Born to Run, Christopher McDougall

Qualche anno fa, un po' per gioco un po' per rimettermi in forma, cominciai a correre. Brevi distanze, pochi chilometri che mi lasciavano con il fiato corto e le gambe di legno ma la testa libera.
Proprio in quel periodo, su una rivista scientifico-divulgativa che mi capitava in mano, lessi un articolo bellissimo che ancora oggi ricordo in modo vivido. Il suo contenuto era tanto semplice quanto rivoluzionario: l'uomo, alle sue origini nella savana, cacciava principalmente correndo dietro le prede fino a che... per il calore e la stanchezza, collassavano diventando facili prede; in altre parole l'uomo è nato per correre.
Lo avevo sentito dietro di me fin da subito e in quell'articolo c'era la conferma.
Perché tutta questa premessa?
Perché l'esperienza di McDougall non differisce molto dalla mia: anche lui, runner principiante, legge un articolo su una rivista riguardo una popolazione indios del Messico: i Tarahumara. Ne resta affascinato soprattutto perché lui è continuamante infortunato correndo pochi chilometri mentre questa popolazione sembra avere resistenza senza limiti e ... tutto questo correndo poco più che in ciabatte!
Si appassiona alla causa e va a cercarli, incontrando un personaggio bianco, quasi adottato dai Tarahumara e diventato quasi leggenda: Caballo Blanco.
Nel romanzo si racconta la nascita della prima Copper Canyon Ultramarathon; un sogno che Caballo Blanco vorrebbe realizzare, un percorso di 50 miglia circa su e giù per i canyons con un caldo atroce!
Numerosissimi incisi interrompono la narrazione sottraendo forse un po' di fluenza alla storia ma arricchendola nel contempo di dati sulle ricerche mediche, supportando la teoria che l'uomo è nato per correre e che è una macchina da corsa, così come il racconto flash-back della mitica Leadville 100 miglia e soprattutto della edizione del 1994 in cui Ann Trason fece da protagonista con alcuni indios Tarahumara.
Tarahumara temuti dagli ultrarunner, vessati e schiavizzati, poveri ma liberi, fieri e soprattutto superatleti che corrono da quando nascono a quando muoiono.
Alcune ricerche sostengono che il loro animo è puro a tal punto che sono incapaci di mentire! Altre che praticamente non hanno infarti, tumori, diabete. Il loro segreto: correre.

Un difetto che riesco a trovare in questo avvincente romanzo è il modo in cui l'autore porta avanti e sostiene le proprie tesi, forgiando ed esaltando aspetti del carattere di alcune persone che compaiono nel libro.
Assolutamente insopportabile come assolutamente falso il contrasto da Ann Trason, la strega cattiva, gringo superallenata che vuole competere con gli spensierati Tarahumara, che risono mentre corrono e che non sono per nulla competitivi. Povera Ann.
Di parte anche l'esaltazione di Barefoot Ted, che corre ultramatone a piedi scalzi (arrivando quasi ultimo) a scapito del mitico Scott Jurek (probabilmente uno dei più grandi ultrarunner di sempre) che corre con le scarpe da trail all'ultima tecnologia da lui sviluppate.
A parte questo modo di vedere le cose e di manipolare gli eventi, sottolineando quello che fa comodo alla sua tesi, tipicamente statunitense, il romanzo è davvero bello ed avvincente, così come lo è la sfida di McDougall di prendere parte alla Copper Canyon Ultramarathon, lui che non riesce a correre 10 miglia in piano e che vuole farne 50 su e giù per i canyon! Lo aspetta un viaggio nella corsa ma soprattutto nella propria testa, per cambiare modo di pensare, correre, vivere.

Un libro che è un omaggio alla corsa e alle ultramaratone ma che non manca di momenti di profonda riflessione sul mondo in cui viviamo e soprattutto sul modo in cui viviamo.
Un passo del libro lo ricorderò a lungo e si tratta di un discorso di Jenn Shelton (ultrarunner giovanissima e particolarmente talentuosa quanto spericolata). "Pensavo che correre ultramaratona mi aiutasse a diventare una persona equilibrata, ad essere in pace con me stessa e raggiungere la beatitudine mettendo a tacere il chiacchiericcio continuo nella mia testa ma non è stato così. Sono sempre la stessa punk fuori di testa ma chissà, forse un giorno correre mi aiuterà a diventare una persona migliore".

 

 

 

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