Amata per caso, Stefano Zecchi

Il romanzo comincia con la storia di una bambina indiana, una come tante. Non cerca di strappare lacrime, bensì l'autore delinea un universo diverso dal nostro, molto diverso. Molto più semplice, essenziale, in cui i ritmi delle persone si fondono a quelli della natura e delle stagioni.

Il palcoscenico è di quelli inusuali; non l'India dei grandi alberghi e dei turisti e neanche quella delle bidonville tante volte dipinte bensì quella di un tranquillo villaggio rurale incassato ai piedi delle montagne che alte e bianche rappresentano la bellezza immota del tempo e dei giorni, sempre uguali per i pastori abitanti della valle.

Protagonista del racconto è una bambina che quasi a tradimento vive la rottura del suo mondo, del suo tempo, del suo villaggio per essere strappata dal suo habitat e dalle sue capre per essere venduta a un artista di strada. E' qui che il romanzo prende la prima decisa svolta per piegare verso le strade e le città dell'India e la storia che viviamo attraverso gli occhi di Malini ci permette di conoscere un'India inaspettata: povera, misera ma anche allegra e fiera per non dire multicolore e perché no? Bella.

Il tema della bellezza come forma di arte ricorre frequentemente nel corso della storia fino a che Malini, dopo innumerevoli avventure e peripezie, viene adottata da una famiglia borghese e benestante e si trasferisce a Milano con i suoi nuovi genitori.

Qui il contrasto, inevitabile, con il grigiore dell'asfalto, con le discriminazioni implicite e non comprese da una Malini che è ancora troppo piccola eppure così grande, così matura.

La storia è commovente e mai regalata o strappalacrime, costellata di problemi ed avventure, fino a condurre il lettore, ormai completamente assorbito negli occhi di Malini attraverso i quali vede il mondo, ad un epilogo agrodolce che lascia in bocca uno strano sapore.

 

Un romanzo da leggere, di quelli che non mi hanno certo lasciato indifferente e che mi hanno commosso fin quasi alle lacrime, senza per questo debordare nel regno dello scontato. Una nota di merito va anche all'autore e al suo stile semplice che rende plausibile il racconto di una ragazza disadattata, una eterna straniera a cui il lettore non può proprio fare a meno di affezionarsi.

Ne nasce una riflessione profonda sulle diversità ma soprattutto sull'adozione e sulle difficoltà che le vita riserva. Si pensa che i conti debbano sempre tornare ma c'è sempre qualcosa che esula dalle nostre operazioni aritmetiche e così la vita, il destino o il caso (possiamo chiamarlo come più ci piace) ci porta a spasso proprio come accade a Malini.

 

 

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