Gita al faro, Virginia Woolf

 

Virginia Woolf può a tutti gli effetti essere considerata una pioniera di un nuovo modo di scrivere, narrare e forse vedere.

La classica struttura della narrazione viene completamente stuprata e ribaltata. Il dialogo diretto non esiste quasi più, così come la cronologia degli eventi passa nettamente sullo sfondo rispetto alla ricerca dei pensieri, degli stati d’animo e soprattutto dei flussi di coscienza.

Il tempo si sposta avanti e indietro, come le menti dei protagonisti, in una oscillazione cullante e sballottante che può disorientare i lettori meno impegnati.

Vero protagonista della narrazione della Woolf è la mente e le sue derive. Gli atti, i fatti e gli eventi servono a poco più che fare da sfondo e cornice.

Il linguaggio delle sue opere è estremamente ricercato, ricco di metafore, similitudini e riferimenti.

Gita al Faro narra, o meglio si dovrebbe dire osserva, di una numerosa famiglia borghese: i Ramsay e di vari personaggi amici.

Vera protagonista è la signora Ramsay, descritta come una donna estremamente bella ed autorevole, ma nel contempo affettuosa e amorevole con i suoi otto figli. L’antitesi è il marito, presentato come duro, severo, intelligente ma dotato di scarsa empatia e sensibilità.

Tra loro vi sono silenzi, pensieri, poche parole, eppure a modo loro si amano. Vivono un amore forse bloccato dal pudore forse dalle convenzioni sociali e sembra non riescano mai a dare libero sfogo ai loro sentimenti.

Dopo una pausa lunga dieci anni il racconto riprende in condizioni profondamente diverse. Di mezzo c’è stata una guerra che si è portata via qualche pezzo di vita.

La seconda parte dell’opera ci avvia verso un epilogo lento, sfumato, intrigato ma profondamente commovente.

 

Un’opera profondamente innovativa dal punto di vista letterario. Un viaggio all’interno della mente umana giocato a cavallo tra i mondi interiori, che esistono in ognuno di noi, e il mondo esteriore, realtà fenomenica, all’interno del quale i personaggi si incontrano.

La fotografia che si ottiene dalla lettura del romanzo è, dal mio punto di vista, una barriera.

Barriere sociali, barriere emozionali, barriere temporali, rappresentate una volta per tutte dalla siepe che Lilly riesce finalmente a dipingere all’interno del suo quadro.

 

 

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