D'amore e d'ombra, Isabel Allende

Non è certo il romanzo più famoso della grande scrittrice cilena della quale sono un grande fan ma tuttavia riesce con la sua semplicità a colpire dritto al cuore del lettore.

L'inizio è di quelli lenti, pacati, in cui la scrittrice si prende tutto il tempo necessario alla caratterizzazione dei personaggi e dello sfondo sul quale si muovono. L'ambientazione è di quelle tristi e malinconiche che solo i sudamericani sanno dipingere: la dittatura cilena che crea da una parte i bassifondi in cui opera Josè, le caserme piene di vittime della dittatura, i cadaveri anonimi e dall'altra i raffinati ambienti pieni di ricercatezze e di frivolezze sulle quali si adagia Beatriz.

In mezzo c'è il mondo di chi vive ai margini, a cavallo tra questi due mondi come la famiglia Leal nella sua disgnitosa povertà e in particolare Francisco che, tramite il suo mestiere di fotografo passa spesso da una parte all'altra di quel muro che divide quei due mondi tanto distanti tra loro eppure vicinissimi in termini di distanze geografiche.

Sul tragico sfondo della dittatura e della repressione ognuno vive le proprie tragedie eppure tra Irene e Francisco sboccia l'amore. In cirostanze assurde i due giovani scopriranno il loro amore abbattendo finalmente i muri che separano i due mondi creati dal regime militare.

 

Un romanzo diretto ed intenso che colpisce come un pugno nello stomaco per poi deliziare il lettore con momenti di autentica purezza che, forse, rappresentano la speranza per l'umanità di vivere in un mondo più giusto

 

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