Amori rubati, Liborio Rinaldi

Nove racconti. Qualcuno breve; qualcun altro più lungo.

I personaggi sono sempre diversi eppure hanno in comune qualcosa, forse perché come mi disse l’autore, si scrive sempre di se stessi e forse quello che fa in questa raccolta è quello di vestire di una vita sempre diversa lo stesso personaggio.

Vestire del contorno, del contesto, della vita ognuno di loro eppure, forse, sempre lo stesso. Forse lui stesso.

Come suggerisce il titolo il denominatore comune dei racconti è l’amore o meglio l’amore rubato.

I protagonisti galleggiano in vite abbastanza grigie, piatte, comuni e comunque tristi, eppure una scintilla d’amore rubato accende le polveriere dei loro cuori.

Se fossero tutti un po’ più eroici paragonerei l’opera a Patagonia Express di Sepulveda ma così non è e più che atti di eroismo le loro sembrano azioni malinconiche, tristi e forse anche per questo molto poetiche.

Chi si chiede che cosa sia l’amore, se possa durare in eterno ma come dice l’autore esso vive solo nel presente, alimentato da una scintilla di pura follia soprattutto laddove, come accade in Amori Rubati, la società non può assecondare questo amore che deve quindi celarsi, nascondersi, rubare.

Rubare attimi, carezze, sguardi, baci, momenti di autentica purezza che solo chi ama può sperimentare.

 

Una bella raccolta che ha la sua caratteristica (non dico pregio o difetto in quanto dipende dai punti di vista) nel far vivere al lettore storie diverse eppure diverse, lontane eppure vicine.

Ma del resto il vero protagonista è l’amore, che appare sotto diverse spoglie nei vari racconti.

A mio avviso, se lo scopo era quello di ritrarre le varie sfaccettature di questo grandioso sentimento manca la prospettiva che lo raffigura trionfante, felice, spavaldo e libero, mentre appare sempre costretto, imprigionato e per questo, triste.

 

                                                                                                  Indice Recensioni