Il cacciatore di aquiloni, Khaled Hosseini

In inverno, a Kabul, le scuole chiudono e per i bambini abbastanza ricchi da avere una casa calda è il periodo più bello dell’anno anche perché alla fine dell’inverno si svolge la tradizionale battaglia di aquiloni in cui l’aquilonista deve recidere il filo degli avversari per mezzo del proprio, fino a quando un solo aquilone resta in cielo: quello del vincitore.

Parallelamente si svolge anche un’altra competizione: la caccia agli aquiloni abbattuti ed in particolare all’ultimo che cade.

Amir è il figlio di un ricco e carismatico uomo d’affari mentre Hassan il figlio dei servi di casa. Tra i due non c’è solo una differenza di casta sociale ma un’altra ben più profonda e radicata: Amir è Pashtun mentre Hassan è un Hazara. Tale differenza, talmente radicata ed evidente agli occhi della società afgana si insinua persino nell’amicizia e nel rapporto tra i due bambini tanto che Amir non considera mai Hassan come un suo amico a pieno titolo, bensì il suo servo con cui però passa la maggior parte del suo tempo libero e condivide tutte le sue avventure.

Un inverno, quando Amir e Hassan hanno dodici anni, vincono la battaglia degli aquiloni e la caccia all’ultimo abbattuto ma quel giorno un avvenimento tragico rompe qualcosa nel rapporto tra i due ragazzini, spalancando ad Amir la possibilità di farsi finalmente apprezzare da un padre così diverso da lui e sempre molto assente.

Comincia la guerra e Amir, con suo padre Baba emigrano in America verso una nuova vita, tuttavia decenni dopo una voce chiama Amir in Afghanistan, per saldare il conto in sospeso con la propria coscienza.

Al suo ritorno nel paese natale scoprirà uno stato dilaniato e sventrato da decenni di guerre, soprusi, prepotenze, sotto l’occhio vigile ed onnipresente dei talebani che in nome di Allah compiono ogni genere di torture, assassini, stupri, violenze ma ad attenderlo ci saranno le prove che in quel lontano inverno non era riuscito ad affrontare.

 

Un romanzo che si lascia leggere in modo molto scorrevole, mantenendo sempre un buon ritmo che rapisce il lettore trascinandolo con forza verso una dimensione sconosciuta, un mondo dove le regole che conosciamo non valgono e l’odore dominante è quello del kebab.

E’ l’opera prima dello scrittore e lo si avverte fin dalle prime pagine. Anche se non ci è dato sapere se la storia contiene cenni autobiografici la voce narrante, Amir, è il protagonista del romanzo e durante tutta la storia è l’unico personaggio ad essere caratterizzato fino in fondo, apparendoci terribilmente umano e lontano dal concetto di eroe senza macchia.

Penso che l’unico difetto del libro è che tutto il mondo sembra ruotare attorno ad Amir, in un modo quasi funzionale per cui ogni personaggio assume un ruolo ben preciso all’interno della storia; un libro forse troppo su misura di Amir, ma comunque un ottimo libro.

 

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