Il pendolo di Foucault, Umberto Eco

Quando si parla di Umberto Eco, viene inevitabilmente alla mente "Il nome della Rosa" e quasi nessuno si ricorda del suo secondo romanzo, Il Pendolo di Foucault.
Il pendolo è un oggetto ideato da Leon Foucault per dimostrare la rotazione terrestre, in quanto il piano di oscillazione del pendolo varia al ruotare del pianeta in funzione della latitudine alla quale è posizionato.
Questo oggetto di un esperimento scientifico ha un significato simbolico nel romanzo, rappresentando il punto fermo attorno al quale ruota tutto il resto. Ruotano attorno al pendolo i personaggi del libro, con le loro storie ma soprattutto ruotano attorno al pendolo i Templari, i Rosacroce, i cavalieri spirituali e tutte le società segrete ed esoteriche delle quali Belbo, Casaubon e Diotallevi cercano di ricostruirne la storia fino ai giorni nostri, scoprendo o forse ideando un piano di complotto e di dominio del mondo.
In questo libro, che può essere considerato il precursore del filone da cui è poi disceso l'arcinoto Codice Da Vinci, si trovano numerosissimi riferimenti all'esoteria e alla Cabbala, al punto da farne un romanzo davvero criptico ed impegnativo ma, e qui sta la grande maestria di Eco, risulta incredibilmente avvincente e scorrevole pur non capendoci un acca di cabbala ed esoteria.
Rispetto al più commerciale Codice Da Vinci, può e deve essere considerato su un altro livello, molto più alto e verosimile.
La trama è relativamente semplice: un trio di amici e colleghi si appassiona ai Templari e nell'approfondirne la storia scopre un gran numero di connessioni tra società segrete che attraversano il tempo, i secoli e l'Europa, conoscendo mistici, diabolici ed esoterici che arricchiranno le loro ricerche che, ormai a ruota libera, generano giorno dopo giorno il piano all'interno del quale far combaciare tutti i pezzi di un gigantesco puzzle cominciato nel quattordicesimo secolo e che potrebbe finire sotto il pendolo di Foucault, in una di San Giovanni dei giorni nostri.
Ma il romanzo, eccezionalmente complesso e completamente privo di forzature storiche o iconografiche, non è solo la storia del complotto; esso è molto di più.
Dal mio punto di vista è il ritratto di una società che ha bisogno di un complotto per sopravvivere. La storia di chi ha fallito, prima perché troppo giovane per legarsi ai partigiani, poi troppo vecchio per credere anima e corpo alla rivoluzione del 68, e messo quindi faccia a faccia con la sua presunta vigliaccheria.
Il suo nome è Jacopo Belbo ed incarna la generazione di cui sopra, poi c'è Casaubon, voce narrante della vicenda, e non a caso!
E' l'unico dei tre infatti che ha una famiglia, che vive il piano più distaccato degli altri, quasi come se fosse un gioco e per questo può essere l'unico a raccontare.
Poi c'è Diotallevi, ebreo mancato, anch'egli forse si sente in colpa per aver mancato l'olocausto e le leggi razziali.
 

In sintesi un piano ideato da falliti della storia, che proprio per questo cercano il piano stesso, ne hanno bisogno e purtroppo come loro tre molti altri, che a quel punto non avranno bisogno di cultura e fantasia per seguire un piano che qualcun'altro ha ideato per loro.

Un romanzo particolarissimo, che personalmente ho apprezzato molto.

 

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