Comallamore, Ugo Riccarelli

 

La connotazione storica Ŕ di quelle pesanti, di rilievo come pu˛ esserlo l'Italia centrale negli anni bui del fascismo e della guerra. Anche i luoghi e gli ambienti si prestano al dramma, al romanzo impegnato. Le mura di un manicomio interrotte da un tratto di rete metallica e al di lÓ di questa una casa in cui una morte improvvisa getta la responsabilitÓ economica e morale della famiglia sulle spalle del giovane Beniamino: ragazzo trasognato e da sempre affascinato dai matti che vede sin da piccolo muoversi al di lÓ delle rete.

C'Ŕ qualcosa di buono in questo romanzo ed io personalmente ci ho trovato immagini leggere, poetiche, soavi e pure che si librano in volo staccandosi dalle pagine per riempire la stanza eppure, nel suo complesso, non convince.

La narrazione stenta a prendere ritmo e a mio parere troppo spesso si ferma per ricamare momenti e descrizioni, cucendo metafore anche ben costruite ma che hanno il difetto di interrompere di continuo la storia.

A leggerlo si ha quasi la sensazione che lo spunto sia stato pi¨ che buono, ispirato, ma che sia stato troppo allargato, espanso per riempire un numero di pagine forse troppo sovradimensionato per la sostanza che contiene o forse a dare fastidio Ŕ la perenne inettitudine del protagonista che ricorda un po' Anima Mundi anche se con toni pi¨ scoloriti o forse, questo romanzo non racconta una storia bensý immagini, fotografie che profumano di fiori e di leggerezza e nelle pagine non bisogna soffermarsi a cercare un senso ma lasciare che l'odore e la luce che emanano si liberino dalle pagine.

 

Un romanzo che mette a confronto follia e la sanitÓ della guerra, salutata come normale avvenimento nella storia dell'uomo. Ottimo e ben sviluppata una scena in cui Beniamino, divenuto dottore, si confronta con un ufficiale nazista sul ruolo della scienza e della medicina.

 

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