza di volontà grandiosa quando decide di ribellarsi al destino più facile, quello di lasciarsi andare alle dipendenze , e di accettare il passato per iniziare una nuova vita aperta all'amore.

 

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