Aria Sottile, Jon Krakauer

 

L’autore è un alpinista. Io, un alpinista dilettante che al suo cospetto compio imprese degne di un bambino di tre anni; tuttavia una cosa ci accomuna: il desiderio di salire.

Salire sempre più, vetta dopo vetta, tra creste e cengie, risalendo seracchi e pendii ghiacciati. Ci accomunano anche l’amore per la natura e per la montagna in particolare ma, a differenza di me, lui è salito molto in alto, dove più in alto proprio non avrebbe potuto.

E’ salito lassù sul tetto del mondo, sul Monte Everest per scrivere un articolo sulle spedizioni commerciali alle quali partecipano clienti di limitata o quasi nulla esperienza alpinistica pagando somme incredibilmente alte. Turismo d’alta quota di qualche riccone che si vuol comprare la vetta? Forse, penserà qualcuno e probabilmente non avrà del tutto torto ma quella che si legge in Aria Sottile non è il racconto di portafogli gonfi che scalano la vetta per antonomasia, bensì un libro fatto di persone, individui molto diversi tra loro che hanno in comune la passione sfrenata per l’alpinismo e una scintilla nel cuore che li spinge sempre più in alto.

Nella primavera del 1996, periodo nel quale sono ambientati i fatti del romanzo, qualcosa o forse troppe cose sono andate storte sulla cresta dell’Everest e non è il posto più adatto al mondo per commettere qualsiasi genere di errore.

Ne nasce un resoconto dettagliato ed onesto di una scalata alla vetta più alta del mondo, in cui persero tragicamente la vita alcuni alpinisti veterani dell’Himalaya e diversi loro clienti.

Krakauer ha la colpa, imperdonabile per alcuni, di essere sopravvissuto a quel disastro a differenza di alcuni suoi compagni di scalata ma l’Everest è un limite e quando vai al limite la sicurezza diventa molto relativa.

 

Ne nasce un romanzo avvincente che mi ha scosso profondamente, forse a causa della passione che condivido con lo scrittore che sa narrare con chiarezza e lucidità i fatti avvenuti in quella tragica ascesa senza che dalle sue parole permei odio o rancore contro la natura e contro la montagna in particolare.

L’Everest è lì, è sempre stato lì e da quando lo abbiamo scoperto a qualcuno si è acceso qualcosa dentro, e ha deciso di salirlo perché non avrebbe potuto non farlo.

Da ogni pagina traspare una passione e una determinazione che gli alpinisti protagonisti trasudano da ogni poro perché scalare l’Everest non è uno scherzo, neppure se si è molto ricchi.

 

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